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Fuori dalla propria cella

Tre cose che avete imparato in carcere: con una certa temerarietà e accettando di essere banale, questo è stato uno dei primi temi di scrittura che ho dato al reparto maschile. Piccole reazioni di stupore negli occhi e nei visi: forse si aspettavano un inizio più fantasioso. Come dar loro torto?

Arriva però subito uno spunto utile, perché Massimo scrive: “Amare di più le piccolezze che all’esterno non noti, come poter vedere la luna senza la scacchiera di ferro”. E aggiunge a voce: Qualche notte fa ho aiutato chi era di turno a portare fuori la spazzatura e mi sono ritrovato, dopo due anni che non succedeva, all’aperto, in cortile, a vedere la luna piena nel cielo notturno, tutta intera, senza le strisce delle grate di ferro. Sono andato in estasi. Non riuscivo a staccare gli occhi. Non sto esagerando, è stata proprio un’estasi come quella che ti possono dare gli stupefacenti.terradaLuna3

(Quello di integrare le parole scritte con parole dette resterà un leit Motiv che metterà alla prova la mia velocità di scrittura. Nelle parole dette c’è spesso qualcosa in più rispetto a quelle scritte, qualcosa che non voglio perdere: una spontaneità, una ricchezza di dettagli, una chiarezza immediata dell’esposizione).

albertoIl testo di Massimo parte da una piccola esperienza concreta e per questo mi dà subito un’idea per il prossimo ‘tema’. Nascono così i testi sulle epifanie, i momenti in cui un dato della realtà che non sembra avere in sé niente di eccezionale (nessun terremoto, nessuna vincita al lotto) ci rivela qualcosa di inaspettato e nuovo, e ci scuote profondamente. Intendo il termine in senso laico, così come si usa comunemente nel mondo anglosassone. Il concetto di epiphany è fondamentale per esempio nella scrittura di James Joyce ma il termine è tuttora usato correntemente anche nella lingua parlata, come sinonimo di ‘intuizione’ o ‘illuminazione’.ragazzo-italiano

Dopo aver consentito alle menti di ‘scaldarsi’ con uno scambio di vedute sull’argomento, lascio venti minuti per scrivere. Come sempre, hanno bisogno di pochissimo tempo per riflettere, è come se ciò di cui stiamo parlando fosse lì sotto la pelle, basta una minima stimolazione per riportare alla luce esperienze recenti. Esperienze fondamentali per loro, perché hanno fatto loro ricordare che sono vivi, capaci di provare sensazioni vitali.

ASCOLTA L’INTERVISTA A ROBERTA SECCHI


tiprendoin-paroladi Roberta Secchi, estratto dal libro: Ti prendo in parola, scambi di scrittura tra persone recluse e non, Sensibili alle foglie, 2016

Le illustrazioni (non presenti nel libro) sono elaborati del progetto Ti prendo in parola, autoritratti dei ragazzi di una classe seconda del CFP Canossa, 2015

Scrivi qui per contattare direttamente l’autrice:

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Un commento su “Fuori dalla propria cella

  1. Elena Ferro
    9 febbraio 2017

    Molto bello

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Questa voce è stata pubblicata il 9 febbraio 2017 da in comune, scuola con tag , , , , , , , , .

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