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Amore e rivoluzione della moltitudine

Di ritorno dalla Spagna, Toni Negri, dopo avere rievocato le caratteristiche della moltitudine che sta erodendo le basi di dominio dell’Impero, ritorna (NELL’INTERVISTA SU RBE) su alcuni temi etici su cui aveva riflettuto a lungo prima della scrittura della trilogia (Impero, Moltitudine, Comune) che lo ha reso maggiormente celebre. Le riflessioni di Negri sulla moltitudine come protagonista della rivoluzione affondano le radici nelle ricerche in carcere e in esilio (a cui andò incontro per reati d’opinione) su alcuni autori e temi: Spinoza, Giobbe e Leopardi. Per meditare dolore, sofferenza, sconfitta, ma anche gioia, potenza, amore. Su questi autori inizia e si sviluppa la riflessione filosofica di Negri meno conosciuta, la sua riflessione etica, di cui parla nellintervista.

L’analisi delle forme di sfruttamento del capitalismo di Negri risale al periodo operaista, ai Quaderni Rossi con Panzieri, alle analisi sull’operaio massa e alle analisi sul lavoro postmoderno degli anni Novanta; analisi che hanno saputo cogliere le trasformazioni in atto nel modo di produzione e sfruttamento dalla fine della fabbrica e dell’operaio sociale alla robotizzazione e alle contemporanee forme di lavoro immateriale.Toninegri

Nel confronto con il libro biblico di Giobbe, anche Negri si chiede come sia possibile il male. Non si può far finta che non esista o che sia risolvibile solo nel al di là. Comunista e materialista radicale, Negri vede in Giobbe chi ha saputo superare le finzioni della teodicea: Giobbe vede Dio, ha una relazione diretta e mette Dio nelle mani degli esseri umani. Per Negri la teologia della liberazione è interessante perché pone il problema della salvezza dell’essere umano in terra, il problema è come soccorrere e salvare i corpi sfruttati in questo mondo e non nel al di là. L’azione politica va riempita sempre di spiritualità per cercare insieme un comune. Da sempre la passione umana per la libertà e la felicità sono forze che contestano e si oppongono al potere.Giobbe

Nuovo esodo, speranza e futuro, sono alcuni degli elementi che scaturiscono dalla lettura di Giobbe di Negri, come da quella di Ernst Bloch, forse l’unico comunista che insieme a Negri dedicò così tante pagine a quel libro biblico, anzi a un libro biblico. Esodo, speranza e futuro sono anche termini in cui negli anni Novanta la teologia della liberazione rinnovò il marxismo e le teorie rivoluzionarie, e non è un caso che Negri sia stato molto discusso in America Latina anche nelle correnti di pensiero della teologia della liberazione, con cui ci sono forti analogie.

Negri si confronta anche con il pensiero del poeta Leopardi, cogliendone la profondità di analisi per la quale è da considerare un filosofo europeo: materialismo radicale, infinito, fraternité, per indicare solo alcuni temi. Il pensiero dell’infinito spesso conduce verso concezioni finalistiche o antropocentriche, falsificando l’esperienza del mondo: in Leopardi invece l’amor del vero conduce a un materialismo radicale dove il trascorrer del tempo, la morte e il fato naturale sono la legge. Soprattutto, per Negri, Leopardi rovescia la metafisica in etica. Leopardi chiuso nella sua prigione di Recanati e Negri nelle carceri italiane: forse un comune denominatore è il dolore singolare e corporale come qualcosa di collettivo, che riguarda la relazione con il mondo. Così la lenta ginestra si fa moltitudine.

Di amore si parla soltanto in termini religiosi o erotici, ma questa è una concezione assolutamente borghese, che Negri ci invita a lasciare alle spalle. Amore va visto come cupiditas e desiderio. Con Spinoza (il pensatore ha espresso meglio questa passione ), Negri ci invita a leggere l’amore come la passione umana che costruisce ogni rapporto: fa figliare, fa costruire istituzioni e comunità. Passione contraria alla paura, perché è presenza; passione contraria allo sfruttamento. L’amore costruisce il comune: “solo l’amore può costituire e ricostituire il mondo”. L’idea di amore come concetto pubblico e non privato, che affonda le radici in Giobbe, Spinoza e Leopardi, ha un ruolo fondamentale nella teoria sulla moltitudine, dove si precisa chiaramente che dobbiamo far nostro il concetto di amore giudeo e cristiano, liberarandoci dalla concezione borghese. In Moltitudine, la parola amore ricorre spesso perché siamo di fronte a una importanza rivoluzionaria che sovverte la concezione capitalistica del tempo.


ASCOLTA/SCARICA TUTTA L’INTERVISTA A NEGRI

NEGRI SU AMORE

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Un commento su “Amore e rivoluzione della moltitudine

  1. Pingback: Senso materiale e politico dell’amore – di Toni Negri | GloBildung

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Questa voce è stata pubblicata il 25 maggio 2015 da in globalizzazione con tag , , , , , , , , .

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