400 COLPI

educare alla libertà nelle difficoltà della globalizzazionene INTERVISTE, RECENSIONI, FRAMMENTI, COMMENTI

Baby block

Un quarantacinquenne anarchico milanese si ritrova per scelta padre. L’evento lo costringe a guardare indietro nella propria vita per cercare di scorgere il futuro di sua figlia. Ne esce un libro molto divertente, autoironico, leggero ma con domande importanti: Baby-block, (edito da Zero in Condotta, da poco in libreria). L’attesa della nascita diventa un percorso per capire come è diventato attivista anarchico, un interrogarsi su come si può essere padri e ostinarsi a lottare  per una società molto migliore. Sono davvero tanti i pensieri che possono addensarsi in prossimità della venuta al mondo di un essere tanto desiderato, che costringe a guardare la vita con meno ideologie e con una completa apertura all’imprevedibilità del futuro. Ne ho parlato con l’autore.babyblock2

Partiamo dal titolo e dai suoi possibili significati. Baby block: un quaderno per gli appunti
su una neonata? un blocco o impedimento cioè la neonata in quanto persona diversa che sta di fronte e si contrappone? un block che nostalgicamente ricorda gli spezzoni del corteo? Perché un titolo del genere?

Già, perché un titolo del genere? Forse perché ‘blocco’ è una parola che per me mantiene un forte duplice significato: solidità ma anche ostacolo da superare. In questo caso l’ostacolo è la mia paura di non essere all’altezza della sfida. Ma in definitiva è solo un blocco di partenza verso nuovi orizzonti.

Il libro parla della nascita di tua figlia: perché intrecci il racconto con la tua nascita politica?

E’ venuto naturale. Senza particolari riflessioni: sono i due eventi fondanti della  mia esistenza, direi sconvolgenti, nel senso che lo studio e la pratica politica hanno semplicemente dato una forma a una passione travolgente, alle volte pericolosamente totalizzante. Situazione che rivivo ora da padre: nessuna esperienza pregressa ti rende veramente ragionevole di fronte a scenari così vasti e imprevisti.

Una domanda percorre tutto il libro e sembra non trovare risposta: si può essere anarchici e padri nello stesso tempo? Cosa si riesce a salvare del collettivismo anarchico mettendo su famiglia?

Infatti non c’è una risposta ma delle risposte sempre parziali e incerte come è il contesto sociale nel quale siamo immersi. Naturalmente se esiste un quadro generale esiste altresì una responsabilità individuale: diventare genitori può essere la via di fuga terminale, la scusa principe, per accedere alla normalità. Quella tragica conformità senza sogno. Oppure può essere il pungolo per tornare a rimettersi in discussione, in gioco, gettarsi nel fuoco dell’esperienza senza riserve non avendo paura di perdere qualcosa ma al contrario pronti a dare nuovi significati alle proprie convinzioni di partenza.

I rapporti con la tua famiglia di origine sono cambiati prima o dopo aver scritto questo libro?

Bah, sono rimasti burrascosi e affettuosi come sempre… e comunque ho avuto la loro ‘benedizione’ prima di pubblicare questa storia.

Leggendo il tuo libro si creano molti effetti surreali: a me sembrava che il periodo della tua giovane militanza politica, che poi son i miei  stessi anni, diciamo anni 80 fossero persino più vicini al 1800 di  quanto non pensavamo allora quando eravamo presi ad attacchinare o volantinare, picchettare etc… E’ una mia distorsione o scrivendo hai voluto un po’ sentirti parte della Storia, magari di quella solo in bianco e nero?

Caro, compagno, SIAMO parte della storia, nel senso che parliamo di eventi risalenti quanto meno a trenta anni fa se non oltre. Quando eravamo bambini noi, diciamo nel 1975, trenta
anni prima le SS spadroneggiavano per le strade della nostra città. Gli ex partigiani che ce lo raccontavano avevano più o meno la nostra attuale età e ancora avevano una partecipazione emotiva che non capivamo: in fondo per noi erano storie lontanissime, da guardare al cinema. Più che un ‘Secolo Breve’ credo sia giusto parlare di un ‘Ottocento Lungo’. Certo, a noi è toccata una storia molto più piccola e diversa ma che comunque ha la sua dignità.

Hai messo su famiglia dopo averla criticata insieme a stato, preti, dei, ospedali e caserme. Ti sembra di aver tradito l’ideale anarchico?

Per essere preciso io ho avuto una figlia insieme alla mia compagna, non ho messo su famiglia. Rimane per intera la critica a quella che per brevità possiamo definire ‘famiglia tradizionale’ che, seppur spogliata di molti ruoli e simbologie rimane una potente leva economico-repressiva, in particolare in Italia, dove sembra che accedere allo statuto
matrimoniale sia una conquista di diritti civili e non di diritti notarili.
Per quanto riguarda il tradimento dell’Ideale, non mi curo poi molto, continuo a pensare che la vitalità dell’anarchismo sia nelle sue pratiche e non nei postulati statici. L’anarchia non è un fine ma un metodo verso una società più libera (non è detto che divenga anche più anarchica…), in questa prospettiva ogni esperienza, anche la più improbabile, che aggiunge un pezzetto di libertà per tutti, è positiva.

E adesso come  fai a dividere il tuo amore tra compagna, figlia e anarchia?

Non sono un mieloso romantico ma credo di non aver diviso nulla, sono tre amori che, secondo la mia personalissima sensibilità, non possono esistere staccati: l’uno genera l’altro e insieme mi rendono un uomo più ricco, forse migliore (certamente non peggiore).

Non credi che le difficoltà dell’educazione libertaria nelle famiglie di oggi potrebbero costituire un tema da condividere maggiormente come dimensione politica, comune e non privata? Come?

In realtà il tema oggi finalmente sta trovando una sua visibilità, purtroppo ‘grazie’ alla ritirata dello stato sociale che sta abbandonando il mondo educativo. Dopo che per più di un secolo in Italia si è parlato di scuola pubblica per intendere statale e scuola privata per intendere dei preti. Oggi il dibattito si sta spostando da teorico a pratico, ormai sono decine le esperienze sparse per la penisola di ‘scuole libertarie’ o quantomeno ambiti educativi autogestiti. Malgrado le difficoltà poste dai programmi scolastici ministeriali, dalle norme igienico-sanitarie, burocratico-amministrative che nascondono la paura della pluralità. D’altronde nessun genitore contemporaneo ha più fiducia nel delegare completamente l’educazione a una qualche istituzione totale, e questo non per spirito anarchico…

Dino Taddei,Baby-block, Milano: Zero in Condotta, 2015 babyblock

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 18 febbraio 2016 da in autorità, infanzia, nuovi ruoli genitoriali con tag , , .

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Categorie

Follow 400 COLPI on WordPress.com

NEL MESE

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: