Bullo o responsabile di atti di bullismo?

E se iniziassimo a parlare di atti di bullismo e responsabile di atti di bullismo?

La legge (n.71 del 29/5/2017) parla di bullismo, ma poi quando si parla o si scrivono regolamenti o si esaminano i casi, bisogna sempre segnalare i “bulli”.

La legge tuttavia non parla mai di “bullo” ma definisce il bullismo: “si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on-line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.”

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Proporrei quindi uno sguardo sempre vigile sull’argomento e proporrei quindi di parlare in tutti i documenti e nella descrizione di casi solo “di atti di bullismo” e di “responsabile o vittima di atti/comportamenti di bullismo”.

Perché parlare (e scrivere) bullo? Vogliamo dare etichette? Non è meglio la lunga perifrasi “responsabile di atti di bullismo”?

In fondo non vogliamo condannare i comportamenti? Il comportamento “da” bullo. Sappiamo che la stessa persona che commette, o viene trascinata, o assiste, o subisce come vittima atti di bullismo, potrebbe non avere la stessa azione o reazione a seconda dei contesti.

Il bullismo va infatti esaminato nel suo contesto, spesso chi agisce lo fa solo in contesti tossici, di omertà e di sufficienza, etc… Spesso il contesto non è attento alla cura delle relazioni. Spesso c’erano segni che potevano essere colti prima.

Il bullismo insorge come apice di una catena di una serie di comportamenti di fronte ai quali non ci sono state reazioni.

L’atto di bullismo riguarda le relazioni all’interno di un gruppo, chi commette atti di bullismo lo fa per guadagnarsi un qualche riconoscimento dal gruppo, ora chiamare bullo la persona che commette comportamenti deplorevoli è sbagliato:
a) stigmatizza la persona anziché un suo comportamento
b) rischia di contribuire alla costruzione della identità negativa di chi si comporta così

bullismo2

 

Infine chi commette atti di bullismo ha spesso delle forti difficoltà relazioni che vanno supportate.

Con l’HIV si era fatto tanto per non stigmatizzare le persone ma fissarsi sul comportamento. Insomma questo bullo mi ricorda un po’ il tossico. E se iniziassimo a parlare di atti di bullismo e responsabile di atti di bullismo? E se abolissimo la parola bullo come abbiamo abolito quella di clandestino? Con il linguaggio si può fare luce o lasciare in ombra.

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