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Le trappole della maternità

Cosa vuole dire oggi non dimenticare le bambine e perchè è importante nominarle? Come mai le ragazze ancora oggi una volta uscite dall’università rinunciano più spesso dei ragazzi alle loro ambizioni lavorative o comunque al loro slancio verso il mondo? Perché intorno alla maternità si usa sempre un linguaggio religioso che fa riferimento agli istinti naturali? Come incide tutto ciò nella costruzione dell’identità delle nuove madri cresciute dopo la rivoluzione femminista degli anni 70?

Perché oggi è più che mai importante un discorso razionale sulla maternità? Come può una discussione critica permetterci di uscire dagli stereotipi che persistono sulla maternità?


ASCOLTA L’INTERVISTA A OLIVIA GUARALDO

PRIMA PARTE

SECONDAPARTE

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Il femminismo si è battuto molto affinché fosse chiaro che il destino della donna non fosse la maternità, ma ancora oggi avviene qualcosa di strano: “Fino a diciannove anni e più, le ragazze, ora, seguono gli stessi studi dei fratelli, leggono gli stessi libri, s’interessano del mondo, di politica […] E poi, di colpo, il loro slancio si arresta”. Come mai, si chiedeva ormai alcuni anni fa Simone de Beauvoir, le uguali opportunità delle ragazze e dei ragazzi all’educazione, alla cultura, alla politica, al “mondo” fuori dalle mura domestiche, ad un certo punto si interrompono? Secondo Olivia Guaraldo persiste il contratto sessuale: con il contratto di matrimonio e con la prostituzione, dietro l’uguaglianza formale della donna si cela l’inferiorità e l’asservimento che relegano la donna alla dimensione privata, fuori dal mondo pubblico. Mondo pubblico che per Arendt costituisce la dimensione politica per eccellenza e uno dei momenti più alti dell’essere umano.

Adrienne Rich, scriveva: “non appena una madre sa che nel suo corpo sta crescendo un figlio, si ritrova in potere di teorie, ideali, archetipi, descrizioni della sua nuova esistenza, tutte cose che non le vengono da altre donne (anche se possono esser state trasmesse da altre donne) e che le hanno aleggiato attorno sin da quando si è accorta di essere femmina e quindi potenzialmente madre. Dobbiamo sapere cosa, in tutto questo caos di immagini e di concetti, vale la pena di salvare, se non altro per capire meglio un’idea così fondamentale nella storia, una condizione che è stata sottratta alle madri per rafforzare il potere dei padri”.

La decostruzione degli stereotipi sulla maternità è un lavoro critico importante per non permettere che ci siano solo parole mistiche, vaghi richiami agli istinti materni, insomma un discorso ancora patriarcale. Olivia Guaraldo, insieme a Simona Forti, ha trattato l’aspetto della presunta necessità dell’allattamento naturale al seno nel postmoderno, indicando come nel materno non ci sia nulla di naturale ma qualcosa di essenzialmente culturale e quindi per fortuna anche modificabile, insieme, naturalmente (sic!) alla paternità.


Bibliografia – studi citati nell’intervista:

Simone de Beauvoir, Quando tutte le donne del mondo, Torino: Einaudi 2006

Elena Gianini Belotti, Dalla parte delle bambine, Milano: Feltrinelli, 1973

Simona Forti e Olivia Guaraldo, “Rinforzare la specie. Il corpo femminile tra biopolitica e religione materna”, in Filosofia politica, vol XX n. 1 [Leggi gli estratti del loro studio pubblicati sul sito: 1 Allattamento al senso e mistica postmoderna della maternità; 2 Allattamento naturale: ideologia, scienza e comandamenti]

Carole Pateman, Il contratto sessuale, Roma: Editori Riuniti, 1997; (riedito da Moretti e Vitali 2015 con prefazione di Olivia Guaraldo)

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