Divario digitale del tempo-schermo

Abbiamo forse finito di istallare le lavagna interattive in tutte le scuole italiane? Il New York Times ci avvisa che oggi il vero divario digitale (digital divide) tra ricchi e poveri sta tra chi cresce con scarso tempo-schermo a scuola e chi cresce con troppo tempo-schermo; consiste cioè – secondo il NYTimes – nel bandire le tecnologie digitali dalle scuole. Questo è almeno ciò che fanno le famiglie ricche negli USA.Continua a leggere “Divario digitale del tempo-schermo”

Dieci giorni senza schermi, ecco il racconto

Un libro sotto forma di romanzo che racconta il travolgente esperimento di una scuola in cui gli alunni decidono di fare a meno degli schermi per 10 giorni per essere più consapevoli il resto della vita del potere delle nuove tecnologie. In questo blog abbiamo già ampiamente parlato della rete che sta promuovendo l’esperimento di 10 giorni senza schermo in centinaia di scuole nel mondo. Pubblichiamo la prima recensione in italiano del libro appena uscito da Einaudi-Ragazzi: Dieci giorni senza schermi? che sfida! E’ la traduzione di una recensione pubblicata su Figaro Littéraire*.

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Dipendenze da internet

Come possiamo usare correttametne internet senza esserne dipendenti? Ascolta l’intervista di RBE al medico Paolo Giovannelli. Non è un medico qualsiasi ma il fondatore di ESC Team che ha organizzato il primo incontro internazionale sulle dipendenze da internet. E’ vero che internet può causare dipendenze? Può modificare le capacità di riflettere, approfondire, sentire, concentrarsi? Continua a leggere “Dipendenze da internet”

Reti sociali online: le libertà in un profilo

di Ippolita pubblicato su Andersen, dicembre 2012

Il primo saggio di Ippolita, Open non è free (Elèuthera, Milano, 2005), evidenziava la differenza tra le libertà del free software movement e l’apertura al libero mercato dell’open source. Il secondo, Luci e ombre di Google (Feltrinelli, Milano, 2007), analizzava e criticava il sistema di conoscenza globale automatizzato di Google. Quest’ultimo Nell’acquario di Facebook prosegue sulla stessa linea di critica dell’informatica del dominio: a forza di dibattere pro o contro le cosiddette nuove tecnologie, non ci siamo accorte di quanto ci abbiano già cambiate. I nostri corpi si sono adattati a vivere tra schermi luccicanti; acquisiamo nuove competenze digitali, letteralmente: le nostre dita maneggiano tastiere microscopiche e touch screen. Le capacità cerebrali di apprendimento sono plasmate dal ritmo martellante del diluvio informazionale.Continua a leggere “Reti sociali online: le libertà in un profilo”

Autodifesa digitale

di Ippolita (anticipazione dalla rivista Andersen)

Come si fa a convivere con i dispositivi digitali? Si possono usare senza essere usati? Siamo sotto controllo, senza via d’uscita? E i più piccoli? E i più anziani? E la politica? Che ne è della sfera privata, della sfera pubblica, della vita analogica? Siamo dipendenti dal digitale? Queste sono le domande a cui ci troviamo confrontate nella nostra attività di formatori. Il tema che si dipana sullo sfondo è: posto che individui e collettivi secondo noi dovrebbero tendere alla libertà e non all’apertura (nel 2005 scrivemmo in merito Open non è Free), poiché nel quadro del digitale siamo immerse in un mondo di strapotere e dominio commerciale, quali sono le tattiche per fare autodifesa senza entrare nella dinamica militarista di attacco-difesa? sedia-schermo3

Come crescere in maniera co- evolutiva con gli strumenti digitali? Precisiamo che per noi dipendenza, così come altre parole legate all’uso della Rete (anzi, la stessa parola Rete), andrebbero rinegoziate. Senz’altro, non esistono risposte facili e adatte a tutti. Soprattutto, non esistono soluzioni gratuite. Certo, non possiamo affidarci alle ricette dei Padroni Digitali, le risposte commerciali che ci bombardano senza sosta con «nuove tecnologie» per risolvere problemi che non sapevamo di avere. Costruire mondi comuni in cui vivere bene esige tempo, calma, attenzione. E non si può partire dall’alto, dai grandi sistemi. Nessuno ci ha costretto a connetterci, né a fare login: l’abbiamo fatto volentieri, con entusiasmo, abbiamo accettato le regole del gioco (abbiamo acconsentito ai Termini del Servizio), e se ora ci sentiamo in casa d’altri, spiati e controllati, all’indignazione devono seguire proposte di dignità. Bisogna quindi cominciare dal basso, dai nostri comportamenti quotidiani. Ci siamo adattati alla profilazione perché è comodo farci sezionare da qualcuno che sa meglio di noi cosa vogliamo. I nostri desideri vengono così esauditi senza fatica, che siano oggetti, esperienze, servizi, relazioni.

La critica all’informatica del dominio ci mette a disposizione degli strumenti per capire come siamo arrivati a delegare parti rilevanti delle nostre vite ai Servizi Commerciali Gratuiti. I loro dispositivi sono protesi di arti sani in via di atrofizzazione. Dallo smartphone al navigatore, abbassano il carico cognitivo, rendono più semplici procedure prima semplicemente impensabili, come inviare messaggi a migliaia di persone contemporaneamente, o verificare immediatamente una fonte, un dato. D’altra parte ci abituano a interfacce appositamente studiate per generare assuefazione, e quando ci accorgiamo di reagire alla logica perversa delle notifiche, ormai è difficile ridurre, smettere.

Criticare però è solo il primo passo, a cui molti altri devono seguire. L’obiettivo dell’autodifesa digitale è tracciare il nostro sentiero per creare reti adeguate ai nostri bisogni. E siccome i nodi di una rete collettiva sono gli individui, vogliamo imparare a costruirci identità integre, espressioni consapevoli di corporeità forti, autonome, competenti. Corporeità somato-psichiche capaci di armonizzare digitale e analogico.


Ippolita3Ippolita, “Autodifesa digitale” sarà a breve interamente pubblicato sul mensile di letteratura e illustrazione per il mondo dell’infanzia Andersen. Si ringraziano autore e editore per l’anticipazione.


Ippolita è unIppolita2 gruppo di ricerca interdisciplinare attivo dal 2005. Conduce una riflessione ad ampio raggio sulle ‘tecnologie del dominio’ e i loro effetti sociali. Pratica scritture conviviali in testi a circolazione trasversale, dal sottobosco delle comunità hacker alle aule universitarie. Tra i saggi pubblicati: Open non è free. Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale (Elèuthera 2005); Luci e ombre di Google (Feltrinelli 2007, tradotto in francese, spagnolo e inglese); Nell’acquario di Facebook (Ledizioni 2013, tradotto in francese, spagnolo e inglese); La Rete è libera e democratica. FALSO! (Laterza 2014). http://www.ippolita.net – Idee, suggerimenti: info@ippolita.net

L’entusiasmo dei bambini per gli schermi: preoccuparsi o no?

di Jacques Brodeur *

Genitori, insegnanti e operatori sanitari vedono aumentare ad alta velocità la quantità di tempo che bambini e adolescenti trascorrono davanti agli schermi di tutti i tipi. Curiosi, si interrogano e si rifiutano di stare a guardare con le braccia incrociate. Il potere seduttivo degli schermi aumenta. Continua a leggere “L’entusiasmo dei bambini per gli schermi: preoccuparsi o no?”