Perché limitare il tempo-schermo

L’esposizione prolungata agli schermi di bambini/e in età di sviluppo è pericolosa. Mentre gli opinionisti si dividono tra fautori e detrattori delle nuove tecnologie digitali, tutti gli studi scientifici hanno dimostrato che una sovraesposizione agli schermi nell’età dello sviluppo compromette la memoria, l’attenzione, la concentrazione, l’autocontrollo e il linguaggio; gli schermi favoriscono comportamenti sedentari, disturbi alimentari e aumentano le probabilità di insuccessi scolastici.(1) Insomma stiamo assistendo alla stessa divisione tra scienza e dibattito pubblico vista a proposito del fumo e del riscaldamento globale.

Il tempo-schermo – parola italiana ancora troppo poco usata che traduce screen time o temps écran (2) – è il tempo di esposizione totale a tutti tipi di schermi: TV, DVD,Pc o tablet, smartphone, playstation, etc… Sono state provate correlazioni significative sulla quantità di tempo trascorso davanti a schermi e disturbi infantili e adolescenziali, che hanno indotto diverse istituzioni (l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Associazione Americana dei Pediatri, il Ministero per la Famiglia Francese, etc…) a proporre la riduzione del tempo-schermo e informare le famiglie dei motivi, senza distinguere tra schermi attivi e passivi. Nell’età dello sviluppo infatti la questione della quantità di tempo-schermo precede quello dei contenuti. Una sovraesposizione agli schermi indipendentemente dai contenuti aumenta le probabilità di compromettere importanti funzioni cerebrali anche se l’effetto è differito nel tempo.

Winterstein

Il tempo-schermo medio giornaliero è usato come indicatore di salute della popolazione in età di sviluppo. La percentuale di bambini/e (dai 11 ai 15 anni) che guardano più di 2 ore al giorno gli schermi in USA e Europa è giudicata già soglia critica per patologie. (3) Prima dei tre anni di età è consigliato evitare tempo-schermo. Da 3 a 6 meno di un’ora al giorno in totale (ma spezzata) e comunque con la mediazione di un adulto. Negli anni 80 si iniziava a vedere la TV a 4 anni, ora si inizia con gli schermi a 4 mesi, quando ancora il cervello non distingue colori e forme ma deve strutturarsi per imparare a parlare. Dal 2005 chi lavora nei servizi sanitari sta registrando un aumento esponenziale di patologie legate ad attenzione e linguaggio. Il tempo-schermo in età prescolare favorisce l’insorgere di problemi di linguaggio, di attenzione, e quello che in Francia è stato definito “autismo virtuale”, perché presenta sintomi simili allo spettro di autismo benché non sia definibile autismo: infatti se si interrompe il tempo-schermo questi sintomi scompaiono.(4)Duflo1

Gli schermi stimolano l’attenzione involontaria a scapito dell’attenzione volontaria. Secondo la psicologa Duflo, un neonato nei primi mesi deve sviluppare almeno tre competenze essenziali: un linguaggio per comunicare, la capacità di relazioni sociali e la capacità di afferrare oggetti. Nessuna macchina, anche sofisticata, può sostituire ciò che trasmette il genitore perché lo schermo non sa mediare e prendersi cura. Il neonato cerca lo sguardo del suo genitore e lo interroga costantemente con le sue espressioni e i suoi gesti. I genitori mediano con i loro rimandi di gesti e parole, dando un senso al mondo in cui cresce il bambino. Come in altri mammiferi, negli esseri umani l’attenzione involontaria si attiva senza la volontà: quando sento dei rumori improvvisi o vedo delle luci e ombre o sono portato a seguire il volo di un uccello che passa in cielo. Se devo giocare si attiva invece un’attenzione volontaria, profonda e propriamente umana. Con le immagini scintillanti e una colonna sonora accattivante, gli schermi diventano sensori che catturano l’attenzione involontaria. Più i bambini li guardano, meno sono capaci di fare qualcosa di diverso (sentire per esempio la mamma che li chiama). Nonostante tante chiacchiere sui nativi digitali, le nuove generazioni capiscono meno persino i cartoni animati, perché questi cartoni, con i cambi sequenza sempre più veloci, sono concepiti per evitare lo zapping, risultando incomprensibili per i più piccoli. Il tempo-schermo toglie tempo al dialogo, all’interazione emozionale, alla manipolazione, alla motricità e sviluppa impulsività e disturbi di attenzione.(5) SpitzerSpitzer insiste molto sul mancato sviluppo dei neuroni e per questo non esita a paragonare l’esposizione a schermi di neonati alla chiusura di un bambino in una cantina buia priva di stimoli.6 Il tempo-schermo prima di dormire ha effetti molto negativi perché il sonno che si forma con le ultime immagini percepite sarà di minore qualità. L’immagine in movimento non è infatti un’attività calmante per il cervello del bambino perchè stimola emozionalmente e diffonde una luce che inibisce la melatonina, ormone che regola il sonno. Infine il tempo-schermo ha un impatto negativo sul sonno anche perché – e qui entriamo nel merito dei contenuti – anche brevi immagini paurose di telegiornali o trailer – possono provocare paure, ulteriori a quelle che già accompagnano la crescita, intensificando gli incubi notturni. Maggiore tempo-schermo e minore tempo di sonno producono un tremendo circolo vizioso: gli adulti non perdono tempo per addormentare i figli e lasciano fino a tarda sera bambini/e davanti ai loro devices apparentemente calmanti; il sonno si riduce, la stanchezza aumenta e diminuisce la capacità di concentrarsi. Il giorno seguente sarà più difficile fare altre attività (di concentrazione e sforzo fisico) che non siano consumo di tempo-schermo. Disturbi del sonno in età prescolare sono in correlazione con la depressione in età adolescenziale. Gli schermi favoriscono comportamenti sedentari che incrementano il consumo dei junk food (i cibi spazzatura ricchi di carboidrati, sali e zuccheri, ma poveri di fibre e vitamine). Stando seduti inoltre tali cibi non vengono smaltiti, il sonno è ridotto dagli schermi e pertanto la stanchezza aumenta. Si è così meno propensi a svolgere attività non sedentarie e quindi più propensi a rimanere davanti a schermi, producendo un altro circolo vizioso. Nel primo anno di vita un prolungato tempo-schermo aumenta di sei volte le probabilità di ritardi nello sviluppo del linguaggio. La lingua è compromessa anche perché, affascinato dallo schermo, il bambino richiama meno il suo genitore e il genitore si rivolge meno a lui. Un bambino che percepisce di avere difficoltà a parlare, preferisce ripiegare sulla ricerca di stimoli esterni al dialogo, come appunto gli schermi producendo un altro circolo vizioso. Un importante studio sul confronto di disegni ha dimostrato che l’esposizione prolungata alla TV comporta anche una riduzione delle capacità simboliche.(7)

L’articolo completo è appena stato pubblicato: S. Lanza, Perché limitare il tempo-schermo, in  Pedagogika, n.4/2019, pp. 61-65


NOTE

1M. Desmurget, TV Lobotomie: La vérité scientifique sur les effets de la télévision, Paris, 2011.Per una panoramica aggiornata sugli studi: C. Reichel, The health effects of screen time on children: A research roundup, in “Journalist’s Resource”, 14/3/2019

2Nel 2019 l’enciclopedia italiana online wikipedia ha inserito il termine tempo-schermo.

3HBSC, Health Behaviour in School-Aged Children.

4S. Duflo, Quand les écrans deviennent neurotoxiques, Paris, Marabout, 2018

5Christakis D. e altriC., Early television exposure and subsequent attention problems in children, in “Pediatric, 113, 2004, pp. 708-713

6M. Spitzer, Demenza digitale, come la nuova tecnologia ci rende stupidi, Milano, Corbaccio, 2013 (ed. or. 2011) p.127

7P. Winterstein e R. J. Jungwirth, Medienkonsum und Passivrauchen bei Vorschulkindern, Risikofaktoren für die kognitive Entwicklung?, in “Kinder und Jugenarzt”, nr. 4, 2006, pp. 206-211

 

 

 

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Simone Lanza

Sono nato nel 1971 a Milano, ma ho avuto la fortuna di scegliere di migrare e finora ho cambiato 18 dimore. Vivo con S. che ha messo al mondo A. e insieme riempono la mia vita di gioia e rendono le fatiche più leggere. Lavoro attualmente come maestro elementare presso la scuola all’aperto Cesari (Niguarda, Milano). Conduco la trasmissione radio 400 COLPI su RBE. Ho lavorato nella cooperazione sociale come direttore di cooperativa, responsabile del personale e responsabile economico-finanziario. Dal 2001 al 2005 sono stato vicedirettore del centro ecumenico di Agape. Dopo la laurea in filosofia a Urbino nel 1998, avevo conseguito il master in cooperazione e sviluppo a Pavia e quello di management delle imprese sociali a Torino; recentemente ho conseguito anche la laurea di scienza della formazione a Torino. Nella cooperazione internazionale avevo lavorato in Chiapas e, in Italia, nell’ambito della formazione di cooperanti. Ho pubblicato qualche articolo di carattere antropologico, etico e politico. Ho collaborato con gruppi di appoggio zapatisti e di solidarietà con i migranti; ho organizzato seminari e conferenze su diversi temi legati alla globalizzazione e all’educazione, insomma ho contribuito e continuerò a contribuire alla circolazione e contaminazione di idee per costruire un mondo con meno ingiustizie sul pianeta terra.

3 Comments

  1. ho appena inviato questo tuo scritto a un padre che mostra cartoni animati in inglese a un figlio di 6-7 mesi L.

  2. Purtroppo la guerra è già persa. Milioni di genitori si mostrano ai figli sempre col cell in mano. Dunque i figli fanno le stesse cose dei genitori. La dipendenza da internet è qualcosa di sconosciuto. Chi non sta sempre connesso ( me per prima) viene emarginato e considerato “antico”. Si da per scontato che la vita vera sia quella virtuale. Io vedo strade deserte d’inverno e d’estate adesso mentre una volta noi ragazzini eravamo sempre in giro. E i genitori non intervengono perchè essi stessi son dipendenti dai social in modo grave. Dovunque ti giri vedi persone sempre con lo sguardo là e ai loro figli fanno vedere video già a 1 anno. Ho un nipote che ha ricevuto la stessa educazio e virtuale e non esistenziale. Io non ho potuto far nulla. E la madre ha una dipendenza seria da internet. Questo bambino ha già problemi relazionali che aumenteranno da adolescentece poi da adulto. Ma lei è sua madre e io non posso stare sempre con lui oer insegnarli altre cose. È una guerra già persa purtroppo.

  3. Non è tutto perso, presto il diritto alla deconnessione sarà rivendicato da pioniere e pionieri del futuro. Molte battaglie stanno avanzando. Alcuni monumenti si stanno gettando in acqua. Limitare e delimitare il tempo-schermo è importante, ci vuole disciplina, su di sé in primo luogo. Il problema sta negli adulti certo, ma non tutti sono bruciati.

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