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Valutare senza voti

Valutare senza voti alle scuole elementari è possibile e anche legale, basta volerlo. Ne abbiamo parlato in questa intervista con il maestro Davide Tamagnini che lo fa normalmente, ha scritto un articolo in proposito ed è intervenuto al seminario SI PUÒ FARE? Laboratorio di ricerca sulla valutazione dal SAC e la rivista Gli Asini.

Cosa hai fatto prima di iniziare ad insegnare? perché hai deciso di fare il maestro?
Il mio percorso di formazione scolastico è stato costellato dai cambiamenti, ma da solo non è sufficiente a spiegare perché io oggi sia un maestro. “Da chimico un giorno avevo il potere di sposar gli elementi e di farli reagire, ma gli uomini mai mi riuscì di capire…” questi versi di De André li prendo a prestito per evidenziare il mio primo cambiamento dalla formazione ricevuta alle superiori, il lavoro in fabbrica e in laboratorio dell’industria chimica e la necessità di approfondire, attraverso la sociologia, la “materia” umana. Posto davanti ad un dictat (studio o lavoro) scelsi di cambiare lavoro e continuare con la formazione universitaria.

Tamagnini

Davide Tamagnini

Iniziai a lavorare come animatore di comunità territoriale in un piccolo quartiere di case popolari, una delle esperienze più formative dal punto di vista delle dinamiche di potere, di gestione e di confronto con gruppi di persone. Da lì poi il passaggio nella formazione professionale, insegnante di quei ragazzi scartati dalla scuola ufficiale, ultima occasione di un’esperienza scolastica per la quasi totalità di loro. Sono stati 10 anni bellissimi, travolgenti e di forte spinta motivazionale all’insegnamento. Educatori imperfetti di adolescenti cosiddetti problematici e per questo, forse, veri, ci portavano a scuola la loro vita e la scuola non poteva chiudersi dentro i suoi saperi preconfezionati, standardizzati e decontestualizzati. L’incontro con loro mi ha dato prova della profonda ingiustizia che avevano subito (la maggior parte erano sostanzialmente ragazzi e ragazze che per anni erano stati parcheggiati nella scuola) e della necessità di iniziare ad immaginarmi a fianco a loro da piccoli, insieme in quel percorso che avrebbe dato loro le chiavi per non sentirsi mai esclusi, inadeguati. Ricominciai a studiare scienze della formazione, un anno di sperimentazione mia nel doppio ruolo di maestro e prof, la decisione di investire tutto nella scuola primaria e poi il concorso finito del 2012 e l’istantanea immissione in ruolo. Ma sono stati i pedagogisti che incontrato nella vita, coloro che sono stati capaci di accompagnarmi a crescere come uomo, e le esperienze che grazie a loro ho vissuto, a instillare in me l’idea che l’insegnamento fosse la strada che potevo percorrere. Tanto mi è stato donato e tanto mi sento di dover e poter dare.

Chi sono queste persone, questi maestri e maestre?
Tante persone che mi hanno dato tanto in termini di cura, relazione e affetto, familiari e amici. Persone che hanno creduto in me. I miei studenti della formazione professionale e, oggi, i bambini della primaria.

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Gino Piccio

Qualcuno penserà subito alla retorica, ma senza di loro io non avrei capito come dare forma ad una scuola che li valorizzasse, che aiutasse ciascuno a crescere. Sulle competenze specifiche ci sono state tre donne che hanno fatto la differenza, alle quali fanno capo le mie formazioni accademiche: Marianella Sclavi (sociologia), Lilia Teruggi (scienze della formazione) e Grazia Honegger Fresco (Montessori). Sulle competenze relazionali e sociali direi il contesto in cui sono cresciuto da adolescente, una parrocchia palestra di pensiero critico e stima reciproca. Sulla vita direi che don Gino Piccio è stato per me pedagogo e mentore, alfabetizzandomi ai capisaldi della pedagogia di Paulo Freire e condizionando le scelte fondamentali della mia vita. Prima che diventasse maestro mi disse che questa cosa mi avrebbe assorbito moltissime energie e cambiato la vita. Sono contento oggi di potergli dare ragione.

Quali erano le tue aspettative prima di iniziare a insegnare?
Avrei voluto una scuola dove costruire un’esperienza viva a misura dei bambini e anche a mia misura. Qualcosa che potesse fare la differenza per chi dalla scuola era condannato piuttosto che aiutato. Avevo 2 o 3 idee, principi guida, e un sacco di esperienze con cui negli anni mi sono confrontato e dalle quali avevo imparato a capire cosa valeva la pena tenere e cosa trasformare.

Perché non dai voti ai tuoi alunni e alunne?

Perché non ne hanno bisogno, sono uno specchio distorto di quello che sono i loro apprendimenti, spesso diventano un fine e sono causa di circoli viziosi legati al mito della propria adeguatezza e inadeguatezza. Ma sopratutto direi perché ho trovato un’alternativa.

Come è possibile oggi scrivere documenti di valutazione senza voti?
La valutazione è conoscenza di sé, occasione per migliorarsi, spunto per ripartire e non sentirsi mai pienamente arrivati.

Come hai fatto a non consegnare pagelle con numeri?

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Sclavi e Tamagnini

Questo è un segreto. Scherzo, era una necessità trovare strumenti di valutazione diversi (sempre che i voti lo siano!) e quelli che abbiamo elaborato finora sono stati costruiti sotto il cappello della sperimentazione. L’atto amministrativo ha poi quello che per legge è richiesto, l’ammissione alla classe successiva e la validità comprovata dalla firma del dirigente scolastico.

Perché non dai compiti?

Sono un’ingiustizia, non fanno che enfatizzare le differenze culturali delle rispettive figlie di appartenenza. Fino a quando non saranno autonomi nel fare delle cose non caricherò sulle famiglie le responsabilità degli apprendimenti.

In classe i tuoi alunni e alunne lavorano in modo autonomo, in alcune sessioni di lavoro addirittura mentre uno studia scienze, l’altra fa esercizi di matematica e un altro italiano, come è possibile?

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Barbiana


È la magia del lavoro libero in stile montessoriano, una concreta possibilità per lavorare a partire dalla motivazione dei bambini, di applicare una didattica inclusiva e di affiancare chi è più in difficoltà per seguirlo da vicino. Il lavoro grosso per l’insegnante è a casa, per preparare i materiali; una volta presentati ai bambini loro sono autonomi nell’uso e nella valutazione degli esercizi che hanno fatto. È il ribaltamento della logica per cui c’è sempre l’insegnante al centro della scena.

Come si intitola il libro che hai pubblicato e di cosa parla?tamagninisipuofare
Parla dell’esperienza che ho raccontato, di quello che l’ha resa possibile e di cosa concretamente ci sia bisogno per poterla fare. Il titolo è: “Si può fare. La scuola come la insegnano i bambini.” Il sottotitolo l’ho già spiegato in questa intervista. Si può fare, invece vuole essere uno stimolo a chi sogna una scuola diversa, più utile e bella, nonché una risposta al ritornello che più spesso ho sentito nella scuola: “questo non si può fare!”


Se credi in una scuola senza voti, aiuta a condividere questa esperienza. Se ti è piaciuta questa breve intervista puoi ascoltare la lunga intervista trasmessa da 400 COLPI. Oppure puoi leggere un articolo pubblicato dal MCE sulla valutazione senza voti. Per rimanere in contatto con il blog della trasmissione, scrivi qui:

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5 commenti su “Valutare senza voti

  1. Adriana Presentini
    18 marzo 2016

    Salve, sono Adriana Presentini, maestra nella scuola a tempo pieno di Niccone (Umbertide, PG) Sono molto d’accordo con il maestro Davide Tamagnini, da tempo sto lavorando anch’io per una valutazione che non sia giudizio, anzi, per valorizzare al posto di valutare. Ho scritto vari articoli su questo e la mia proposta didattica che io chiamo “Pedagogia della domanda” si basa sulla centralità delle domande dei bambini, dalle quali parte tutto il percorso di apprendimento/insegnamento. Vorrei però saperne di più sulla sperimentazione che ha consentito al maestro Davide di non mettere voti. Se si può fare, allora voglio farlo anch’io….allora dobbiamo farlo tutti!

    Adriana presentini

  2. Simone Lanza
    18 marzo 2016

    Grazie Adriana penso che partire dalle domande e anche dalle aspettative di bambini e bambine sia centrale; credo che loro siano perfettamente in grado di stabilire i loro obiettivi scolastici e valutarsi, al massimo vanno sostenuti un po’ nell’autostima bassa. Le loro autovalutazioni possono essere più precise di molti giudizi/voti e i rimandi molto più utili.

  3. Franca
    19 marzo 2016

    In verità stiamo parlando di verifica, non di valutazione. O meglio: nella lettura dei dati delle verifiche e dei compiti quotidiani, non è mai stato obbligatorio usare i voti. Si possono usare strumenti i più diversi, basta che siano chiari a tutti i criteri utilizzati. La valutazione intermedia e finale sui documenti amministrativi attualmente non può prescindere dal voto, che è un modo con cui si esprime la valutazione, non propriamente il processo di valutazione. Concordo comunque che anche la valutazione potrebbe essere diversamente e meglio espressa. Ma serve una modifica legislativa.

  4. graziella
    2 febbraio 2017

    Hai miei tempi c’erano i giudizi e alcuni giudizi erano peggio dei voti .

  5. Simone Lanza
    3 febbraio 2017

    Infatti il “giudizio” è il problema sia che si esprima in voti sia che si esprima in parole, dire gravemente insufficiente è come dare 5 o mandare in giro un bambino con un cartello al collo “io sono stupido!”. Se invece vuoi dire che i voti possono essere meglio, anche io penso che i voti numerici siano una soluzione migliore per gli insegnanti che non hanno tempo da perdere o non sanno scrivere secondo le regole della grammatica italiana.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 marzo 2016 da in scuola, valutazione con tag , , , , , , .

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