Il denaro sovverte il mondo

Duecento anni fa nasceva Karl Marx, un genio che cambiò il modo di pensare di tanta gente. Un genio della critica forse non sempre compreso. Chi l’adora e chi lo odia, in pochi ne hanno letto l’unica opera che scrisse e pubblicò e che cambiò la storia: Il Capitale. Proponiamo alcune pagine, appunti di lavoro, note come manoscritti parigini o manoscritti del 44. Il problema di tutti i problemi è lui, è ancora oggi il capitale, i capitalisti non sono che maschere.

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Disobbedire alla stupidità

“Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell’autodissoluzione, perché dietro di sé nell’essere umano lascia almeno un senso di malessere. Ma contro la stupidità non abbiamo difese.” [Dietrich Bonhoeffer] Continua a leggere “Disobbedire alla stupidità”

Educare a una cultura emozionale legata alla terra

Intervista a Pablo Romo

L‘enciclica Laudato si’ di papa Francesco pone delle questioni epocali e nuove, ci chiede di pensare ai problemi ecologici dal punto di vista dei poveri e delle povere. Vi troviamo parole molto dure contro le imprese che secondo Pablo Romo faranno molto discutere, perché hanno ascoltato quello che chiedono le chiese povere del pianeta. Pablo Romo è stato stato a fianco delle lotte degli indigeni del Chiapas (nel conflitto tra EZLN e governo del Messico) insieme al vescovo Samuel Ruiz, per poi ricoprire incarichi di primo piano in ONG che difendono i diritti umani e nei domenicani per i diritti umani. In questa intervista Pablo Romo sostiene che l’enciclica propone di educare l’umanità a una nuova cultura emozionale legata alla terra abbracciando così un nuovo paradigma, quello dell’ecofemminismo.Continua a leggere “Educare a una cultura emozionale legata alla terra”

Laudato si’, un documento rivoluzionario

Il modo di produzione capitalistico va cambiato ed esiste una tradizione della chiesa che ha sempre anteposto la dignità umana e i diritti alla proprietà privata, che non è affatto diritto inalienabile. Sono parole del papa e non di Marx o Bakunin. Bisogna ascoltare voci e commenti dalla fine del mondo per capire la portata rivoluzionaria dell’enciclica di papa Francesco. Continua a leggere “Laudato si’, un documento rivoluzionario”

L’educazione popolare di Paulo Freire come alternativa di civiltà

di Giulio Girardi °

Crisi dell’educazione popolare liberatrice all’epoca della globalizzazione neoliberale

La conclusione di un’analisi rigorosa della globalizzazione è per molti educatori e molte educatrici popolari un sentimento di fatalismo e d’impotenza. Un’alternativa è impossibile perché non esiste né può esistere una forma più razionale ed efficiente di organizzare la società. Un’alternativa è impossibile perché non esiste, né può esistere, una forza capace di costruirla, contrapponendosi al blocco dominante: perché dopo il crollo del campo socialista, la correlazione di forze mondiali è totalmente favorevole ai blocchi imperiali, in primo luogo a quello statunitense. Dall’altro lato, gli stessi poveri non credono nei poveri e pertanto non possono arrivare a costruire una forza storica antagonista. Un’alternativa è impossibile perché i blocchi imperiali non dominano soltanto la politica e l’economia mondiale, ma anche la coscienza della gente: inculcano così una cultura del fatalismo, che introietta le relazioni di dominio, considerandole necessarie e naturali.Continua a leggere “L’educazione popolare di Paulo Freire come alternativa di civiltà”

Nuova speranza per il pianeta terra

Leonardo Boff, per prima cosa partiamo dalle reazioni all’Enciclica in America latina: come è stata accolta?

Finora è stata accolta molto bene, persino con una certa perplessità perché nessuno sperava un testo cosi positivo e dentro il nuovo paradigma ecologico. Il Papa ha innovato la discussione proponendo l’ecologia integrale che va ben oltre l’ecologia ambientale dominante. Continua a leggere “Nuova speranza per il pianeta terra”

Una nuova educazione per una nuova cultura

estratto di Laudato si’ di papa Francesco: Enciclica sulla cura della casa comune

Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? Questa domanda non riguarda solo l’ambiente in modo isolato, perché non si può porre la questione in maniera parziale. Quando ci interroghiamo circa il mondo che vogliamo lasciare ci riferiamo soprattutto al suo orientamento generale, al suo senso, ai suoi valori. (§ 160)Continua a leggere “Una nuova educazione per una nuova cultura”

Teologo e senatore

La ristampa di alcuni scritti selezionati del pastore Tullio Vinay (1909-1996) da parte di un editore non legato alla sua chiesa è una operazione lodevole che suggerisce di collocare finalmente la sua opera religiosa e politica tra quelle di alcuni maestri come don Lorenzo Milani ed Ernesto Balducci. Vinay fu teologo, ma anche senatore indipendenteContinua a leggere “Teologo e senatore”

Senso materiale e politico dell’amore – di Toni Negri

Oggi sembra che non ci sia nessuno capace di intendere l’amore come un concetto politico, ma è per l’appunto di un’idea dell’amore che abbiamo bisogno per cogliere il potere costituente della moltitudine. L’idea moderna dell’amore è quasi sempre limitata alla coppia borghese e ai confini claustrofobici della famiglia nucleare. L’amore è diventato una faccenda strettamente privata. Abbiamo bisogno di un’idea più generosa e molto meno stretta dell’amore. Continua a leggere “Senso materiale e politico dell’amore – di Toni Negri”

Amore e rivoluzione della moltitudine

Di ritorno dalla Spagna, Toni Negri, dopo avere rievocato le caratteristiche della moltitudine che sta erodendo le basi di dominio dell’Impero, ritorna (NELL’INTERVISTA SU RBE) su alcuni temi etici su cui aveva riflettuto a lungo prima della scrittura della trilogia (Impero, Moltitudine, Comune) che lo ha reso maggiormente celebre. Le riflessioni di Negri sulla moltitudine come protagonista della rivoluzione affondano le radici nelle ricerche in carcere e in esilio (a cui andò incontro per reati d’opinione) su alcuni autori e temi: Spinoza, Giobbe e Leopardi. Per meditare dolore, sofferenza, sconfitta, ma anche gioia, potenza, amore. Su questi autori inizia e si sviluppa la riflessione filosofica di Negri meno conosciuta, la sua riflessione etica, di cui parla nellintervista.Continua a leggere “Amore e rivoluzione della moltitudine”

Giovani che creano bene comune

Non sono né sdraiati, né narcisisti, né spavaldi, né nichilisti,  i giovani intervistati nella ricercazione di Marchesi e Conte. Ricordano un po’ i giovani descritti da Stefano Laffi (vedi intervista e recensione) che costruiscono il futuro nel presente. Anziché essere descritti in termini negativi, gli autori propongono un taglio selettivo. Un lavoro di decolonizzazione dell’immaginario sociologico odierno che guarda ai giovani senza simulacri e senza le ricorrenti etichette segnate dalla passività, sfiducia, autocentratura. I giovani intervistati, dalla Calabria al Friuli passando per la val Pellice, hanno la caratteristica di lasciare tracce delle loro azioni collettive sulla comunità locale, producendo beni comuni. Evitando di volere capire e attribuire dei bisogni è possibile mettere a fuoco alcune caratteristiche comuni di questi nuovi gruppi di giovani: gruppi con durata breve, gruppi con obiettivi, gruppi attraversati e non gruppi di permanenza, né tanto meno gruppi basati sull’identità; gruppi che pongono molta enfasi al pragmatismo, al fare insieme. Emerge una pluri-identità di strategie giovanili che fronteggiano la complessità, segnata dall’avere molti contatti, dallo stare dentro a contesti differenti, dal collaborare con logiche di compito. Caratteristiche ambiggiovani disegnue ma che si possono leggere in positivo come una strategia adattiva: la grande enfasi data al piacere di stare insieme prefigura una nuova modalità gruppale attenta ai processi relazionali, a differenza dei gruppi del secolo scorso molto legati a una dimensione identitaria.

La ricerca riferisce di giovani che desiderano e ricercano una relazione con gli adulti, a condizione che siano figure di adulti e adulte significative: dei testimoni. E’ come se l’unica relazione significativa tra generazioni possibile fosse quella dell’ipotesi di Freire: gli esseri umani si educano fra loro stando al mondo. Siamo di fronte a una richiesta selettiva perché i/le giovani di oggi si rivolgono ad adulti/e che hanno una esperienza degna di essere vissuta, per prenderne spunto, rielaborarla; non hanno bisogno di modelli da imitare. Figure adulte come quella del passatore, di chi ti accompagna e poi ti lascia andare sul confine. Il maggior bene comune di questi gruppi è la cooperazione stessa, proprio perché l’accento è posto sul gruppo: il bene comune è la costruzione collettiva, la divisione del lavoro dei compiti. Per questi/e giovani il processo è importantissimo: è il come fare insieme, il come cooperare. Cooperare significa mettere insieme forze per fare cose che non si possono fare da soli; la cooperazione produce quindi speranza e ha molto a che fare con la politica. Anche se in un senso nuovo.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANDREA MARCHESI IN DUE PUNTATE

L’esperienza di ricercazione “Officina Giovani” – all’interno della rete nazionale di cooperative sociali legate a EDUCA – condotta da A. Marchesi e Cristiano Conte è riportata nell’ultimo numero di Animazione Sociale. Tra pochi giorni il convegno nazionale promosso dalla medesima rivista “Cose da fare con i giovani” appuntamento per operatori impegnati nel lavoro sociale con i giovani che si svolgerà a Rovereto il 27 e 28 febbraio.

Giovani pionieri al Kids Marketing

Stefano Laffi si occupa da molto tempo di giovani, come ricercatore sociale e consulente. Il suo ultimo libro, La congiura contro i giovani, dice dure verità sui giovani e lo fa con parole dosate e ben scolpite. Ha il coraggio di dire che il re è nudo: il mondo in cui i giovani si trovano costretti a vivere e crescere li esclude dalla cittadinanza, al di là di tutti i  discorsi retorici. laffi

Il suo è un notevole saggio critico delle condizioni postmoderne in cui crescono le nuove generazioni. Disvela i dispositivi pedagogici di un mondo dominato dalle merci. In controtendenza rispetto alle lamentele sui giovani, sdraiati e rilassati, maleducati e colpevolizzati per ogni nuovo cattivo costume, il libro segue la traiettoria dalla nascita ai primi colloqui di lavoro per descrivere la negazione della cittadinanza ai bambini. L’ombra che li accompagnerà in questo viaggio sarà fin dai primi minuti l’ossessione adulta per la norma. La spettacolarizzazione di ogni aspetto della vita (si nasce e si è sempre famosi ma esposti) fa da sfondo a un film lento, senza sfumature, non troppo lungo e senza il gran finale. I bambini prima e i giovani dopo sono i protagonisti: le difficoltà che incontrano sono date da un mondo pieno di merci e oggetti che modificano il loro rapporto con il mondo. E’ la pedagogia del tasto play dove tutto funziona elettronicamente cambiando però anche la percezione della realtà e alterando i sensi e la mente. Da McLuhan a Roland Barthes passando per Benjamin e Pasolini e una quantità scelta e mirata (grazie a poche note) di saggi critici della società dei consumi per approdare a Margaret Mead. Il libro riprende molte questioni già enucleate nel secolo scorso, le dipana, le mette sul piatto. Ci sono molti orrori, ma sono quelli che noi adulti abbiamo preparato per il futuro dei nostri nipoti.

Se gli oggetti educano – si chiede Laffi – qual è la pedagogia messa in atto da un ambiente materiale governato dal tasto play?” Un’arancia vera e una di plastica trasmettono al bambino immagini diverse del mondo e della sua relazione con la natura e con la vita. Si “indebolisce l’idea di una mediazione riflessiva come premessa dell’agire” e si rischia di formare al delirio di onnipotenza e al cinismo.

lafficongiuraIl bambino cresce vaccinato, assicurato, protetto e infine incoronato dal mercato che “ha capito quanto vale la sua quota e come può influenzare le decisioni anche degli altri consumi famigliari”. E’ la Guilt Money, quella disponibilità a spendere ed essere vulnerabile ai capricci del bambino ed è inversamente proporzionale al tempo: meno stai con i tuoi bambini più sei disposto a spendere soldi per loro. Un meccanismo che le aziende conoscono e usano. L’unico riconoscimento che avviene fin dalla tenera età è quello di essere consumatori in grado di modificare i consumi della famiglia e degli adulti. Entrato nelle fauci della bestia, Laffi descrive benissimo obiettivi e psicologia del Kids Marketing, che, senza alcuna remora etica, ha l’obiettivo di forgiare i desideri dei bambini. Laffi osserva che se “sommi il tempo di esposizione ai messaggi e lo confronti con il tempo di dialogo in famiglia, ti rendi conto chi parla davvero ai figli.” Inoltre c’è anche la comunicazione educational che è quella che usa la scuola tramite gli insegnanti, una scuola sempre più povera e quindi disposta a fare pubblicità per avere fondi.

Per Laffi è importante comprendere che siamo di fronte non un collasso di motivazione e di fiducia dei ragazzi rispetto alle sfide che li attendono, ma alla mancanza di opportunità e di possibilità, che si manifestano nel non trovare esperienze, lavoro, soldi, casa, e, più in generale, nel non aver voce, nel non poter incidere nella realtà che li circonda. La congiura è l’esclusione programmata dalla cittadinanza, dalla possibilità di contare e di essere riconosciuti come persone.

Insomma se abbondano articoli, servizi televisivi, libri che parlano dei giovani e fanno diagnosi e prognosi, che sentenziano su come aiutarli nel loro disagio, scarseggiano invece gli approcci critici al mondo che gli adulti di oggi consegnano al futuro. Le linee di tendenza intercettate da Laffi vanno ben oltre i confini nazionali e colgono alcuni processi globali contemporanei. Un esempio su tutti è la crisi del potere e del valore della parola: siamo in un mondo in cui “gli adulti non dicono quello che pensano e non fanno quello che dicono” Un mondo quindi in cui la parola conta poco, molto poco.

Riprendendo Generazioni in conflitto di Margaret Mead, Laffi traccia anche una via d’uscita. Le grandi scoperte sono state fatte da giovani. Bisogna affidarci ai nostri pionieri, valorizzare loro come sperimentatori. Uscirne insieme mettendo loro davanti a prefigurare ciò che noi non sappiamo disegnare. In alcune aziende c’è già il reverse mentoring e in fondo nel volontariato è normale che un ragazzo insegni a un cinquantenne appena arrivato. Forse ci siamo dimenticati che le più grandi invenzioni del ‘900 sono state fatte da scienziati che avevano fra i 20 e i 30 anni. Mutare la dislocazione del futuro è l’invito agli adulti a “trasmettere la fiducia che valga la pena diventare adulti”. I giovani diventano così –  con lo sguardo sul futuro e forse un po’ forzatamente poco anche sul passato – i depositari della salvezza, i pionieri in un mondo nuovo che noi adulti, da naufraghi e immigrati, non conosciamo né padroneggiamo più.

pubblicato in Educazione Democratica, n.8, giugno 2014