400 COLPI

educare alla libertà nelle difficoltà della globalizzazionene INTERVISTE, RECENSIONI, FRAMMENTI, COMMENTI

La pedagogia del tasto play (2)

Il consumo tecnologico disattiva la ricerca informativa: se le cose devono funzionare, non importa nemmeno il come e il perché, l’approfondimento è inutile, la curiosità non si esercita su ciò che ci precede – chi l’ha inventato? Chi l’ha costruito? Da dove viene? Di che materiale è? – perché tutte quelle voci del sapere le archiviamo, delegando ai marchi di sicurezza una generica garanzia sull’utilizzo. Tutta la tensione dell’utilizzatore tecnologico è invece su ciò che segue da qui a poco, sull’incantesimo del funzionamento, sulla magia dello scatto. È anche così che si forma un rapporto con il mondo disinteressato alle origini, indifferente alla natura delle cose, che non interroga ma aspetta, che non chiede ma guarda ciò che arriva.

ASCOLTA L’INTERVISTA A STEFANO LAFFI

In quella stanza ciò che risulta fuori luogo e ne è spesso esiliato è la natura, sono le forme di vita. Quasi mai si ha l’intelligenza di regalare una pianta a un bambino, al massimo si pensa al cane, perché nell’immaginario più simile al giocattolo e alle sue funzioni di recita e divertimento . La pianta invece è per definizione fuori mercato, non è “divertente” se non nei documentari che isolano in pochi istanti la fatica di ore di appostamenti, non ha “pulsanti” e non ha clic, non si può consumare senza distruggerne la vita, impone un’attesa del suo ciclo molto distante da una logica di comando. Togliere di scena la natura, relegarla solo a esperimento saltuario o giocattolo didattico significa così privare del dispositivo più semplice di cura, di comprensione delle altre forme di vita e delle attenzioni che richiedono. Se fai crescere un bambino in un mondo indifferente a quello che lui fa per il mondo, come farà a stabilire legami affettivi , a occuparsi di qualcuno; a sviluppare l’empatia?

Se tutto si muove con quel tasto, cambia anche il rapporto con il tempo. Se il mondo prima di tutto “funziona”, a mio comando, ogni volta che schiaccio, mi sentirò forte e potente, ma vado incontro a una nuova nevrosi: quel mondo deve dare spettacolo e subito, non ammetto vuoti, il tempo non scorre ma scade, perché è il timer brevissimo fra il plug e il play, l’unica pausa possibile è quella che io attivo con il comando di pausa, il meno usato in assoluto. Se io comando e telecomando la recita del mondo, non esiste più nemmeno l’idea di fine o di morte, sono al più io che termino la visione, non la realtà che termina. Scompare il principio stesso di ·un ciclo di vita, persino degli oggetti, che si logorano e si rompono – anzi, sappiamo che sono fatti per questo – ma sono seriali e quindi illusori di un superamento del senso del limite e della fine, e tutti dotati di un nuovo tasto play. Nessun senso di cura, quindi, nessun senso di protezione e magico superamento di tutti i limiti, compreso quello estremo, la fine: con questo addestramento, non si rischia di formare al delirio di onnipotenza prima e al cinismo poi?

Genitori e parenti che riempiono quella stanza delle nuove merci non si accorgono di operare un ribaltamento del sistema dei saperi da cui escono penalizzati. A essere circondati da quegli oggetti ci si forma infatti l’idea che non conta saper fare le cose ma saperle usare, per cui le abilità sono quelle del consumo e il sapere degli adulti serve poco nella tecnologia della vita quotidiana e la loro autorità non ha fondamenti empirici in un mondo di merci che li declassa a utilizzatori inesperti o non utilizzatori isolati. In questo senso il materialismo che i genitori stessi hanno costruito attorno ai figli concedendo al mercato di leggere e rispondere ai desideri dei figli li esclude, li trasforma in discenti o emarginati dalle capacità di utilizzo di fronte alle quali l’esperto è il figlio. In sostanza, il principio di autorità nella trasmissione di conoscenze si fonda non sull’età o sul ruolo o su una cognizione profonda sulla natura dell’oggetto, ma sull’avere o meno già sperimentato quella cosa.

La beffa per gli adulti è anche quella di aver allestito una stanza in cui non si parla, in cui non è previto dialogo. Le merci non parlano se non nel play-back della pubblicità, ma il tasto play è fatto perché il consumo sia solitario, ognuno comanda il suo; qualunque scritta ulteriore o spiegazione infastidisce, lo stesso foglio di istruzioni rischia di essere una mediazione insopportabile. In questo regime il libro soffre e così pure il giornale, perché sono merci particolari, che una volta acquistate richiedono una fatica incomprimibile come quella della lettura. Di certo si indebolisce il rapporto con la parola scritta, l’idea di una mediazione riflessiva come premessa all’agire la scrittura come luogo in cui fare ordine nelle cose e dare loro un senso, perché il consumo non ammette pause e riflessione, lasciando il primato all’azione e all’istinto.

L’azione in questione è però sempre sull’oggetto, non il gesto per gli altri o con gli altri, le merci pur essendo altro da te fingono di aderirti, ti addestrano al narcisismo, cioè a godere, non a conoscere. Il patto di consumo che stringi all’acquisto con quel pacchetto in mano è la felicità adesso, l’abolizione dell’attesa durata già troppo, da quando lo desideri -perché chi comprerebbe il vuoto? Chi penderebbe denaro per sospendere il piacere? – il loro teatro ha il ritmo della battuta esplosiva, del colpo di scena senza una storia prima. Cresciuti così, senza saper sospendere il piacere, aggrediti dalle cose che desiderano per noi e per noi fanno quanto promesso, reggeremo la frustrazione di ogni percorso, di ogni esperienza?

Non ci si pensa, perché la tecnologia nasconde e deforma la realtà, nel bene e nel male, abitua al superamento magico delle difficoltà, inibisce la formazione a una propria debolezza, illude costantemente sullo sconto di un’esperienza dolorosa, di una fatica personale. Nella pedagogia del consumo conta solo il risultato e il risultato si genera senza il processo. L’immediatezza, l’evidenza e il successo diventano le categorie fondamentali rispetto alle quali si sceglie e si agisce. Perché il tasto play accorcia le catene causali, abolisce la storia e fa del presente il tribunale in cui si è giudicati: se schiaccio voglio soddisfazione ora, come dire che studiare greco e latino, esercitare il diritto di voto scegliendo chissà chi che farà chissà cosa e chissà quando, passare da una formazione sentimentale prima di un rapporto sessuale, provare messmartphone_Cultura_Inquieta5i prima di far emettere il suono a un violino, insomma passare dalla “grammatica delle cose” prima di goderne la recita diventa un transito arduo, difficile da accettare. Anche questo è un gioco crudele, che racconta le estreme conseguenze o i rischi possibili della mutazione materiale attraverso la lente dei risvolti educativi. La mutazione riguarda tutti, ma il prezzo più alto lo pagano i bambini, non ce ne accorgiamo se non quando è troppo tardi.

Nel celebre racconto di Bradbury intitolato Il Veldt (*) a essere protagonista è la stanza dei giochi, una nursery ipertecnologica, dove i piccoli Peter e Wendy sono padroni assoluti mentre i genitori consumano nelle altre stanze i loro riti borghesi, ormai troppo distanti per capire i propri figli. Ed è così che quella stanza in cui letteralmente si proiettano le fantasie dei bambini si trasfigura un giorno nel Veldt, la savana africana dove toccherà ai genitori essere sbranati da quei due piccoli leoni.

FINE SECONDA PARTE (LEGGI LA PRIMA PARTE)


* RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

W. Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, Torino 1995.

F. Ponge, I piaceri della porta, citato in I. Calvino, Perché leggere i classici , Mondadori, Milano 1995.

R. Bradbury, Il Veldt, in S. Solmi, C. Fruttero (a cura di), Le meraviglie del possibile. Antologia della fantascienza , Einaudi, Torino 1973.


FRAMMENTO TRATTO DA:

Stefano Laffi, La congiura contro i giovani, crisi degli adulti e riscatto delle nuove generazioni, Milano: Feltrinelli, 2014, pp. 35-40

LEGGI LA RECENSIONE

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 10 dicembre 2015 da in educare ai media, globalizzazione con tag , , , , , , , .

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Categorie

Follow 400 COLPI on WordPress.com

NEL MESE

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: