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Teologo e senatore

La ristampa di alcuni scritti selezionati del pastore Tullio Vinay (1909-1996) da parte di un editore non legato alla sua chiesa è una operazione lodevole che suggerisce di collocare finalmente la sua opera religiosa e politica tra quelle di alcuni maestri come don Lorenzo Milani ed Ernesto Balducci. Vinay fu teologo, ma anche senatore indipendente dal 1976 al 1983. Durante la seconda guerra mondiale salvò a Firenze diverse decine di ebrei e, per questo, nel 1982 fu riconosciuto “giusto tra le nazioni” dal governo israeliano. Nel 1946 fondò il centro ecumenico di Agape (a Prali in Piemonte) e nel 1961 fondò il Servizio cristiano a Riesi (Sicilia). Vinay fu più predicatore e uomo d’azione che scrittore, però ci ha lasciato parole pungenti, posizioni radicali e capaci di cogliere alla radice il nodo di alcune questioni cruciali come l’aborto, la spesa per gli armamenti, gli agi della società dei consumi, i crimini di guerra, le leggi speciali antiterrorismo. riesi

E se ai più poteva presentarsi come un estremista, è solo perché la società aveva, ieri come oggi, rinunciato ad apprezzare il messaggio di Cristo come messaggio di critica, capace di sconvolgere e mettere in discussione l’esistenza. Nel libro la parola più ricorrente è agápē, proprio la parola greca che  diede il nome al centro da lui voluto e che diresse per dieci anni dopo la fine della guerra. A chi sosteneva che la parola greca ἀγάπη fosse incomprensibile, lui rispondeva che sarebbe stata un’occasione per spiegarla. Una parola che nella vulgata cattolica venne resa con il termine latino caritas, perdendo la polisemia originaria che include anche partecipazione e solidarietà. vinaySperanzeVinay la ritiene la chiave di lettura delle scritture, più importante persino della fede: un amore sconfinato che “può investire ogni creatura umana anche se non ne ha coscienza” perché la parola di Cristo non è mai rivolta ai soli credenti. Agape è anche l’opposto del movimento eroticizzante verso le cose, del desiderio di possedere tipico della società dei consumi. Stupisce la grande lungimiranza con cui ha colto i rischi della società contemporanea e i toni con cui la descrive. L’acume con cui descrive il consumo come il vero oppio dei popoli; il pericolo rappresentato dalle multinazionali ostacolo per la democrazia; la consapevolezza di essere in un’epoca di forti contrapposizioni, grandi violenze ma anche grandi speranze. vinay

Alla logica del consumismo, che porta a una catastrofe planetaria, contrapponeva la logica del dono e ribadiva che l’essere umano non era al servizio dell’economia ma il contrario. Ai suoi occhi l’alternativa che si delineava non era tanto tra socialismo e barbarie, ma tra senso della vita e comfort della vita: “Per poter ridurre i beni materiali occorre aumentare molto e molto i beni culturali e spirituali”. La rivoluzione della speranza era annunciata nei termini di una rivoluzione incarnata, vera e planetaria, come prassi quotidiana da iniziare sovvertendo nel qui e ora la propria vita. Rivoluzione planetaria come uscita in prima  persona dal sistema dei consumi, strada di cui ha delineato i passi. Il primo era esistenziale: l’annullamento del passato, in termini non di rimozione ma di perdono; poi bisognava abbattere i muri di divisione e trasformare il confine in luogo di incontro; il terzo passo infine era cambiare lo stile di vita e non perdere la speranza, essere sereni più che felici. Quando, da senatore, parlava di aborto citava, senza perdersi in posizioni ideologiche, le parole di Dacia Maraini: “Poiché sono sempre gli uomini (i medici, gli  psicologi, i politici, i moralisti) che dibattono sull’aborto, si finisce col perdere regolarmente di vista una verità fondamentale: che le donne odiano abortire”. agape

Cosa dire infine dell’attualità delle sue parole contro chi considera i terroristi degli esseri umani non degni di sepoltura? A chi sosteneva le leggi speciali, in Italia e Germania negli settanta, Vinay rispondeva che “voler salvare la democrazia senza la democrazia, cioè nella limitazione delle libertà democratiche e con le leggi speciali” era la cosa più pericolosa; non si stancava di ripetere che l’amore non poteva essere meno contagioso dell’odio.

Questa meritoria inattuale operazione editoriale raccoglie alcuni scritti dal 1967 al 1982 già pubblicati dall’editore Claudiana: Ho visto uccidere un popolo. Sud Vietnam: tutti devono sapere (1974) e L’utopia del mondo nuovo (1984). Mancano invece gli scritti tratti da Giorni a Riesi (1966) e da L’amore è più grande, la storia di Agape e la nostra (1995). Agape, che Goffredo  Fofi definisce nella sua prefazione “un centro di vitale nutrimento”, è stato nella storia culturale italiana un crocevia che ha permesso a uomini e donne di diversissimi schieramenti politici di incontrarsi e discutere, un confine trasformato in reale luogo d’incontro. agape2Vinay lo volle costruire nell’immediato dopo guerra come luogo di riconciliazione per i giovani divisi dalla guerra: tra i muri del villaggio si incontrarono partigiani e soldati tedeschi. L’esperienza di riconciliazione rimbalzò con Ray Davey (che riteneva Vinay il suo ispiratore) in un altro villaggio, a Corrymeela nell’Irlanda del Nord, tra le famiglie cattoliche e ­protestanti.


Recensione a Tullio Vinay, Speranze umane e speranza cristiana scritti religiosi e politici, (1967-1983) pp. 171, € 15, Edizioni dell’asino, Roma 2014 di Simone Lanza – pubblicata su L’Indice dei libri, luglio-agosto 2015

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Questa voce è stata pubblicata il 31 agosto 2015 da in comune, globalizzazione con tag , , , , , .

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