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Allattamento al seno e mistica postmoderna della maternità

di Simona Forti e Olivia Guaraldo

Lungi dal rimanere ‘antagonista’ e radicale, lo spirito che muoveva il massiccio «ritorno alla natura» di una generazione scontenta dei modelli culturali e degli stili di vita imperanti, non tardò molto ad influenzare la comunità medica, soprattutto, e questo non è certo un caso, per quanto riguardava il corpo femminile e il latte materno. (…) L’intento di promuovere l’allattamento al seno in virtù della sua naturale ‘bontà’, della sua capacità di rafforzare non solo le difese immunitarie del bambino ma anche il legame fra madre e figlio, rivela, da un punto di vista biopolitico, interessanti quanto ambigui ‘rovesci della medaglia’.

ALLATTAMENTO, FATTO NATURALE O SOCIALE?

In primo luogo l’argomento ‘naturale’ contrasta con l’enorme difficoltà che molte donne incontrano nell’allattare. Si tratta di difficoltà di vario genere, di natura fisica produzione insufficiente, ragadi, dolori alle mammelle e di natura psicologica l’allattamento a richiesta dovrebbe rendere la madre disponibile 24 ore su 24, senza possibilità di delegare, anche per poco, ad alcuno la ‘cura’ del nuovo nato. È dogma condiviso quello per cui ogni donna è naturalmente in grado di soddisfare i ‘requisiti minimi’ di un allattamento esclusivo per 6 mesi, si tratta solo di fornire la giusta educazione, i giusti consigli. Tuttavia, se davvero allattare fosse qualcosa di così istintuale e piacevole, a cosa servirebbe la minuziosa regolamentazione del successful breastfeeding da parte di tutti gli operatori sanitari e dei gruppi di self- help?

Virgen de la leche

Virgen de la leche

In secondo luogo il discorso egemone relativo all’allattamento al seno investe il corpo femminile, lo attraversa e ne fa, ancora una volta, il terreno di coltura di strategie di assoggettamento. La novità, rispetto alle pratiche di controllo del passato, sta nel fatto che ora esse hanno nelle donne e nei gruppi di self-help femminile il centro insospettato di un controllo sul corpo della donna che, a differenza del sapere medico, pretende di convincere le donne stesse della bontà e del ‘piacere’ che l’allattamento dovrebbe rappresentare. L’argomento relativo alla ‘naturalità’ dell’allattamento al seno rivela il suo carattere insidioso in quanto ha una pretesa di validità universale di carattere innanzitutto morale. Proporre una ‘maternità’ naturale associando all’aggettivo tutto ciò che è ‘buono’, ‘autentico’, ‘incontaminato’ – significa collocare la maternità al di fuori della sfera pubblica (2), in una sorta di dimensione extra-sociale che attinge alla purezza di una natura intatta e superiore per alcune, soprattutto per le donne non occidentali, sospettosamente vicina all’animalità a cui troppo spesso il corpo femminile è stato associato. (…)

Quella che è stata chiamata, parafrasando un celebre testo femminista degli anni Sessanta (3), La mistica della maternità, ha proprio a che fare con l’elevazione del corpo femminile ad una dimensione moralmente superiore in virtù innanzitutto della sua capacità nutritiva il latte materno e l’allattamento al seno diviene la cifra di un corpo che, lungi dall’essere espressione di un finalmente liberato dai dettami del controllo maschile, è sottoposto a pratiche di disciplinamento tanto più ineludibili quanto più rafforzate da una supposta «natura femminile».

ORIGINE RELIGIOSA DELLA LECHE LEAGUE

Non è un caso che la già citata La Leche League prenda il suo nome da un santuario in Florida, «Nuestra Señora de La Leche y Buen Parto», dedicato alla Vergine in qualità di madre protettrice del parto e del latte materno. Ciò che rende ambigui da un punto di vista squisitamente femminile i gruppi di self-help è proprio una mistica della maternità, la quale viene assunta come dato non semplicemente biologico, ma semi-religioso. I modi in cui il corpo della donna-madre diviene lo strumento di incarnazione di questa religione materna hanno a che fare con pratiche discorsive che, per le dinamiche sopra citate, si sono incrociate e intrecciate con quelle mediche, a cui aggiungono come se quelle non bastassero un tono di assolutismo morale. I manuali e le guide-pratiche della League formulano i loro argomenti in favore dell’allattamento e le pratiche ad esso collegate secondo modalità ‘flessibili’, che assecondano i ritmi naturali della diade madre-figlio, dei loro corpi, delle loro primarie esigenze di attaccamento e di reciproca conoscenza. Ma andando ad analizzare in dettaglio alcuni dei testi chiave di questi gruppi, è sorprendente notare il tono perentorio e lo stile epidittico dei loro ‘principi ispiratori’ nonché la straordinaria assonanza che essi hanno con le linee guida dell’OMS. (4)

È del resto straordinario che nessuna delle poche studiose che hanno affrontato il fenomeno delle leghe del latte e dell’attuale boom dell’allattamento al seno si sia chiesta che implicazioni abbia, per una donna al giorno d’oggi, seguire fedelmente quei consigli pratici e quegli argomenti.

Il paradosso di un corpo di donna ingabbiato dai dettami di una ‘filosofia’ che si vuole ‘femminile’ è rintracciabile proprio negli esiti ambigui di gruppi come La Leche League, che si propongono di sottrarre le donne ad una eccessiva medicalizzazione e che invece propongono in alternativa un corpo femminile totalmente appiattito sulla funzione nutritiva e materna, nonché completamente domestico. Curiosa è la mescolanza, nel testo che definisce la filosofia della League, di elementi biologici «Il latte materno è in assoluto il miglior alimento per il bambino» e ammonimenti moraleggianti di natura a dir poco conservatrice sul ruolo naturalmente domestico, familiare, e, per estensione, sociale della donna: «La Leche League ritiene che l’allattamento al seno aiuti la madre a prendere coscienza delle responsabilità ed a godere delle soddisfazioni connesse al particolare ruolo che ella ricopre nell’ambito della famiglia. Affinando la propria capacità di essere madre, la donna migliora se stessa dal punto di vista umano. L’intuito e la sensibilità maturati nella sua esperienza di maternità le saranno preziosi in qualsiasi circostanza della vita» (5) .

Il legame indissolubile fra nascita e ‘natura’ è il dato incontrovertibile che i movimenti per il parto in casa e dalle leghe per l’allattamento al seno rivendicano. Come però notano alcune femministe, l’appello alla ‘natura’ non è privo di pesanti conseguenze per le donne, e se è vero che può essere strategicamente usato per contestare la medicalizzazione del corpo femminile, è altrettanto vero che esso viene facilmente «cooptato» per fini patriarcali. Se il discorso medico, scientifico in generale, viene criticato perché fa del corpo e in particolare del corpo femminile un oggetto su cui esercitare pratiche di controllo e disciplinamento, ne fornisce un sapere distaccato, falsamente neutrale, irrispettoso dell’unicità e della fragilità del singolo, ciò che i discorsi promossi dalle leghe del latte pur convinte di dare voce ad un ‘sapere’ che si fa forte di una autorità precedente e superiore al mero scientismo moderno propongono è una normalizzazione del corpo femminile per la quale la ‘norma’ è la madre che nutre il figlio al seno e tutto il resto attiene alla sfera dell’anormalità, dell’artificio, dell’errore.

MADRI TRA SENSO DI COLPA ED EMANCIPAZIONE

Molti e diffusi sono gli esempi di donne che interiorizzano un forte senso di colpa per non riuscire ad attenersi agli standard di allattamento prolungato ed esclusivo proposto dalla League e da tutte le istituzioni sanitarie come indice di perfetta incarnazione materna. Questo modello di perfezione, seppure declinato, a detta delle volontarie, secondo i ritmi individuali di ciascuna, difficilmente si concilia con i ritmi lavorativi di molte donne, nonché con la molteplicità delle esperienze e dei desideri di una vita pre-materna. Essere madre significa dunque, secondo i dettami della League, ritornare, piacevolmente e tranquillamente, nella sfera privata, riunciare ad ogni altra dimensione, fare della maternità uno stile di vita esclusivo.

In ultima analisi, sia che si analizzi il discorso medico relativo all’allattamento, sia che si prenda in esame la filosofia maternalista delle leghe del latte, ciò che emerge è innanzitutto una diffusa indifferenza per le singole corporeità, un disembodiment come lo chiamano in altri contesti le femministe americane che priva la donna del suo corpo in carne ed ossa. Sottoponendola a pressioni mediche da una parte e moraleggianti dall’altra – o all’ineludibile intreccio dei due registri l’esperienza della maternità viene fagocitata da ordini discorsivi superiori che lasciano, ancora una volta, alla donna solo il senso del fallimento e della colpa per non riuscire appieno a soddisfare i criteri proposti e imposti da un discorso la cui egemonia è pressoché assoluta.

Negli Stati Uniti, alcune femministe, prima fra tutte Susan Faludi, hanno visto nel ritorno prepotente ed assolutamente perentorio dell’allattamento al seno una sorta di complotto maschile per arginare e controllare la crescente autonomia femminile (6). Altre, tra cui la già citata Linda M. Blum, ritengono che la attuale ‘moda’ dell’allattamento al seno, nella risultante che origina dall’incrocio di diverse pratiche discorsive, almeno negli Stati Uniti può essere compresa se inserita nel contesto della generalizzata ansia delle classi medie. «Con il profondo mutamento dell’economia statunitense molti figli della classe media probabilmente avranno davanti a sé un futuro finanziariamente meno roseo di quello dei loro genitori, e quindi queste ansie hanno ingenerato una nuova visione, massimalista, della puericultura “incentrata sul bambino”» (7).

Questo potrebbe spiegare l’ossessione per i bambini perfetti, saturi di salute proprio in virtù di una corretta educazione all’allattamento al seno, che, con buona pace di coloro che ne propugnano la naturalità, non è molto distante dall’ampia diffusione dei test genetici. Mettere al mondo bambini sani e nutrirli in modo immunologicamente impeccabile sarebbe quindi un modo per prepararli ad un mondo ad alta competitività, stando alle più recenti ricerche secondo cui i bambini allattati al seno avrebbero un quoziente di intelligenza più alto di quelli allattati artificialmente (8).

MADRI TRA PUBBLICO E PRIVATO

Se il ritorno dell’allattamento al seno può essere letto come un sintomo delle ansie di una moderna società precarizzata, e in questo senso segua precise dinamiche di classe (9), esso ha anche a che fare con esiti non previsti che il femminismo, soprattutto nella sua veste emancipazionista, ha lasciato in eredità alle donne di oggi. La maternità esclusiva, di cui l’allattamento al seno è parte fondamentale, è oggi una scelta consapevole di molte donne che lasciano ‘volentieri’ il mondo totalmente mercificato del lavoro, della competizione inumana e sleale fra uomini e donne. Le donne, pare, hanno smesso di combattere sul fronte emancipativo, accontentandosi di varie ed inefficaci politiche delle ‘pari opportunità’; e ciò che resta di un femminismo mainstream che ha fatto della parità la sua arma più affilata è solo una apparente interscambiabilità di ruoli (le donne soldato, i congedi parentali per i papà), spettacolarizzata a dovere dagli onnipresenti talk-show. Che cosa resta delle lotte per uguali opportunità di accesso al lavoro, alla realizzazione di e dei propri desideri? In questo contesto, la maternità, vissuta in forma totalizzante, in una specie di delirio professionale per il quale ogni madre è pediatra, psicologa, educatrice, intrattenitrice, nonché autista, dei propri figli, pare essere l’alibi per una mancata espressione di sé che le donne esperiscono in altri ambiti lavorativi e sociali in genere. Il progetto emancipazionista sembra aver lasciato a metà strada le giovani generazioni, che credevano di avere tutto a portata di mano, ma che poi si sono rese conto di continuare a muoversi in un contesto profondamente patriarcale, se non addirittura misogino. Tracce di questa impasse e dell’assenza, sempre più sconcertante, delle donne dalla politica si possono ritrovare nei recenti revival tradizionalisti della destra neo-conservatrice negli Usa, nella rinascita di un tradizionalismo cattolico nel nostro paese, e in generale nella progressiva sparizione di garanzie sociali a supporto della maternità. Rivalutata in astratto, la maternità è declassata, ridotta a mera dimensione di sopravvivenza individuale nel concreto. La precarietà del mondo globalizzato attanaglia le madri in maniera ancora più meschina e inutile dirlo patriarcale. La donna che vuole diventare madre viene declassata professionalmente, scoraggiata e molestata in ambito lavorativo; la donna che non vuole diventare madre viene vista, ideologicamente, ancora come un’anomalia. Le donne che oggi si trovano a vivere dentro questa contraddizione, con tutte le fatiche, le delusioni, le depressioni del caso, mancano quasi del tutto di una dimensione politica pubblica nella quale stemperare le ansie, le difficoltà, i fallimenti che, proprio in assenza di un linguaggio condiviso, tendono a trasformarsi sempre più spesso in patologie psicologiche individuali.

D’altra parte, però, è vero anche che l’eredità femminista più proficua, quella del pensiero della differenza in Europa e del femminismo radicale negli Stati Uniti, si sia accontentata di ricavarsi ‘spazi di libertà’ del tutto estranei alla cultura dominante, e lasci in eredità alle giovani generazioni spazi politici del tutto marginali, in cui ciò che resta delle riflessioni audaci e trasgressive degli anni Settanta e Ottanta si colloca, in parte, proprio all’interno di quel recupero di una maternità ‘naturale’ e delle pratiche ad essa collegate in primis l’allattamento prolungato ed esclusivo. Ci pare, insomma, che manchi una riflessione ardita e critica su ciò che queste pratiche comportano in termini di desiderio femminile e di libertà femminile.

Questa breve rassegna sulle biopolitiche del corpo materno ha l’umile intento di mettere a fuoco non solo il lascito del femminismo, nelle sue diverse versioni, ma di richiamare l’attenzione su quanto la dimensione pubblica e politica del femminile abbia ora più che mai bisogno di un nuovo impulso, critico e propositivo. L’assenza di una discussione, innanzitutto femminile, sugli effetti che i discorsi medicalizzati e moraleggianti hanno sul corpo femminile rischia di consegnare quest’ultimo ad una progressiva invasività da parte della cultura maschile, lasciando alle donne poi il compito di gestire, privatamente e in maniera spesso dolorosa, le frustrazioni che ne derivano.


SEGUIRRA’ A BREVE UN ALTRO POST tratto dal medesimo articolo

Olivia Guaraldo

Olivia Guaraldo

 

ASCOLTA L’INTERVISTA A OLIVIA GUARALDO

Il frammento è tratto da : Simona Forti e Olivia Guaraldo, Rinforzare la specie, ll corpo femminile tra biopolitica e religione materna, in FILOSOFIA POLITICA / a. XX, n. 1, aprile 2006, pp. 64-76.

Titolo, paragrafi e tagli redazionali a cura di Globildung.

NOTE

  1. L.M. Blum, At the Breast. Ideologies of Breastfeeding and Motherhood in the Contempo- rary United States, Boston, Beacon Press, 1999, p.45

  2. ivi, p. 13.

  3. Betty Friedan, The Feminine Mistique (1963). La giornalista Americana Judith Warner, nel suo recente libro Perfect Madness. Motherhood in the Age of Anxiety, fa un parallelo fra l’insoddisfazione delle donne americane della generazione del dopoguerra il cui disagio diffuso non aveva ancora trovato un linguaggio politico collettivo e le giovani donne della ge- nerazione post-femminista degli anni Novanta e di oggi. Ora come allora, la mistica che pervade i discorsi relativi al femminile, è l’indice di una profonda insoddisfazione e di una parados- sale infelicità: perché le donne si sentono tanto insoddisfatte quando sembrano aver ottenuto tutto? È del resto sintomatico che la maternità sia tornata ad essere il centro delle preoccupa- zioni e delle ansie di una generazione di donne che ha goduto e gode delle conquiste politiche e sociali delle proprie madri. L’insoddisfazione delle giovani donne e madri del secondo mil- lennio ha a che fare, sostiene Warner, con una interiorizzazione delle ansie e delle insicurezze di questa generazione, mentre per la generazione precedente esse presero, felicemente, la via politica e collettiva. Cfr. J. Warner, Perfect Madness, New York, Riverhead Books, 2005, pp. 54-55.

  4. L’allattamento al seno costituisce il modo più naturale ed efficace per la madre di capire e soddisfare i bisogni del bambino. La madre e il bambino hanno bisogno di stare insieme quanto più presto e spesso possibile per stabilire un buon rapporto e stimolare adeguatamente la produzione del latte. Durante la prima infanzia il bambino ha un bisogno intenso di stare con sua madre; si tratta di una necessità fondamentale quanto il bisogno di essere nutrito. Il latte materno è in assoluto il miglior alimento per il bambino. Per il bambino sano e nato a termine, il latte materno è l’unico ali- mento necessario, almeno fino a quando egli non mostri il bisogno di cibo solido, e cioè sin verso la metà del primo anno di vita. La situazione ideale si ha quando l’allattamento continua finché il bambino non ne manifesta più il bisogno.

  5. Filosofia e finalità de La Leche League, testo html disponibile sul sito www.lalecheleague.org

  6. S. Faludi, Backlash, New York, Anchor, 1991.

  7. L.M. Blum, op. cit., p. 50.

  8. Così titolava il «New York Times» il 6 gennaio del 1998: Breast-Feeding is Tied to Brain Power.

  9. Su questo si veda L.M. Blum, op. cit., pp. 108-147.

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Un commento su “Allattamento al seno e mistica postmoderna della maternità

  1. Simone Lanza
    2 luglio 2015

    L’ha ribloggato su lanzasi.

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