400 COLPI

educare alla libertà nelle difficoltà della globalizzazionene INTERVISTE, RECENSIONI, FRAMMENTI, COMMENTI

Allattamento naturale: ideologia, scienza e comandamenti (2)

di Simona Forti e Olivia Guaraldo

È nell’orizzonte dell’ideologia della Grande Salute (1) che sono state condotte le campagne per l’allattamento al seno, con un vigore di gran lunga più accanito rispetto a quello con cui si propagandava, tra gli anni ’50 e ’70, il latte artificiale come la panacea per il neonato e lo strumento di liberazione per la donna. Con un linguaggio quasi bellico, oltre che mutuato dal marketing, le agenzie sanitarie, l’Organizzazione Mondiale della Sanità in testa, negli ultimi 15 anni hanno ‘messo in atto campagne’, ‘sviluppato strategie’, diffuso informazioni, confezionato opuscoli, organizzato corsi per operatori; tutto in vista dell’obbiettivo supremo: la vittoria nella battaglia finale contro il latte artificiale; la salute futura del bambino passa attraverso la produzione e l’assunzione del latte materno. Sono davvero infiniti i documenti e gli organismi che promuovono pressantemente l’allattamento al seno (2).

ALLATTAMENTO TRA SCIENZA E IDEOLOGIA

Attorno ai due grandi protagonisti che operano a livello mondiale l’OMS e La Leche League gravitano migliaia di agenzie e associazioni che ormai hanno uniformato i propri contenuti e i rispettivi messaggi. Se fino a qualche decennio fa esisteva uno spiccato antagonismo tra le prescrizioni mediche e le indicazioni naturalistico-maternalistiche, oggi i due regimi di discorso si intrecciano inestricabilmente. Gli attori sanitari fanno propri senza riserve, oltre che senza senso critico, gli assunti delle teorie dell’attaccamento materno via allattamento, così come i movimenti sorti dalle proliferazioni internazionali della Leche si appellano alla perentorietà di ricerche e statistiche mediche.

Virgen de la leche

Virgen de la leche

Ad esempio, continuamente viene ribadito, anche sui siti dedicati «allo spirito materno», che per ogni anno di allattamento il rischio di cancro al seno si riduce di una percentuale vicina al 4% e per ogni mese di assunzione di latte materno, l’aspettativa di vita del neonato si prolunga di 1 anno. Si citano riviste come «Science» e «Lancet», ma i riferimenti precisi non si trovano. Al loro posto, immancabilmente, leggiamo la sconfortante ammissione che saranno comunque necessarie altre ricerche per individuare con certezza il nesso causale tra latte materno, salute della madre e salute del bambino. Proclami medici, insomma, si fondono con istanze moraleggianti, nella comune convinzione che la lattazione sia un «processo unico e insostituibile».

Per evidenziarne il tono autoritario e il contenuto approssimativo, troviamo interessante sintetizzare le linee guida di alcuni testi-chiave di tale campagna. Innanzitutto, la matrice di tutti i successivi documenti: la «Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF», del 1989, (3) che si rivolge agli operatori sanitari con veri e propri diktat circa i metodi e gli strumenti che questi devono adottare per poter intervenire con efficacia e per promuovere «a tutti i costi» dalla complicità ‘affettiva’ ai ricatti psicologici l’allattamento al seno e la «presa in carica» delle madri, soprattutto quelle soggette ad ansia «e paura immotivate di una mancata lattazione e di un’insufficienza lattea». Il tutto formidabilmente schematizzato nel testo intitolato I 10 passi per il successo dell’allattamento al seno (4).

I DIECI COMANDANTI PER L’ALLATTAMENTO “NATURALE”

Questi dieci comandamenti, con le loro palesi assurdità che ogni donna immediatamente rileva, trovano piena legittimazione in quel capolavoro biopolitico dell’anno successivo intitolato Dichiarazione degli Innocenti, in cui si parla dalla parte dei bambini, per i quali l’allattamento è un processo unico perché:

«1. fornisce l’alimentazione completa ai neonati e contribuisce al loro pieno sviluppo e alla loro sana crescita; 2. riduce i tassi di morbilità e mortalità infantile diminuendo l’incidenza e la gravità delle malattie infettive; 3. giova alla salute delle donne riducendo i rischi di tumore al seno e alle ovaie, e aumentando l’intervallo tra una gravidanza e l’altra; 4. offre vantaggi economici e sociali sia a livello familiare che a livello nazionale; 5.dà alla maggior parte delle donne un senso di soddisfazione se praticato con successo. E poiché recenti studi hanno dimostrato che: tali vantaggi aumentano con un allattamento esclusivamente materno (vale dire, nessun altro alimento e nessuna restrizione di orario) durante i primi 6 mesi di vita del neonato, e in seguito con una maggiore durata dell’allattamento integrato con alimenti complementari; e che interventi programmati possono apportare positivi cambiamenti nell’atteggiamento verso l’allattamento al seno; dichiariamo che […] tutte le donne dovrebbero essere messe nella condizione di praticare l’allattamento al seno, e tutti i neonati dovrebbero essere nutriti soltanto con latte materno, dalla nascita fino ai 4-6 mesi di vita. I bambini dovrebbero continuare ad essere allattati al seno […] fin oltre i due anni di età» (5).

Come mai, dimenticando situazioni materiali e culturali ben più gravi per le donne e i neonati, si pone tanto zelo, tanta enfasi, proprio per «raggiungere una cultura dell’allattamento al seno» e difenderla dalla «cultura dell’allattamento artificiale»? Non vogliamo entrare nel merito di scelte politiche ed economiche che non conosciamo – anche se sarebbe interessante capire perché multinazionali, quali la Nestlé, ad un certo punto non solo smettano di boicottare, ma addirittura appoggino questa crociata contro il biberon. Nemmeno pretendiamo di mettere in discussione i risultati di test clinici, analisi, statistiche, semmai segnaliamo che questi non sono mai riportati, neppure citati, in questi documenti, ma sempre autoritativamente presupposti. Ci interessa qui soprattutto richiamare l’attenzione sul potere esercitato da alcuni enunciati che si vogliono inoppugnabili verità scientifiche, quali ad esempio ‘l’universalità chimica’ del «breast is best», per la donna e per il bambino. Come se il corpo della donna fosse un’entità biologica costante, la quale raggiunge la propria essenza funzionale quando diventa non solo un corpo materno, ma un corpo materno che ‘nutre’. Come se ci potessero essere corpi che si sottraggono a questa funzione soltanto per cattiva indole. Perché nella realtà biologica, tutte le donne ‘normodotate’ possono allattare. O ancora, come se il problema consistesse in madri perverse che non riescono o non vogliono trarre piacere da questo momento di magica simbiosi, che oltre ad essere intima e sensuale, produce anticorpi assolutamente vitali per il futuro sistema immunitario del bambino.

Insomma, alla bontà normativa e naturale dell’allattamento al seno, contravvengono soltanto corpi materni ‘contro natura’. Perché, certo, per la comunità scientifica esiste un modo naturale e universale di essere madre’ (6).


Olivia Guaraldo

Olivia Guaraldo

ASCOLTA L’INTERVISTA A OLIVIA GUARALDO

LEGGI ANCHE il secondo frammento tratto dal medesimo articolo*: Allattamento al seno e mistica postmoderna della maternità


* Il frammento è tratto da : Simona Forti e Olivia Guaraldo, Rinforzare la specie, ll corpo femminile tra biopolitica e religione materna, in FILOSOFIA POLITICA / a. XX, n. 1, aprile 2006, pp. 64-76.

Titolo, paragrafi, note e tagli redazionali leggermente riadattati dall’orginale da Globildung.

NOTE

  1. Sull’ideologia della grande salute si veda il fondamentale lavoro di L. Sfez, La salute perfetta. Critica di una nuova utopia (1995), Milano, Spirali, 1999. Importanti anche le considerazioni di J. Ruffiè, Naissance de la médicine prédictive, Paris, Odile Jacob, 1993.

  2. Non si possono elencare qui tutte le iniziative e le pubblicazioni effettuate dalle più disparate organizzazioni. Segnaliamo soltanto alcune tra quelle più attive e diffuse. Oltre all’Organizzazione Mondiale della Sanità, le cui pubblicazioni sono tutte reperibili sul sito www.who.int, godono di grande autorevolezza i testi della AAP (American Association of Pediatrics). Tra i siti italiani, i più attivi e consultati sono: www.epicentro.iso.it (informazioni per madri e ostetriche), www.ibclc.it (dell’Associazione Italiana Consulenti Professionali Allatta- mento Materno), affiliati alla International Board of Lactation Consultants, statunitense. Tra i gruppi nati come movimenti di self-help, si veda l’instancabile MAMI (Movimento Allattamento Materno Italiano).

  3. Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF, L’allattamento al seno: protezione, incoraggia- mento e sostegno. L’importanza del ruolo dei servizi per la maternità, Ginevra, OMS, 1989, sito dell’OMS, pp. 1-19. Qui e nelle pagine successive il corsivo è nostro.

  4. Secondo il quale ogni «punto nascita e di assistenza al neonato» deve: «1. definire un protocollo scritto per la promozione dell’allattamento al seno da far conoscere a tutto il personale sanitario; 2. addestrare il personale sanitario […]; 3. informare le donne già durante la gravidanza sui vantaggi e sulla conduzione dell’allatta- mento al seno; 4. aiutare le madri perché comincino ad allattare entro mezz’ora dal parto; 5. mostrare alle madri come allattare e come mantenere la produzione di latte anche in caso di separazione dal neonato; 6. non somministrare ai neonati alimenti o liquidi diversi dal latte materno, salvo indicazioni mediche; 7. praticare il rooming-in, permettere cioè alla madre e al bambino di restare insieme 24 ore su 24 durante la permanenza in ospedale; 8. incoraggiare l’allattamento a richiesta; 9. non dare tettarelle artificiali o succhiotti durante il periodo dell’allattamento; 10. favorire lo stabilirsi di gruppi di sostegno all’allattamento al seno ai quali le madri possano rivolgersi dopo la dimissione dall’ospedale o dalla clinica».

  5. Redatta e adottata nel corso dell’incontro OMS/UNICEF: «L’allattamento al seno negli anni ’90: un’iniziativa globale», tenutosi a Firenze dal 30 luglio al 1 Agosto, 1990. Costituirà la piattaforma per le politiche dell’allattamento tutt’ora in corso.

  6. Vanessa Maher, in un interessante studio antropologico sulle diverse ‘verità’ culturali dell’allattamento, mette in luce come le «‘utilità nutrizionali’ dell’allattamento materno siano culturalmente determinate (anche quelle raccomandate dall’OMS) e abbiano un rapporto solo indiretto con l’efficacia biologica». La prospettiva antropologica, in altri termini, rilevando tanti modi di allattare quante sono le culture (in Etiopia le donne non danno il colostro al neonato, in Islanda nei secoli XVII e XVIII l’allattamento al seno era bandito, in alcuni paesi del Nord Africa le donne preferiscono non allattare per ‘scaricare’ parte della fatica dell’allevamento dei figli su padri altrimenti riluttanti) smaschera la pretesa di validità universale delle linee-guida ‘occidentalizzanti’ dell’OMS. Si veda V. Maher, Il latte materno. I condizionamenti culturali di un comportamento, Torino, Rosenberg & Sellier, 1992, p. 19.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 3 luglio 2015 da in educare al genere, globalizzazione, infanzia, nuovi ruoli genitoriali con tag , , , , .

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Categorie

Articoli Recenti

Follow 400 COLPI on WordPress.com

NEL MESE

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: