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Giocando si impara

Lasciateli giocare perché lasciare libero l’istinto del gioco renderà i nostri figli piú felici, sicuri di sé e piú pronti alle sfide poste dalla vita. Il gioco infantile è un metodo di apprendimento per l’essere umano così come per altri mammiferi. Giocando si cresce e si acquisisce fiducia. Giocando si apprende tutto quello che serve per essere adulti e autonomi. lasciateligiocare2Risalgono alla fine dell’800 gli studi sui giochi in umani e mammiferi di Karl Gross che evidenziano molte somiglianze tra i giochi più diffusi al mondo tra gli umani e i mammiferi: corse con inseguimenti, nascondini, etc… I giochi negli umani comprendono anche giochi linguistici, sociali e di costruzione, dove sono in gioco qualità che caratterizzano l’homo sapiens. Tutte le nuove ricerche biologiche sottolineano come – tra i non mammiferi – gli uccelli più giocosi siano quelli (falchi, gazze, corvi, pappagalli) con cervello più pesante rispetto al corpo e con vita più lunga.

Il libro di Peter Gray Lasciateli giocare – ben argomentato, strutturato con una ricca gamma di studi specialistici e un approccio multidisciplinare – non è però solo sul gioco. Il titolo originale è infatti Free to Learn: liberi di imparare. Il tema del libro è proprio l’intreccio tra apprendimento e gioco. Oltre ad alcuni studi sul campo, l’autore – psicobiologo di formazione – ha esaminato la letteratura psicologica e antropologica sul gioco infantile. In particolare nelle culture di caccia e raccolta – che costituiscono la stragrande maggioranza delle culture dell’homo sapiens – il gioco è proprio il terreno privilegiato dell’apprendimento.orsa2gioca

Molto interessante è il confronto tra la cultura educativa dei popoli di cacciatori-raccoglitrici con alcuni modelli di scuole libertarie di oggi (in particolare la Sudbury Valley School), dove bambini/e apprendono insieme ad adolescenti, dove non esistono classi di età rigide e dove non esiste l’obbligo di frequenza. Si impara da bambini/e più grandi e i/le più grandi chiariscono meglio il loro apprendimento insegnando. La motivazione inoltre è intrinseca perché non c’è obbligo, proprio come nel gioco, streetgamesdove chiunque può decidere di chiamarsi fuori in qualsiasi momento.

I giovani di oggi sono poco flessibili e originali perché non hanno la possibilità di praticare il gioco libero. L’età d’oro del gioco libero è stato tra il 1900 e il 1960: la scomparsa del lavoro minorile e l’aumento delle attività eterodirette ne segnano alba e tramonto. Oggi è infatti molto diffusa l’idea che bambini/e crescano e sviluppino capacità con compiti assegnati da adulti, mentre le attività spontanee di bambini/e sarebbero tempo perso.

giocanobambiniL’autore si spinge a delineare tre tipi di adultità (o genitorialità) transculturali: autoritario direttivo, autoritario protettivo, fiducioso. La peak experience, il picco emozionale, è spesso raggiunto da bambini/e proprio in momenti di solitudine o con altri bambini/e, ma rarissimamente con adulti. In questa società depressa e malata – dal 1950 ad oggi il tasso di suicidi dei minori di 15 anni in Usa è quadruplicato – diventa sempre più importante permettere che bambini/e giochino nuovamente da soli/e.


[Recensione di Simone Lanza a Peter Gray, Lasciateli giocare, Perché lasciare libero l’istinto del gioco renderà i nostri figli piú felici, sicuri di sé e piú pronti alle sfide poste dalla vita, Torino: Einaudi, 2015; pubblicato su Amica Sofia magazine, primavera 2016, p.59]

DI QUESTO LIBRO LEGGI ANCHE LA RECENSIONE DI VERA SCHIAVAZZI

DI QUESTO LIBRO SI PARLA ANCHE NELLE INTERVISTE A:

> BENIAMINO SIDOTTI: PRIMA PARTE; SECONDA PARTE

> STEFANO BENZONI P.I

ARTICOLO SUL GIOCO DI BENIAMINO SIDOTTI

 

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Questa voce è stata pubblicata il 3 febbraio 2017 da in gioco, globalizzazione, infanzia con tag , , , .

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