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Tempo-schermo, ne va della salute

Tempo-schermo (screen time), parola in Italia quasi mai usata, è il tempo di esposizione agli schermi (TV, videogiochi, DVD, socialnetwork, etc…). Di tempo-schermo per bambini e bambine nell’età dello sviluppo, ne parlano invece l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Associazione Americana di Pediatri (AAP) che ritengono pericolosa (sulla base di studi e non di opinioni)  la quantità di tempo di esposizione agli schermi sia in età prescolare sia in età scolare. Ma perché le organizzazioni sanitarie parlano di tempo-schermo mentre i sociologi del web e la maggior parte dei genitori continuano a ignorare il problema o a differenziare gli schermi attivi da quelli passivi e quelli intelligenti da quelli stupidi?

L’OMS considera 3 componenti del tempo-schermo: 1) TV, 2) videogiochi, 3) DVD, socialnetwork e altro. L’OMS considera così l’intero tempo-schermo come indicatore di salute dei giovani. I comportamenti sedentari con schermi sono fortemente associati a problemi alimentari (non solo l’obesità) e il tempo-schermo gioca la parte principale (anche se non esclusiva).

La percentuale di bambini/e che guardano più di 2 ore al giorno gli schermi in USA e Europa è molto alta. Ben sopra gli standard consigliati da queste istituzioni, che consigliano 2 ore al massimo al giorno per tutti i tipi di schermo in età scolare. Per esempio negli adolescenti francesi sulla media di 7 ore e 40′ equamente divise nelle tre componenti con le note differenze tra maschi (più videogiochi) e femmine (più social).sedia-schermo-catalogo-fischerprice

CONSEGUENZE IN ETA’ PRESCOLARE

  • Il tempo schermo forma abitudini mentali. Prima dei due anni di età l’AAP ritiene che non vadano usati schermi.
  • Il tempo-schermo è tra le principali causa dell’obesità infantile e di disfunzioni alimentari.
  • Il tempo-schermo ha un impatto negativo sul sonno di bambini/e.
  • Il tempo schermo può minare l’apprendimento e i prerequisiti scolastici, a partire dalla concentrazione.
  • Tempi lunghi di esposizione agli schermi prima di tre anni possono ritardare lo sviluppo del linguaggio.

ETA’ SCOLASTICA

  • Il tempo-schermo eccessivo può causare iperattività, problemi emotivi, di comportamento e difficoltà con i pari.
  • OMS e AAP sconsigliano più di due ore totali al giorno di schermi (TV, DVD, social, videogiochi, etc…) perché può portare a problemi di obesità, sonno, concentrazione.
  • OMS e AAP sconsigliano di lasciare bambini/e con schermi nella loro camera.addiction-des-jeunes-a-Internet

AAP dichiara che:

  • la ricerca mostra vantaggi nella riduzione del tempo schermo
  • i genitori stanno ricevendo informazioni confuse e imprecise sui presunti vantaggi formativi degli schermi dai mass-media.

 

NON C’E’ DIFFERENZA TRA I TIPI DI SCHERMO E DI CONTENUTI?

La distinzione tra schermi passivi e attivi non toglie che persino chi è favore (prima dei tre anni) dei soli “schermi attivi” o “interattivi” ritiene che non ci siano effetti negativi qualora bambini/e siano sempre in compagnia di un adulto e al massimo per 15 minuti al giorno. (Tisseron, le Monde).

Ovviamente il tipo di videogioco (grado e qualità di violenza, di sessismo, etc…) o la sostituzione di video scelti da bambini/e al posto della televisione costituisconouna differenza rilevante. Su questo ci son già infinite discussioni. Qui vorrei porre all’attenzione il fatto che per le organizzazioni mediche conta prima di tutto non cosa far vedere ma quanto. E’ la quantità di tempo-schermo che modifica la qualità del pensiero e la quantità di tempo-schermo gioca un ruolo nella formazione e nell’ampliamento della mente nell’età dello sviluppo. L’approccio è più medico che estetico o sociologico insomma. Perché in Italia non si parla di tempo-schermo?

Ma quanto tempo giocano i figli dei programamtori di videogiochi? Chi è andato a indagarlo ha scoperto che giocano con giocattoli di legno e possono toccare i videogiochi una volta a settimana perché i genitori-programmatori sanno che i videogiochi intelligenti producono dipendenza.

I CASI LIMITE

L’uso di videogiochi e social network su telefonini altera le relazioni sociali, la percezione di sé, portando all’isolamento fino a gravi malattie di dipendenza oggi curati in cliniche apposite per la dipendenza da internet (anche in Italia, non solo in Cina, Corea, Giappone e USA). Chi lavora in queste cliniche cura adolescenti che ormai non riescono a staccarsi, ritiene che già 4 o 5 ore al giorno non sia da considerare mai dipendenza “ma un nuovo modo di pensare le relazioni che può ammalare” (Tonioni). La dipendenza da internet (su cui ESC team ha recentemente organizzato il primo incontro internazionale a Milano) è questione quindi da prevenire evitando l’abitudine in età prescolare: l’AAP segnala infatti che maggiore è il tempo-schermo in età prescolare, più difficoltà si avranno successivamente di farne a meno, perché si crea un abitudine.

CHE FARE?

La nozione di tempo-schermo è al centro di campagne per la riduzione dell’uso di TV, DVD, internet, videogiochi sia in età prescolare che scolare. Campagne condotte sia da istituzioni governative (soprattutto Usa e Francia) sia da associazioni di pediatri (AAP e OMS) e associazioni di base (alertecrans e edupax).

Come genitore puoi proteggere stando attento/a a:

  • evitare tempo-schermo al mattino
  • evitare tempo-schermo durante i pasti
  • evitare tempo-schermo nella camera di bambini/e
  • evitare tempo-schermo dopo cena prima di dormire

Se già fai tutte quese cose, puoi parlare e sensibilizzare genitori non ben informati.

In effetti la vera prova della relazione di causalità si ha solo nel momento in cui gli stessi bambini/e diminuendo il tempo-schermo iniziano ad avere migliori relazioni sociali e migliori rendimenti scolastici. E’ proprio ciò che ha provato Thomas Robinson che insegna a Stanford al Prevention Research Center a cui si ispirano gli esperimenti di 10 giorni senza schermi condotti nelle scuole di Usa, Canada, Francia.

 

 

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Un commento su “Tempo-schermo, ne va della salute

  1. Jacques Brodeur
    31 marzo 2017

    Merci et bravo Simone pour cet article diffusé en Italie. JB

    Jacques Brodeur, Edupax, OSBL, Québec Éducation médiatique, Prévention de la violence, Promotion de saines habitudes de vie http://www.EDUPAX.org

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Questa voce è stata pubblicata il 30 marzo 2017 da in educare ai media, globalizzazione con tag , , , , , , , .

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