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Schermi e tablet, per un approccio prudente

Sabine Duflo, psicologa e pisicoterapeuta, è promotrice di campagne contro l’uso eccessivo di TV e nuove tecnologie; in questa intervista presenta la nuova campagna “4 passi avantiappoggiata dal ministero della famiglia francese. Spiega in modo semplice ma con basi scientifiche le ragioni per cui troppi minuti al giorno di esposizione agli schermi in età prescolare costituisce un impoverimento delle capacità di sviluppo psicomotorio. Una questione che gli adulti, ormai sempre più appiccicati agli schermi, stanno rimuovendo.

Oggi i diversi schermi (TV, smartphone, tablet, videogiochi …) occupano un ruolo sempre più importante nella vita delle famiglie. Abbiamo dati e statistiche per valutare il numero di ore di esposizione agli schermi?

Una valutazione accurata è complicata per diversi motivi. In primo luogo, perché gli schermi sono proteiformi (televisione, computer, smartphone, tablet, ecc). Poi perché gli schermi possono essere aperti e usati contemporaneamente. Infine, perché i bambini sotto i 4 anni non sono inclusi nelle statistiche e in Francia non abbiamo valutazioni con studi approfonditi come invece hanno a disposizione negli Stati Uniti o in Canada. E’ utile considerare questi fatti:

  • Bambini/e tra i 7-12 anni dedicano 5 ore e mezza al giorno agli schermi (anche se questa cifra non tiene conto della recente introduzione di schermi nelle scuole e nelle università).
  •  Secondo un recente sondaggio, “gli studenti universitari dichiarano di trascorrere in media sette ore e quarantotto minuti al giorno (compresi i fine settimana) davanti a schermi (TV, smartphone, computer).
  • I ragazzi consumano molto di più i videogiochi rispetto alle ragazze (62,2% contro 35,7%). Questo durata copre in realtà l’uso cumulativo (consultazione di uno smartphone di messaggistica durante la visione di un video sul computer, per esempio).
  • Quasi tutti gli studenti universitari ancora superano la raccomandazione internazionale di due ore al giorno di schermo “.

Qual è la specificità dello sviluppo psicofisico di un bambino e come il tempo trascorso in contatto con uno schermo può interrompere questo processo?

Un piccolo essere umano deve sviluppare tre competenze essenziali: un linguaggio di comunicazione, la capacità di relazioni sociali e la capacità di afferrare nel mondo fisico (oggetti, cose). Nessuna macchina, anche la più sofisticata, può sostituire ciò che trasmette il genitore, o l’adulto che si prende cura del bambino.

Il bambino, fin dalla nascita, cerca lo sguardo del suo genitore e lo interroga con le sue espressioni, i suoi gesti, i suoi sguardi. Con lo sguardo e le parole i genitori gradualmente contribuiscono a dare un senso al mondo in cui cresce il bambino.

Il genitore costituisce una sorta di filtro tra il mondo e gli stimoli esterni a disposizione del bambino ( “guarda questo bel peluche, è morbido”, oppure “non toccarlo che ti fa male!”). Questo filtro è essenziale per dare la coerenza mondo e introdurre delle gerarchie. Più tardi, quando il bambino ha acquisito la posizione seduta, ripetute manipolazione di oggetti gli permettono di ottenere una rappresentanzione unificata dell’oggetto, integrato dall’osservazione che fa il suo entourage.tablet-enfant

Gli schermi, se utilizzati come fonte primaria di stimolazione e occupazione del bambino, ostacolando il naturale processo di scambio e di scoperta. Perché? Perché creano un processo di quasi dipendenza catturando fortemente l’attenzione dei bambini piccoli (effetto diretto) e rubando il tempo necessario per gli scambi umani e la scoperta senso-motoria del mondo (effetto indiretto). Con le immagini scintillanti, una colonna sonora carica di suoni umani forti e stressanti, gli schermi funzionano come sensori che catturano l’attenzione. Essi stimolano l’attenzione involontaria a scapito dell’attenzione volontaria cioè a scapito della concentrazione. Più i bambini li guardano, meno sono capaci di fare qualcosa di diverso. Arrivare a mettere un cubo sopra un altro richiede ore di allenamento quando si ha un anno di vita. Mentre l’uso dei tablet richiede pochissima costanza e concentrazione: trascinare un piccolo cubo sopra un altro grande cubo sullo schermo non richiede molto tempo.

Anche la lingua è compromessa: affascinato dallo schermo, il bambino richiama meno il suo genitore e il genitore si rivolge meno a lui. Ora un bambino a cui si parla poco, perché gli si dà meno attenzione, potrebbe ripiegare sulla ricerca di stimoli interni (bilanciamento) o stimoli esterni, come appunto gli schermi stessi. Un minor scambio genitore-bambino è in definitiva un minor stimolo di linguaggio nella comunicazione nei bambini. Si può certamente imparare qualche parola attraverso lo schermo, ma resterà limitato a un linguaggio denotativo e di descrizione, come quella bambina, di 5 anni, che sa le frasi dei giochi di famiglia in tre lingue o sa ripetere frasi fatte dai suoi cartoni animati preferiti, ma non è in grado di dire io e tu e comunicare un modo umano.

Il bambino stimolato principalmente da schermi è un bambino malnutrito che può avere, da 3 anni ,significativi ritardi linguistici, di socialità e motori. Ecco perché è essenziale che ogni genitore venga ben informato degli effetti della cattura da schermo e possa prevenire i danni riflettendo su un uso razionale degli schermi in famiglia.ipad-bebe-chaise-fisher-price-transat-1024x683

Qual è lo scopo della vostra campagna “Quattro passi avanti” e quali sono le vostre raccomandazioni ai genitori per i più piccoli?

Mi sono resa conto con l’esperienza che le raccomandazioni che si applicano a tutta la famiglia sono le più efficaci. Non si possono raccomandare limiti di tempo per il bambino se il genitore resta incollato al suo schermo. Inoltre le raccomandazioni variano con l’età del bambino e pertanto seguirle diventa difficile perché costringerebbe il genitore a star dietro ogni bambino con un cronometro, cosa che è naturalmente impossibile.

Dal 2000, l’AAP (American Academy of Pediatrics) pubblica regolarmente raccomandazioni esaustive. Io mi sono ispirata per creare i “4 passi”, che riguardano i bambini tra 0 e 10 anni.

Non esporre mai agli schermi di mattina perché questo è quando l’attenzione del bambino è maggiore e ne ha bisogno per sviluppare la sua concentrazione e le sue capacità di ragionamento. Non esporre mai agli schermi durante i pasti, perché questa è l’unica volta al giorno d’oggi in cui genitori e figli hanno momenti da condividere e si possono parlare. Un bambino che cresce con un televisore acceso o qualsiasi altro schermo acquisisce un vocabolario povero, un linguaggio meno ricco. Non esporre mai agli schermi in camera del bambino, perché poi il genitore perde il controllo sul tempo e i contenuti trascorsi davanti allo schermo.

I contenuti violenti e con contenuti sessuali maltrattano il bambino. Questo può sviluppare un appetito per questo tipo di contenuto che lo spaventa e lo eccita contemporaneamente. Un discorso secondario della madre o di chi ne sta vicino e la presenza di fianco al bambino non altera la carica emotiva dell’immagine e il suo potere sul bambino. Infine, non esporre mai agli schermi prima di addormentarsi, perché l’immagine in movimento non è un’attività calmante per il cervello del bambino. E’ troppo emotivamente stimolante. Inoltre, lo schermo mostra una luce blu che inibisce la melatonina, ormone che regola il sonno; questo ritarda il sonno del bambino e gli impedisce di addormentarsi in modo naturale.

Einstein

traduzione dal francese di SL


Potete vedere il video in francese con il patrocinio del Ministero francese della famiglia, dell’infanzia e dei diritti della donna

Sabine Duflo è psicologa e terapista. Ha lavorato per quindici anni con i bambini e le loro famiglie al centro di medicina infantile e giovanile di Noisy-le-Grand e come consulente per i bambini ad alto potenziale intellettuale. Membra del collettivo Alerte écrans, è tra le promotrici della campagna “4 passi avanti”.

ASCOLTA LE ULTIME PUNTATE DI 400 COLPI SULLA CAMPAGNA

10 GIORNI SENZA SCHERMI

INTERVISTA A JACQUES BRODEUR

INTERVISTA A SOPHIE RIGAL GOULARD

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 22 marzo 2017 da in educare ai media, globalizzazione con tag , , , , , , , , , .

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