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Valutazione insegnanti? Perché no?

La qualità degli insegnanti fa discutere politici e sindacati in tutto il mondo. Sembra che nessuno abbia trovato un modo per migliorarla. Ma per quanto complessa e difficile la professione docente non deve essere valutata? Forse le domande dovrebbero essere da chi? e a quale fine? Ma non se sia il caso. Un altro articolo tradotto da Internazionale ripropone la questione.

Non c’è professione che giudica così tanto e lascia segni nelle storia e nel carattere di tutte le persone come quella dei docenti; non possiamo dimenticare i ragazzi di Barbiana: “Cara Signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quella istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che ‘respingete’. Ci respingete nei campi e nella fabbriche e ci dimenticate.”donmilani

La valutazione dei docenti è una questione troppo interessante per essere lasciata al dibattito solo anglosassone e troppo spesso (se non esclusivamente) di matrice neoliberista. I processi di privatizzazione esasperano certamente la concorrenza tra cui anche quella tra gli/le insegnanti. Ed è purtroppo in questo quadro di privatizzazioni, concorrenza e mercificazione del sistema scolastico, delle politiche scolastiche di Obama che sorge la questione su come individuare i migliori insegnanti, come il programma Race to the top [vedi post Il bravo maestro, in cui segnalavo un articolo tradotto da Internazionale].

Se insegnare è professione impegnativa e complessa, sarebbe strano se non ci fosse un netto divario tra i professionisti migliori e quelli peggiori. Così – l’articolo “Il maestro che vorrei” di Ian Leslie (The Guardian), tradotto da Internazionale (17 aprile 2015, pp.38 sgg – leggilo qui) – spiega che nel 1992 l’economista Eric Hanushek analizzò migliaia di dati sull’efficacia degli insegnanti ed arrivò a una conclusione impressionante. Uno studente nella classe di un insegnante particolarmente inefficace – nel 5% più basso della classifica – impara in media la metà del programma di un anno scolastico. Nella classe di un insegnante molto efficace – nel 5% più alto – imparerebbe l’equivalente di un anno e mezzo di programma: la differenza tra un insegnante buono e uno cattivo varrebbe un anno intero.

Certo anche Ianracetop Leslie in questo articolo mette in guardia da scorciatoie: “I politici sembrano provarci gusto a puntare il dito contro i ‘pessimi insegnanti’, e non bisogna essere paranoici per considerare questa retorica come un attacco appena mascherato all’intera categoria.”

Si sono sviluppati programmi per valutare i migliori docenti, che benché facciano un po’ sorridere (finire i programmi in fretta, valutare dai test individuali, etc…) pongono questioni interessanti, se fossero sganciate dal contesto di concorrenza e privatizzazione.Teach-For-America-New-Jobs-2

Uno dei problemi che si presentano quando si lega lo stipendio alla prestazione è che in questo modo si incentivano gli insegnanti a non aiutarsi a vicenda. Una critica molto serrata ai programmi di privatizzazione di Obama in corso negli USA è svolta da Bill Leumer e Ann Robertson: Towards the Privatization of Public Education in America. Imposing a Corporate Culture (cerco aiuti per tradurlo in it. e postarlo, articolo molto bello).

Per le autrici è vile giudicare gli insegnanti con il punteggio dei loro studenti perché ci sono ormai volumi di prove che dimostrano che le prestazioni dello studente in classe siano molto più in funzione della loro situazione familiare. Soprattutto la conoscenza è meglio perseguita come un’impresa cooperativa in cui le/gli studenti lavorano insieme per trovare soluzioni ai problemi e condividere le loro informazioni. Anche i docenti migliori collaborano tra loro (o con un mentore) se possono condividere ciò che hanno trovato che funziona (valutazione formativa). Questo non accadrà se le/gli insegnanti e le scuole sono in competizione uno contro l’altro. Le studiose ricordano che nella ricerca della particella di Higgs Boson, altrimenti nota come la “particella di Dio”, ci sia stato un lavoro scientifico di squadra e non di competizione dove i partecipanti sono stati guidati dal loro amore per la fisica.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 maggio 2015 da in globalizzazione, valutazione con tag , , .

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