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Pedagogia tra passato e futuro

“Questo tempo che comincia a razionalizzarsi, contemporaneamente si laicizza. Più per esigenze pratiche che per ragioni teologiche, che ne stanno alla base, il tempo concreto della chiesa è, adattato dall’antichità, tempo dei chierici, ritmato dai servizi religiosi, dalle campane che li annunciano, talvolta indicato dalle meridiane, imprecise e mutevoli, o misurato da clessidre grossolane. A questo tempo della Chiesa, mercanti e artigiani sostituiscono il tempo più accuratamente misurato, che può essere utilizzato per compiti profani e laici, ovvero il tempo degli orologi. La grande rivoluzione del movimento comunale nell’ordine del tempo è rappresentata proprio dagli orologi, ovunque contrapposti ai campanili delle chiese.” (J. Le Goff, Temps de l’Eglise, temps du marchands, p. 426)

Metropolis, il futuro del passato“Così, oggi sappiamo benissimo che la perdita di ideali e la tristezza hanno portato la nostra società ad abbandonare un tipo di educazione fondato sul desiderio. L’educazione dei nostri figli non è più un invito a desiderare il mondo: si educa in funzione di una minaccia, si insegna a temere il mondo, a uscire indenni dai pericoli incombenti. Questa inversione di tendenza nel modo di educare rappresenta un cambiamento culturale fondamentale, ma raramente è stato considerato tale.” (M. Benasayag, G. Schmit, L’epoca delle passioni tristi, p.57)

“Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, proprio perché può modificare le norme e il modo di vita il giovane riconferma il principio di autorità. Infatti, se ritiene che determinate cose siano da modificare, non è per capriccio personale, ma per il desiderio di agire per il benessere e lo sviluppo della comunità.” (M. Benasayag, G. Schmit, L’epoca delle passioni tristi, p.35)Il passato del futuro

“Il vero valore della saggezza accumulata nel corso di una vita sta nel poterla tramandare alle generazioni future. La nostra società, purtroppo, valuta saggezza e conoscenza in termini puramente strumentali, attribuendo all’evoluzione tecnologica un ruolo costantemente anticipatorio rispetto alla tradizione conoscitiva, che risulta di conseguenza non trasferibile. Secondo questa logica la generazione degli adulti non ha niente da insegnare ai giovani” (C.Lasch, La cultura del narcisismo, p.256)

“Trattano il bambino come il loro pari –un altro simmetrico – che occorre persuadere e con il quale bisogna evitare a ogni costo di entrare in conflitto. Questa difficoltà dei genitori ad assumere una posizione di autorità rassicurante e contenitiva lascia il bambino solo di fronte alle proprie pulsioni e all’ansia che ne deriva.” [M. Benasayag, G. Schmit, L’epoca delle passioni tristi, p.26]

Il passato del passato“L’educazione deve essere conservatrice proprio per amore di quanto c’è di nuovo e rivoluzionario in ogni bambino: deve custodire la novità e introdurla come cosa nuova in un mondo vecchio, che per quanto possa comportarsi da rivoluzionario, di fronte alla generazione che sopraggiunge è sempre sorpassato e prossimo alla distruzione.” (H. Arendt, Tra passato e futuro, p.251)

“Il più bell’ideale per una generazione è di sforzarsi affinché la generazione che la segue possa vivere e godere di più bellezza, di più felicità, ridurre le cause dei malintesi, i pregiudizi imbecilli, le sofferenze superflue, i conflitti inutili. Questo è l’ideale dell’educazione. Senza di esso, la ragione stessa dell’uomo svanisce. Se non ci fosse un bambino da allevare, da proteggere, da istruire e da trasformare nell’uomo di domani, l’uomo di oggi diventerebbe un non senso e potrebbe scomparire.” (O. Decroly, Una scuola per la vita attraverso la vita)

“Nel corso della storia del pensiero politico, per la sua struttura semplice ed elementare, tale forma di autorità ha costituito il prototipo di molti regimi autoritari; per cui l’attuale vacillare anche di questa autorità pre-politica, che regolava le relazioni tra adulti e bambini, tra insegnanti e scolari, significa che tutte le metafore e i modelli di relazioni autoritarie, pur collaudati dal tempo, hanno perso ogni plausibilità. In pratica non meno che in teoria, non siamo più in grado di sapere che cosa sia veramente l’autorità.” (H. Arendt, Tra passato e futuro, p.131)

“Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo, e di conseguenza la società. Il bambino possiede un potere interiore che può guidarci verso un futuro più luminoso. L’educazione non potrebbe più limitarsi a trasmettere delle nozioni, ma deve prendere nuove vie, mirando allo sviluppo delle capacità potenziali dell’uomo.” (M. Montessori, Educazione per un mondo nuovo, p.12)

Il futuro del futuro

“Nell’aiutare lo sviluppo del fanciullo faremo in modo che egli sempre più chiaramente si persuada e si costituisca come destinato a una finalità che è oltre il mondo (o umanità-società-realtà come si presentano), e che perciò sentendo questo, attraversi il mondo tenendosi a certe cose e separandosi da altre, costeggiando la linea di una destinazione ulteriore.” (Capitini, La religione dell’educazione, p.35)

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Un commento su “Pedagogia tra passato e futuro

  1. Mirella Napodano
    21 febbraio 2014

    Complimenti. Ho condiviso tutto, dalla prima all’ultima parola.

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