Più messaggi, ma meno comunicazione

Aumentano i mezzi di comunicazione, ma la comunicazione peggiora. Whatsapp ha peggiorato la comunicazione, anche se in pochi lo ammettono. Si comunica sempre più tramite schermi con sms scritti e si telefona sempre meno. Il buon costume vuole che in questo modo non si disturbino le persone. In realtà crescono i fraintendimenti. Con più messaggi c’è meno comunicazione, ma perché? E’ presto spiegato.

Nonostante si usino tante faccine, con i segni grafici non riuscirò mai a trasmettere la cosa più importante della comunicazione, ovvero il mio stato emotivo, la mia emozione. Sms e messaggi testuali, ma anche foto e video non dicono nulla sul mio stato emozionale: ci vorrebbero i toni, la voce, il corpo e i gesti. Siccome nel dialogo la componente linguistica della comunicazione è solo una parte, circa il 25%, se non parlo si perde questo restante 75%.smartphone_Cultura_Inquieta8

Spesso non si capisce che una frase era ironica, oppure che era una domanda. Oppure si legge e si capisce quello che si vuole e si finisce sempre per attribuire intenzioni e emozioni; se si sentisse la voce non si potrebbe fare perchè il mio corpo entrerebbe spontanemente più in empatia con le emozioni altrui di quanto non lo faccia leggendo fredde parole.

Sembra persino che telefonare sia diventato un atto talmente intimo che si può fare solo con i familiari più stretti (ovvero con le persone che si sono viste nude). Per le telefonate di lavoro bisogna limitarsi solo a quelle persone con cui si è pranzato almeno una volta.

L’aumento della comunicazione scritta inoltre abbassa la ricchezza della scrittura e la rende sempre più piatta, ben lontana anche dal linguaggio parlato. Anzi siccome questa attività di messaggistica occupa la maggior parte del tempo-schermo, che a sua volta è diventato una dimensione enorme nella vita di ciascuno ormai persino la comunicazione orale tende ad appiattirsi su segni e parti di sintagmi, frasi lasciate a metà, etc… Questa comunicazione scritta l’sms, il messaggio chat, rischia di diventare paradigmatico di un nuovo modo di comunicare, fatto di semplici domande risposte non articolate: stimolo condizionato, un po’ come il cane di Pavlov per chi se lo ricorda…

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Il tempo-schermo condiziona a tal punto la vita professionale e privata che sembra impossibile vivere senza smart-phone. (dico sembra perché io senza vivo benissimo – ho più tempo per leggere, parlare e pensare). In ogni professione, e parlo di medici e contadini, non solo è strumento indispensabile, ma anche fonte di distrazione. La maggior parte dei professionisti si lamenta sempre più che deve stare troppo tempo al computer anziché poter svolgere la sua professione. E’ vero (il mio medico non mi guarda nemmeno negli occhi che tieni fissi sul suo pc).

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I nuovi mezzi di comunicazione permettono di non decidere, di rimanere in sospeso fino all’ultimo sul luogo dell’appuntamento; è necessario un fiume di parole per risolvere falsi problemi che con due parole sarebbero risolti. per non parlare dei frantindimenti che tirano fuori i peggiori sentimenti delle persone.

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Come è possibile? E’ presto spiegato. Leggete bene cosa ti chiede facebook ogni giorno: “a cosa stai pensando Piero?” Ti incita a scrivere quello che pensi. Questa esternalizzazione del proprio pensiero, che viene presentata come l’apoteosi della democrazia, è il principio dell’imbecillità. Il saggio infatti non dice mai subito quello che pensa, ma attende, frappone tra l’esternalizzazione e il pensiero un filtro, una meditazione, una mediazione. Lo sciocco invece dice sempre quello che pensa senza filtri. (Questo non ha nulla a che vedere con l’ipocrisia, il fatto è che l’impulsività – che non è l’emotività – non è la qualità proprio più eccellente dell’essere umano). E’ proprio questa attesa che salta. La contraddizione è che questa mancanza di attesa fa perdere tempo con i suoi fraintendimenti di comunicazione. La contraddizione si spiega con l’eterogeneità dei fini: i social non servono a comunicare ma a profilare per vendere, ma questo è un altro argomento, che si spiega con la contraddizione tra valore d’uso e valore di scambio che troppi hanno perso la capacità di discernere.

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Pubblicato da Simone Lanza

Sono nato nel 1971 a Milano, ma ho avuto la fortuna di scegliere di migrare e finora ho cambiato 18 dimore. Vivo con S. che ha messo al mondo A. e insieme riempono la mia vita di gioia e rendono le fatiche più leggere. Lavoro attualmente come maestro elementare presso la scuola all’aperto Cesari (Niguarda, Milano). Conduco la trasmissione radio 400 COLPI su RBE. Ho lavorato nella cooperazione sociale come direttore di cooperativa, responsabile del personale e responsabile economico-finanziario. Dal 2001 al 2005 sono stato vicedirettore del centro ecumenico di Agape. Dopo la laurea in filosofia a Urbino nel 1998, avevo conseguito il master in cooperazione e sviluppo a Pavia e quello di management delle imprese sociali a Torino; recentemente ho conseguito anche la laurea di scienza della formazione a Torino. Nella cooperazione internazionale avevo lavorato in Chiapas e, in Italia, nell’ambito della formazione di cooperanti. Ho pubblicato qualche articolo di carattere antropologico, etico e politico. Ho collaborato con gruppi di appoggio zapatisti e di solidarietà con i migranti; ho organizzato seminari e conferenze su diversi temi legati alla globalizzazione e all’educazione, insomma ho contribuito e continuerò a contribuire alla circolazione e contaminazione di idee per costruire un mondo con meno ingiustizie sul pianeta terra.

Una opinione su "Più messaggi, ma meno comunicazione"

  1. I social hanno distrutto tutto e la dipendenza dal web è diventata una dipendenza grave. Persone che non dormono più e stanno tutto il tempo online. Sperando di fare amicizie o incontri e invece diventano deluse, depresse e annoiate. Credo che in Italia non si sia affrontato ancora questo problema della web addiction e purtroppo già i bambini ne sono affetti perchè crescono in famiglie già dipendenti.
    A volte quando io dico che non sono sempre connessa mi prendono per strana. Eppure io preferisco la realtà ancora. Ma sembra a tutti strano questo. E io non passo le nottate a chattare e anche questo sembra strano. Insomma io sono una mosca bianca.

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