Divario digitale del tempo-schermo

Abbiamo forse finito di istallare le lavagna interattive in tutte le scuole italiane? Il New York Times ci avvisa che oggi il vero divario digitale (digital divide) tra ricchi e poveri sta tra chi cresce con scarso tempo-schermo a scuola e chi cresce con troppo tempo-schermo; consiste cioè – secondo il NYTimes – nel bandire le tecnologie digitali dalle scuole. Questo è almeno ciò che fanno le famiglie ricche negli USA.

Insomma ai poveri gli schermi, ai ricchi stimoli migliori legati al contatto visivo e al tatto: l’articolo si può leggere qui:  The Digital Gap Between Rich and Poor Kids Is Not What We Expected: America’s public schools are still promoting devices with screens — even offering digital-only preschools. The rich are banning screens from class altogether- versione francese).smartphone_Cultura_Inquieta13
Finora non ho letto nessuno studio che spieghi in che modo le tecnologie digitali possano migliorare la didattica in termini di miglior efficacia di insegnamento/apprendimento. Sembra vero il contrario e cioè che tutti gli studi sull’introduzione delle tecnologie digitali fatti nelle scuole hanno dimostrato o l’irrilevanza o gli effetti negativi. Molto bello il capitolo di Spitzer (nel suo Demenza digitale) sulle tecnologie a scuola dal 1913 a oggi (dai film ai computer): una storia di grandi promesse e molti guai, perché le innovazioni didattiche non sono proprio mai passate dall’ultima scoperta tecnologica applicata a scuola.
E anche per le tecnologie di supporto alla disabilità bisognerebbe distinguere meglio tra effettiva disabilità e disturbo nell’apprendimento cioè esercizio di capacità che non sono compromesse. Forse dare subito il tablet non è la migliore soluzione per sviluppare capacità attentive compromesse magari proprio dal loro uso fin dalla prima infanzia. Sono state introdotte tecnologie digitali senza alcuna discussione, ma soprattutto contro tutte le evidenze scientifiche. Forse perché a qualcuno faceva comodo? O per superficialità?
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Per fortuna – con disastroso ritardo – anche sui  giornali italiani compaiono le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della sanità (aprile 2019 su Repubblica) che sostengono (già da una decina anni – come l’Associazione di Pediatri statunitense dal 2000) l’importanza di limitare fortemente il tempo-schermo in età di sviluppo (per tutti i tipi di schermo, cioè tablet, DVD, TV, playstation, etc…):
  • Bambini/e 0-3 anni di età = zero ore,
  • Bambini/e 3 a 6 = al massimo 1 ora
  • Bambini/e sopra i 6 evitare più di 1 ora continuata; più di 2 ore è soglia critica.
Qui si può trovare una delle migliori rassegne sugli studi scientifici sul tempo-schermo.
Winterstein
Sopra: disegni di bambini/e che guardano non più di un’ora di TV al giorno; sotto bambini/e che guardano più di 3 ore al giorno la TV. (studio Winterstein)
Siamo forse di fronte a una società in cui una esigua minoranza di ricchi potrà permettersi di far crescere i propri figli secondo le linee guida dell’OMS, cioè lontano dagli schermi e a contatto con occhi, relazioni, fisicità, natura, mentre una grande maggioranza sarà resa stupida fin dall’infanzia, con capacità attentive non superiori a  pochi minuti, con relazioni sociali limitatissime, con scarsi contatti con la natura, convinta che la vera amicizia consista nel raccogliere tanti like?
Se credi che si possa fare qualcosa, guarda e diffondi i consigli della campagna dei 4 passi.

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