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Senso materiale e politico dell’amore – di Toni Negri

Oggi sembra che non ci sia nessuno capace di intendere l’amore come un concetto politico, ma è per l’appunto di un’idea dell’amore che abbiamo bisogno per cogliere il potere costituente della moltitudine. L’idea moderna dell’amore è quasi sempre limitata alla coppia borghese e ai confini claustrofobici della famiglia nucleare. L’amore è diventato una faccenda strettamente privata. Abbiamo bisogno di un’idea più generosa e molto meno stretta dell’amore.

A questo proposito, sarebbe bene recuperare la concezione politica e pubblica dell’amore che era comune alle tradizioni premoderne: il cristianesimo e l’ebraismo, per esempio, concepivano l’amore come un atto politico con cui costruire la moltitudine. L’amore significa che l’orizzonte espansivo dei nostri incontri e della nostra continua collaborazione ci regala la gioia. Nell’ebraismo e nel cristianesimo non c’è nulla di necessariamente metafisico nell’amore di Dio: sia l’amore di Dio per l’umanità che l’amore dell’umanità per Dio sono espressi e incarnati nel progetto comune, materiale e politico, della moltitudine. Oggi sarebbe bene recuperare questo senso materiale e politico dell’amore, un amore così forte da affrontare la morte. Con questo non si vuole dire che non dovremmo amare i nostri mariti e le nostre mogli, le nostre madri e i nostri figli, ma soltanto che l’amore non può fermarsi lì, dal momento che l’amore è la base stessa dei nostri progetti politici in comune e della costruzione di una nuova società. Senza questo amore, non siamo niente.

Il progetto politico della moltitudine deve prima o poi trovare il modo di confrontarsi con la realtà contemporanea. Il suo progetto d’amore potrebbe sembrare assolutamente fuori posto in un mondo come il nostro, in cui l’ordine globale fonda e legittima il suo potere con la guerra, con il degrado e la sospensione di tutti i dispositivi democratici. La crisi della democrazia non è limitata all’Europa, all’America o a qualsiasi altra regione del mondo: la crisi della rappresentanza e la corruzione delle forme della democrazia sono una condizione planetaria immediatamente evidente nell’ambito di tutti gli stati nazionali, insuperabile nelle comunità regionali che collegano stati confinanti e violentemente espressa al livello globale dell’Impero. La crisi globale della democrazia riguarda tutti i governi, nessuno escluso.

L’interminabile stato di guerra globale è la condizione che contribuisce attualmente alla tendenziale formazione di un unico sistema monarchico di dominio su tutto il mondo. Non siamo per niente convinti – anzi, siamo molto scettici – che questo controllo monarchico e unilateralista sull’impero possa affermarsi con successo, e tuttavia il semplice fatto che ci sia una tendenza di questo genere, anche se non riuscirà a realizzarsi compiutamente, destabilizza tutte le forme note di autorità, precipita tutti i sistemi politici nella crisi e allontana di molto la speranza nella democrazia. Le crisi economiche, politiche e sociali si accumulano e si intrecciano in una serie di nodi inestricabili. (…) Ora che la guerra fredda è finita e che sono stati completati i primi esperimenti di un ordine globale, il pianeta è ridotto a un corpo malato, e la crisi globale della democrazia è un sintomo di corruzione e di disordine.

C’è nondimeno un’altra faccia della realtà, quella che riguarda il progetto politico della moltitudine. Malgrado l’interminabile minaccia della violenza e della guerra, malgrado la malattia che ha colpito il pianeta e i sistemi politici, l’impazienza per la democrazia e la libertà non è mai stata così diffusa nel mondo. Come abbiamo già visto, c’è un’interminabile serie di rivendicazioni contro l’attuale ordine globale: non solo contro la povertà e la fame, non solo contro le disuguaglianze e le ingiustizie politiche ed economiche, ma soprattutto contro la corruzione che colpisce la vita nella sua totalità. Abbiamo anche visto che, oltre alle rimostranze, ci sono innumerevoli proposte di riforma del sistema globale per renderlo più democratico. Tutto questo fermento globale e tutte queste espressioni di rabbia e di speranza mostrano l’esistenza di un indomabile e crescente desiderio di un mondo democratico. Tutti i segni della corruzione del potere e tutte le crisi della rappresentanza democratica, a tutti i livelli della gerarchia globale, devono confrontarsi con una volontà di affermazione democratica. Questo mondo fatto di rabbia e di amore è il fondamento reale nel quale si radica il potere costituente della moltitudine.


FRAMMENTO tratto da: Toni NEGRI, Moltitudine: guerra e democrazia nel nuovo ordine imperiale, Milano: Rizzoli, 2004

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Questa voce è stata pubblicata il 26 giugno 2015 da in comune, globalizzazione con tag , , , , , , .

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