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Il bambino sovrano

Da dove proviene l’idea del bambino re della famiglia? L’idea che ogni figlio o figlia sia principe o principessa? Marcelli descrive come la crisi dell’autorità dei genitori stia lasciando lo spazio a una nuova concezione dell’infanzia dove il bambino è il nuovo capo della famiglia.

“I medici, i pediatri e in particolare gli psichiatri dell’infanzia e dell’adolescenza sono sempre più sollecitati da genitori che, stando alle loro parole, ‘non ce la fanno più’. La relativa novità consiste nel fatto che queste richieste riguardano ragazzi sempre più giovani: non è più un caso eccezionale che dei genitori chiedano un consulto per bambini di due o tre anni: corrono dappertutto, si arrampicano sui mobili, hanno crisi di rabbia per qualsiasi cosa, quando si dice loro di no, ma persino, a volte, quando si dice loro di sì! Rifiutano di mangiare a tavola, pretendono questo o quell’alimento, fanno continuamente i capricci, decidono il programma televisivo e impongono la videocassetta che hanno già visto cento volte; quando escono, nei negozi è un crescendo di richieste imperiose e il minimo rifiuto provoca una collera clamorosa, che obbliga a battere in ritirata con un senso di colpa e vergogna […]”.

Come riapproppriarsi dell’autorità perduta? E come articolarla con le esigenze attuali di democrazia e di sviluppo autonomo dell’individuo? Evitando i luoghi comuni, Daniel Marcelli riesce a proporre una nuova concezione dell’autorità, che non impone come modello il passato. Un libro ricco di tracce e di argomenti perché l’idea di autorità non sia più politicamente scorretta. L’autorità è innanzitutto un legame e quindi è necessaria una storia di questo legame e della sua evoluzione. Per Marcelli:

“Forse il legame di autorità è quello che ha spinto i primi ominidi verso l’umanizzazione. Per l’essere umano i legami sociali sono indispensabili quanto l’ossigeno che respira, e tra essi il vincolo di autorità rappresenta il legame principale; se i legami ‘costituiscono autorità’ su ciascuno di noi e se, nell’epoca attuale, noi rifiutiamo il principio di questi vincoli, non risulta allora messo in discussione il principio stesso dell’umanizzazione, e poi quello della socializzazione, che è un suo corollario? Nell’educazione dei figli, l’autorità è soltanto un ordine imposto dal più anziano? Nell’autorità non c’è anche un legame capace di costruire il bambino, di introdurlo in un rapporto umano?”

Mentre il termine genitorialità designava una catena di tipo verticale lungo una catena di generazioni, il nuovo termine, parentalitè, è un vero e proprio neologismo che svela una nuova concezione; con la genitorialità sono poste al centro le competenze dei genitori. Il termine in campo psicoanlitico deriva per analogia da maternalité, che si distingue da maternitè per indicare i travagli psichici che accompagnano la madre prima e dopo il parto. In questo travaglio psichico la neomamma ritrova i suoi sentimenti sia di quando era una neonata sia di sua madre che l’accudiva. Così la parentalitè è il termine che designa le capacità relazionali ed educative. Il termine esce poi dal campo strettamente psicologico per entrare nel linguaggio sociologico, nel linguaggio comune e infine giuridico.

Con successivo slittamento il termine genitorialità indica le capacità dei genitori di adattarsi al bambino: così mentre genitoriale rimane un termine che precede il bambino, la genitorialità segue al bambino. Essa si giudica a contatto con il bambino. Ai genitori di oggi è richiesto di stimolare il bambino. La genitorialità indica quindi le capacità di essere genitore, le competenze.carodiario

Le recenti scoperte nel campo della psicologia dello sviluppo mostrano anche come il neonato sia fin dal primo mese una persona (Stern), e una persona competente. Esempio paradigmatico è la competenza linguistica, il bambino fino a 10 anni può imparare benissimo le lingue, meglio degli adulti. I genitori devono fare sviluppare la personalità del bambino offrendo stimoli adatti, e per questo devono essere competenti.

A livello sociologico abbiamo assistito a dei cambiamenti nella concezione della famiglia. La famiglia si caratterizza sempre di più per la filiazione mentre un tempo era caratterizzata dal matrimonio. La filiazione naturale (fuori dal matrimonio) è assimilata a quella legittima (dentro al matrimonio). All’interno della famiglia vige poi il principio della co-genitorialità, dal momento che il padre non ha più il comando supremo. Per Marecelli ci sono 3 fattori alla base: la parità sessuale, la privatizzazione del legame di alleanza /matrimonio, il valore sempre più esclusivamente affettivo del legame matrimoniale a spese del suo valore sociale. bambinotirannoQuesto comporta un indebolimento del legame matrimoniale laddove Théry parla di démariage [nozione molto interessante che non è riducbile alla dematrimonializzazione – purtroppo le opere di questa interssantissima sociologa e femminista francese non sono tradotte]. Per Marcelli e Thèry il dato rilevante è che le coppie, sposate o no, si caratterizzano per il patto di filiazione.

A livello educativo questo ha delle conseguenze. L’educazione non consiste più nel dare orari di pranzo al neonato, ma di adattarsi alle richieste del bambino già competente. Non si dovranno più dare delle regole uguali per tutti perché si ignorerebbe la personalità di ciascun bambino. Il discorso dominante squalifica le regole come imposizioni che mal si accordano con i bisogni dei bambini. Quindi siamo di fronte a una tendenza a farsi amare dai propri figli: piuttosto che un processo educativo – ex ducere – siamo di fronte a un processo seduttivo – se ducere. Anziché tirar fuori, tirare verso di sé. Mentre un tempo il genitore si chiedeva se era all’altezza dei suoi genitori, oggi si chiede come fare a farsi piacere dal proprio figlio. La relazione pedagogica si trasforma in gare a inseguire l’amore del proprio figlio. La genitorialità ha trasformato l’educazione in seducazione.

Il cambio profondo è quindi nella relazione e in particolar nell’autorità. L’autorità dei genitori entra in crisi a seguito di questi cambiamenti nella famiglia e nella concezione dell’infanzia. Da sempre il segreto dell’autorità è che deve essere silenziosa. Gli eccessi di autorità come le mancanze di autorità non facilitano l’apprendimento, soprattutto l’autostima. Per Marcelli la questione educativa si può riassumere nell’uso sapiente dell’autorità e della frustrazione che ne deriva. Il neonato, nascendo incompleto, ha infatti bisogno, già a sei mesi e quando inizia a camminare di sguardi limitanti e confortanti. Parimenti è importante una uso prudente della frustrazione nel bambino affinché distingua i suoi desideri dalle possibilità che offre il mondo reale. Per questo si parla di una buona distanza e di un attaccamento sicuro che protegga e lasci spazio.

L’eccesso di autorità, di frustrazione e privazione sono stati efficacemente descritti nella denuncia della pedagogia nera di A. Miller, ma oggi  le nuove traiettorie familiari si assomigliano: qui l’autorità da legame si trasforma in ostacolo. L’interesse del figlio guida e comanda l’autorità genitoriale. Se si modificano gli ambienti e non si danno divieti, si rimanda solo la costrizione educativa e il primo divieto. Oggi tutto succede cercando di rinviare questi divieti il più tardi possibile, facendo in modo che questa fase di assertività duri il più a ungo possibile. Se non si danno limiti in adolescenza si creano dipendenze e problemi.

Secondo Marcelli, siamo però di fronte a una costruzione ideologica. Una bébologie o bébolatrie trionfante. Liberalismo economico e liberalismo individuale si giustificano reciprocamente, escludendo il concetto di autorità. Questa contestazione dell’autorità, ha nella nostra società di consumo, un valore conservatore e serve a mascherare il peso di una ideologia. Si tratta della forma ideologica dell’individuo iper-contemporaneo descritto da Gauchet, libero e indipendente che vede ogni forma di legame sociale una forma di alienazione potenziale. Secondo Marecelli è tempo di contestare questa costruzione e ritrovare una nuova forma di autorità senza alienazione. Una autorità che sappia coniugare il nuovo individualismo con l’autorità democratica. La soluzione non mi convince proprio, ma tutta l’analisi è assai interessante.

 Il bambino sovrano. Un nuovo capo in famiglia? (L’Enfant, chef de la famille. L’autorité de l’infantile) di Daniel Marcelli (Raffaello Cortina, 2004)
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