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Educare a una cultura emozionale legata alla terra

Intervista a Pablo Romo

L‘enciclica Laudato si’ di papa Francesco pone delle questioni epocali e nuove, ci chiede di pensare ai problemi ecologici dal punto di vista dei poveri e delle povere. Vi troviamo parole molto dure contro le imprese che secondo Pablo Romo faranno molto discutere, perché hanno ascoltato quello che chiedono le chiese povere del pianeta. Pablo Romo è stato stato a fianco delle lotte degli indigeni del Chiapas (nel conflitto tra EZLN e governo del Messico) insieme al vescovo Samuel Ruiz, per poi ricoprire incarichi di primo piano in ONG che difendono i diritti umani e nei domenicani per i diritti umani. In questa intervista Pablo Romo sostiene che l’enciclica propone di educare l’umanità a una nuova cultura emozionale legata alla terra abbracciando così un nuovo paradigma, quello dell’ecofemminismo.

PabloRomoCome è stata recepita l’enciclica in Messico e in sud America?

“L’enciclica che ha appena finito di scrivere il papa, è in qualche modo uno dei documenti più importanti della storia della chiesa degli ultimi 150 anni; credo che dal Rerum Novarum nel secolo XIX sul lavoro non avevamo un documento di una grandezza simile a quello che abbiamo oggi. Il documento è un punto di partenza per una riflessione sulla chiesa, che oggi è implicata in molte questioni delicate, in un tempo in cui ci stiamo dimenticando la nostra casa comune, la nostra madre terra. Oggi credo che questo documento dell’enciclica volti pagina a una chiesa molto compromessa con gli interessi delle grandi imprese per intraprendere un un nuovo cammino con i poveri, con i tre quarti dell’umanità, che soffrono le conseguenze del riscaldamento globale causato da una piccola parte della popolazione della terra. Sono proprio convinto che questo documento genererà grande polemiche tra le grandi imprese. Credo che l’enciclica sia molto radicale e sia molto seria la questione che ci pone Francesco.”

Colpisce molto l’attacco al modello di sviluppo e al pensiero che sta dietro a questo modello, il papa dice che non si possono fare compromessi perchè i compromessi e mediazioni che farebbero solo perdere tempo fino a suggerire la decrescita per i paesi ricchi. E’ così radicale?

Credo che la sensibilità per la terra non debba essere solo di parole ma soprattutto di pratiche e azioni congruenti in cui non si cambia solo il modello di sviluppo ma anche il paradigma di pensiero della relazione con la terra e con le cose. Il consumo deve arrestarsi, dobbiamo fermarci nel modo in cui ci stiamo approcciando alle cose; dobbiamo pensare in un modo diverso, non è possibile continuare a distruggere il pianeta e poi pagare l’elemosina alle vittime di questo disastro, non importa dove sia il disastro ambientale.

Si parla di dare lavoro e una vita degna ai poveri.

Proprio per questo considero che sia una enciclica molto rilevante perché non fa concessioni , non cerca punti intermedi, è molta chiara: ci sta dicendo di non perdere tempo in giustificazioni, cercando di giustificare la nostra propria vita, perché è arrivato il tempo di cambiare. Credo che sia molto radicale e credo che Francesco stia facendo nascere una nuova leadership a partire dai poveri, che è molto differente, molto diversa dalla leadership a cui siamo abituati nella chiesa cattolica, solitamente molto trionfalista e molto attaccata alle sue ossessioni sessuali. Oggi stiamo vivendo la visione dei poveri che hanno una preoccupazione fondamentale per la madre terra e per la vita della gente che sta in situazioni di rischio lasciando da parte le ossessioni ortodosse e sessuali della chiesa.papaFrancesco2

Si sente moltissimo l’influenza della teologia della liberazione, ma la teologia della liberazione non viene mai nominata nell’enciclica: come mai?

Io credo che sia interessante questo punto: non è necessario nominarla, l’importante è l’emancipazione non la teologia della liberazione. Le teologie della liberazione sono contestuali. Io penso che la cosa importante sia questa: l’emancipazione. Lo diceva anche già Don Samuel Ruiz, vescovo del Chiapas, quando gli chiedevano se era a favore della teologia della liberazione e cosa ne pensasse, lui rispondeva che non era importante la teologia della liberazione ma che quello che conta è la liberazione e la liberazione dei poveri. Credo che in questo senso il documento e le nuove parole che stiamo ascoltando siano gesti molto concreti che non hanno bisogno di teorie – che poi generano ideologia e o demagogie – ma che semplicemente dicono no a questo modello di sviluppo e sì invece a uno nuovo stile di vita, una nuova cultura, una nuova relazione con la natura a partire dai poveri, dalla visione dei poveri. Le cose e i fatti sono molto più eloquenti più di quanto lo siano le parole. Per esempio la beatificazione di monsignor Romero – ruiz2vescovo del Salvador ucciso davanti all’altare da paramilitari anti-inssurrezionalisti – bene la beatificazione di monsignor Romero è stata fatta da Francesco (anche se la richiesta di beatificazione era approdata in Vaticano già nel 1996), benché questo fatto sia ben poco conosciuto perché i media non intendono diffonderlo. Insomma ci sono dei segni, ci sono segni molto concreti, segni di azioni molto concrete che stanno succedendo.

Si parla di educazione alla cittadinanza e alla ecologia. Come mai tanto spazio all’educazione?

Sono delle cose molto importanti: l’azione e la nuova cultura. E la nuova cultura si può fare con una formazione, una educazione che trascenda le aule vada fuori dalla scuola vada nei campi, per andare nelle strade, per andare e stare nei boschi e nelle poche foreste che ci rimangono. RuizChiapasLa nuova educazione di cui ci parla l’enciclica è una educazione interattiva, non solo solo razionale. Credo che l’enciclica di Francesco stia ponendo la questione della costruzione di una cultura che abbia a che vedere con le emozioni, che abbia a che vedere non solo con il pensiero e che abbia qualcosa a che vedere con uno stile di vita equivalente. Una educazione che si costruisce con la prossima generazione. Quando sta parlando dei nostri limiti che stanno nel 2050 è perche sta pensando alla prossima generazione che non potrà continuare ad avere gli stessi ritmi di consumo dei nostri, una generazione che non può continuare ad avere la relazione che noi abbiamo con l’acqua, per esempio, una relazione con la natura in generale come la nostra; e l’unico modo di cambiare il paradigma è con una formazione di tutti – Francesco non sta infatti parlando solo dei piccoli e dei giovani, ma sta parlando di una formazione per tutti quanti, una nuova maniera di approcciarsi, un nuovo modo di conoscere, una nuova episteme, una nuova conoscenza, una ermeneutica ecologica, una nuova ermeneutica femminista – una nuova ecologia femminista forse? no certo non vorrei essere spingermi troppo oltre, ma penso proprio che stia raccogliendo e che stia parlando di quello che diceva Boff circa dieci anni fa sull’ecofemminismo, non lo sta citando ma lo sta recuperando. Non lo sta dicendo esplicitamente però in fondo sta parlando di questo nuovo paradigma e di questo nuovo episteme.

Quali sono le parole più forti di questa enciclica?

Non saprei quali sono le parole forti – adesso che me lo chiedi – direi il limite di tempo e che siamo vicini a un punto irreversibile. Credo che quello che ci sta dicendo Francesco non è rivolto ai soli cattolici, non solo ai credenti, ma a tutta l’umanità. SIAMO MOLTO VICINI AL PUNTO DI NON RITORNO. Questo è il punto più drammatico che Francesco ci sta ponendo. L’enciclica recupera molto il discorso indigeno latino-americano sulla madre terra. Se ci facciamo caso, mai prima di oggi una enciclica assomiglia a questo discorso che è un discorso dei popoli indigeni dove la terra è una madre. Nelle precedenti encicliche la terra era vista con un razionalismo kantiano (molto vicino alla relazione che il liberalismo ha con la produzione) dove quindi dove la terra era vista per l’uso che se ne è faceva e non come la madre che è quella che ci ha dato la vita.


PUOI ASCOLTARE L’INTERVISTA COMPLETA A PABLO ROMO SU RBE ASCOLTANDO I PODCAST:

prima parte

seconda parte

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Un commento su “Educare a una cultura emozionale legata alla terra

  1. carla santarelli forani
    6 novembre 2015

    Bellissimo articolo che fa meditare…. Complimenti, SImone! CARLA

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