Autodifesa digitale

di Ippolita (anticipazione dalla rivista Andersen)

Come si fa a convivere con i dispositivi digitali? Si possono usare senza essere usati? Siamo sotto controllo, senza via d’uscita? E i più piccoli? E i più anziani? E la politica? Che ne è della sfera privata, della sfera pubblica, della vita analogica? Siamo dipendenti dal digitale? Queste sono le domande a cui ci troviamo confrontate nella nostra attività di formatori. Il tema che si dipana sullo sfondo è: posto che individui e collettivi secondo noi dovrebbero tendere alla libertà e non all’apertura (nel 2005 scrivemmo in merito Open non è Free), poiché nel quadro del digitale siamo immerse in un mondo di strapotere e dominio commerciale, quali sono le tattiche per fare autodifesa senza entrare nella dinamica militarista di attacco-difesa? sedia-schermo3

Come crescere in maniera co- evolutiva con gli strumenti digitali? Precisiamo che per noi dipendenza, così come altre parole legate all’uso della Rete (anzi, la stessa parola Rete), andrebbero rinegoziate. Senz’altro, non esistono risposte facili e adatte a tutti. Soprattutto, non esistono soluzioni gratuite. Certo, non possiamo affidarci alle ricette dei Padroni Digitali, le risposte commerciali che ci bombardano senza sosta con «nuove tecnologie» per risolvere problemi che non sapevamo di avere. Costruire mondi comuni in cui vivere bene esige tempo, calma, attenzione. E non si può partire dall’alto, dai grandi sistemi. Nessuno ci ha costretto a connetterci, né a fare login: l’abbiamo fatto volentieri, con entusiasmo, abbiamo accettato le regole del gioco (abbiamo acconsentito ai Termini del Servizio), e se ora ci sentiamo in casa d’altri, spiati e controllati, all’indignazione devono seguire proposte di dignità. Bisogna quindi cominciare dal basso, dai nostri comportamenti quotidiani. Ci siamo adattati alla profilazione perché è comodo farci sezionare da qualcuno che sa meglio di noi cosa vogliamo. I nostri desideri vengono così esauditi senza fatica, che siano oggetti, esperienze, servizi, relazioni.

La critica all’informatica del dominio ci mette a disposizione degli strumenti per capire come siamo arrivati a delegare parti rilevanti delle nostre vite ai Servizi Commerciali Gratuiti. I loro dispositivi sono protesi di arti sani in via di atrofizzazione. Dallo smartphone al navigatore, abbassano il carico cognitivo, rendono più semplici procedure prima semplicemente impensabili, come inviare messaggi a migliaia di persone contemporaneamente, o verificare immediatamente una fonte, un dato. D’altra parte ci abituano a interfacce appositamente studiate per generare assuefazione, e quando ci accorgiamo di reagire alla logica perversa delle notifiche, ormai è difficile ridurre, smettere.

Criticare però è solo il primo passo, a cui molti altri devono seguire. L’obiettivo dell’autodifesa digitale è tracciare il nostro sentiero per creare reti adeguate ai nostri bisogni. E siccome i nodi di una rete collettiva sono gli individui, vogliamo imparare a costruirci identità integre, espressioni consapevoli di corporeità forti, autonome, competenti. Corporeità somato-psichiche capaci di armonizzare digitale e analogico.


Ippolita3Ippolita, “Autodifesa digitale” sarà a breve interamente pubblicato sul mensile di letteratura e illustrazione per il mondo dell’infanzia Andersen. Si ringraziano autore e editore per l’anticipazione.


Ippolita è unIppolita2 gruppo di ricerca interdisciplinare attivo dal 2005. Conduce una riflessione ad ampio raggio sulle ‘tecnologie del dominio’ e i loro effetti sociali. Pratica scritture conviviali in testi a circolazione trasversale, dal sottobosco delle comunità hacker alle aule universitarie. Tra i saggi pubblicati: Open non è free. Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale (Elèuthera 2005); Luci e ombre di Google (Feltrinelli 2007, tradotto in francese, spagnolo e inglese); Nell’acquario di Facebook (Ledizioni 2013, tradotto in francese, spagnolo e inglese); La Rete è libera e democratica. FALSO! (Laterza 2014). http://www.ippolita.net – Idee, suggerimenti: info@ippolita.net

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Simone Lanza

Sono nato nel 1971 a Milano, ma ho avuto la fortuna di scegliere di migrare e finora ho cambiato 18 dimore. Vivo con S. che ha messo al mondo A. e insieme riempono la mia vita di gioia e rendono le fatiche più leggere. Lavoro attualmente come maestro elementare presso la scuola all’aperto Cesari (Niguarda, Milano). Conduco la trasmissione radio 400 COLPI su RBE. Ho lavorato nella cooperazione sociale come direttore di cooperativa, responsabile del personale e responsabile economico-finanziario. Dal 2001 al 2005 sono stato vicedirettore del centro ecumenico di Agape. Dopo la laurea in filosofia a Urbino nel 1998, avevo conseguito il master in cooperazione e sviluppo a Pavia e quello di management delle imprese sociali a Torino; recentemente ho conseguito anche la laurea di scienza della formazione a Torino. Nella cooperazione internazionale avevo lavorato in Chiapas e, in Italia, nell’ambito della formazione di cooperanti. Ho pubblicato qualche articolo di carattere antropologico, etico e politico. Ho collaborato con gruppi di appoggio zapatisti e di solidarietà con i migranti; ho organizzato seminari e conferenze su diversi temi legati alla globalizzazione e all’educazione, insomma ho contribuito e continuerò a contribuire alla circolazione e contaminazione di idee per costruire un mondo con meno ingiustizie sul pianeta terra.

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