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Autonomia scolastica e privatizzazioni

La riforma della scuola proposta dal governo italiano non è che un piccolo tassello di un trend globale, che dietro le parole di riforma, autonomia, competenze, decentralizzazione, professionalità docenti e accountability, nasconde dei piani precisi anche se contraddittori. La scuola è dei privati, delle famiglie. Piani riformisti solo per i benefici portati alle aristocrazie finanziarie del globo. Renzi non è che una pedina di uno scacchiere molto più grande e complesso in cui si promuove competizione e autonomia scolastica, ma perché? Nico Hirtt, che studia il mercato dell’istruzione da oltre 30 anni, evidenzia tre elementi della mercificazione: privatizzazione, spinta ai mercati, metamorfosi di contenuti e metodi pedagogici. Tre aspetti diversi ma strettamente collegati, le cui origini sono da ricercare tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni novanta. Sono le caratteristiche della nuova istruzione globale che misura la sua efficienza con i test PISA e INVALSI.

Possibile scenario: l'istruzione nel mondo, 2050

Possibile scenario: istruzione nel mondo, 2050

Per Hirtt: Il primo aspetto della mercificazione dell’istruzione è la privatizzazione: la trasformazione da servizio pubblico gratuito a servizio a pagamento; la trasformazione della scuola pubblica in scuola privata è un processo che riguarda soprattutto le scuole secondarie e terziarie, le scuole superiori e le università ma anche le scuole elementari e medie.

II secondo aspetto è l’utilizzo delle scuole al fine di stimolare mercati particolari, per stimolare cioè mercati emergenti; la commissione della Unione Europea richiede di utilizzare internet, proprio per stimolare l’emergenza delle tecnologie informatiche e della comunicazione, cioè stimolare mercati emergenti.

Il terzo aspetto riguarda la trasformazione della scuole – ed è l’aspetto di gran lunga più importante – (qui bisogna dire che siamo di fronte a una trasformazione che riguarda la scuola pubblica e non solo quella privata); si tratta della trasformazione dei contenuti, degli obiettivi e delle pratiche didattiche. La trasformazione delle pratiche pedagogiche delle scuole con lo scopo di indirizzarle sempre più al servizio del mercato del lavoro e della competizione economica. In questo terzo significato ci sono qui tutta una serie di conseguenze come la deregolamentazione, la decentralizzazione, lo slittamento dell’attenzione verso le competenze. Tutte cose che indirizzano la scuola verso lo sviluppo della competizione economica.

E’ molto importante capire la nuova natura delle scuole private che non sono in primo luogo scuole confessionali, ma più pericolosamente scuole di Coorporations, per Hirtt: “Il mercato dell’insegnamento non è iniziato ieri; bisogna considerare che c’è sempre stata una scuola privata confessionale in Europa, molto importante, al fianco della scuola pubblica; ma questa scuola confessionale non aveva come suo fine un posto sul mercato, non c’erano motivazioni commerciali che giustificassero la scuola privata, c’erano motivazione sociologiche, camuffate da motivazioni religiose, ma si trattava di motivazioni essenzialmente sociologiche; la scuola privata immessa sul mercato si sviluppa tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, nel contesto di crisi economiche ricorrenti dello stato, che erano iniziate negli anni 70. Una delle caratteristiche dell’economia è che gli investitori stavano cercando nuovi settori in cui investire e si sono così rivolti a quei settori che tradizionalmente erano pubblici. Hanno preteso che gli stati liberalizzassero, cioè privatizzassero, i servizi pubblici e da quel momento, dei settori che erano tradizionalmente di competenza pubblica, come il servizio sanitario e come i trasporti, vengono messi sul mercato a disposizione degli investitori privati. Ci sono 2000 miliardi di spesa pubblica nel mondo per l’istruzione che da quel momento sono visti come un settore potenzialmente molto interessante di investimento dai privati supportati da Banca Mondiale e altre organizzazioni internazionali. Siamo in Europa all’inizio degli anni novanta e da questo momento iniziano i processi di privatizzazione delle scuole secondarie anche se questa privatizzazione è soprattutto dell’università. Molti studi vengono rivolti alla Commissione europea per sollecitare gli stati ad aprire alla privatizzazione. Bisogna menzionare il processo di Bologna alla fine degli anni 90, che fa entrare l’Europa nel grande mercato mondiale dell’insegnamento superiore mondiale. Quindi io situerei la grande apertura delle scuole e dell’università ai mercati alla fine degli anni 90.”

In particolare alla fine del 1989 un gruppo di lavoro educazione dell’ERT pubblica un rapporto intitolato Educazione e competenza in Europa. Questo sarà il primo di una lunga serie di documenti ad affermare “l’importanza strategica vitale della formazione e dell’educazione per la competitività europea” e a pérorare “un rinnovamento accelerato dei sistemi d’insegnamento e dei loro programmi”. Hirtt sostiene che se si vuole situare la nascita di una politica comune in Europa occorra guardare alla potente lobby padronale della Tavola Rotonda Europea degli industriali (ERT) che ha fatto pressioni sulla Commissione Europea. Questa lobby, creata nel 1983, riunisce una quarantina tra i più potenti dirigenti industriali europei, come Peter Brabeck (Nestlé), Paolo Fresco (Fiat), Leif Johansson (Volvo), Thomas Middelhoff (Bertelsmann), Peter Sutherland (BP) o Jürgen Weber (Lufthansa). Il loro lavoro comune consiste nell’analizzare le politiche europee in diversi settori e nel formulare raccomandazione corrispondenti ai propri obiettivi strategici. Se si vuole vedere una politica educativa europea si potrebbe iniziare da qui per distinguere i processi di privatizzazione da quelli di mercificazione dell’istruzione e capirne le finalita. Questa è una delle chiavi di lettura proposte da Hirtt nell’intervista che analizza alcune linee di tendenza della mercificazione dell’insegnamento in Europa.


ASCOLTA L’INTERVISTA DI RBE A NICO HIRRT

LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA SARA’ PRESENTATA IN UN POST SU AUTONOMIA SCOLASTICA E MERCIFICAZIONE

QUESTI I CONTRIBUTI DI HIRRT TRADOTTI IN ITALIANO [L’Europa, la scuola e il profitto, Nascita di una politica educativa comune in Europa , traduzione a cura di Paola Capozzi; En Europe, les compétences contre le savoir, Le monde Diplomatique, ottobre 2010; All’ombra della Tavola Rotonda degli industriali, La politica educativa della Commissione Europea, traduzione a cura di Paola Capozzi; Intervento al Forum Sociale Europeo: L’educazione europea e la crisi mondiale del capitalismo, traduzione a cura di Paola Capozzi; Riforme scolastiche e globalizzazione, traduzione a cura di Paola Capozzi]

Nico Hirtt è un insegnante, sindacalista, marxista, ricercatore, speaker ai Word Sociall Forum, docente in fisica e matematica in Belgio, membro fondatore del APED (Appello per una scuola democratica), editore del trimestrale della rivista Ecole democratique  ed  è autore di diversi libri sulla mercificazione e privatizzazione della scuola.

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Un commento su “Autonomia scolastica e privatizzazioni

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Questa voce è stata pubblicata il 5 maggio 2015 da in globalizzazione, scuola con tag , , , , .

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