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Le tante anime di Giove

Dall’Indice della Scuola ecco l’anticipazione online della recensione di Vincenzo Viola del libro di Franco Lorenzoni, I bambini pensano grande, cronaca di Una avventura Pedagogica.La filosofia è nascosta e noi la dobbiamo trovare. Noi, nel fare questo spettacolo, l’abbiamo trovata”.

Non è, questa frase, una citazione dal Fedone o da qualche altro dialogo di Platone, sono le parole di una bambina della quinta elementare di un piccolo borgo umbro dal nome altisonante, Giove, dove insegna da molti anni un maestro molto speciale, Franco Lorenzoni. Che cos’ha di straordinario questo insegnante? Ha fatto tante cose, ha fondato centri di sperimentazione educativa, ha scritto tanti libri, ha ricevuto premi, ma soprattutto sa ascoltare i bambini. Ascoltare non vuol dire solo prestare orecchio, e neppure prestare attenzione: questo lo fanno in tanti, perché sono numerosi i bravi insegnanti. Il maestro Lorenzoni va molto più in là, si mette sullo stesso piano dei bambini perché è certo che i bambini sviluppano pensieri molto profondi e importanti: “I pensieri infantili sono sottili. A volte sono così affilati da penetrare nei territori più impervi, arrivando a cogliere, in un istante, l’essenza di cose e relazioni. Ma sono fragili e volatili, si perdono già nel loro farsi e non tornano mai indietro.” Non si tratta di affermazioni retoriche, senza prova: una parte consistente del libro, di questa cronaca di un’avventura pedagogica (come recita il sottotitolo) è composta dalla trascrizione fedele delle registrazioni delle lunghe, intense conversazioni che i bambini e il maestro sviluppano in classe. Tutti assieme perché per ascoltare bisogna prima insegnare a parlare, in maniera libera ma anche ordinata, aperta e rispettosa dell’opinione altrui. Quando c’è qualche problema da affrontare i bambini di Giove, seduti in cerchio, dialogano con passione: il maestro registra osserva e interloquisce in maniera molto limitata con loro, svolgendo una funzione di stimolo, non di decisore di ciò che è giusto o sbagliato.

Gli argomenti non sono semplici e men che meno banali: i bambini discutono sul significato e la potenza comunicativa di un disegno (“Se uno dipinge è come se si levasse un pezzo di lui e lo mette nel dipinto (…) Nella nostra fantasia ci viene un fiore, noi lo mettiamo ed è un pezzo di noi, perché la fantasia è un pezzo di noi”) o sulla ricerca infinita della radice di due (“è un numero che scappa, che non vuol farsi prendere da noi, da nessuno (…) Un numero infinito… un numero che ha così tanti numeri da non finire mai. (…) Allora forse, se è infinito, non sta nei numeri ma sta nel tempo”…), e così via. Per fornire ai suoi bambini un quadro di riferimento il maestro Lorenzoni li ha fatti “entrare” realmente in un quadro: la Scuola di Atene di Raffaello. Ogni bambino si è scelto come interlocutore uno dei filosofi lì rappresentati e a lui scrive per formulare domande, chiedere spiegazioni, soprattutto per confrontare le proprie opinioni, le proprie scoperte. E il filosofo, per mano del maestro, risponde instaurando anche in questo modo un dialogo proficuo. ma all’improvviso sul paese e soprattutto sui bambini della scuola elementare si abbatte una tragedia: Luca, un vivace bambino di sette anni mentre gioca in casa muore strangolato.

lorenzoniTutto sembra fermarsi, ma è proprio in questa dolorosissima occasione che il metodo del maestro Lorenzoni mostra tutto il suo valore. I bambini, turbati e spaventati, non chiudono dentro di sé le proprie paure (“Luca era un bambino e siccome anche noi siamo bambini, mi è presa paura che anche noi che siamo bambini possiamo morire”), ma le mettono in comune interrogandosi su che cosa sia la morte e che cosa vi sia dopo di essa, sul rapporto tra vivi e defunti, su cosa sia ciò che chiamiamo anima: “Per me l’anima – dice una bambina – è un sogno invisibile. Un sogno perché non si vede, ma ha qualcosa che ti spinge a vederla”. E un altro: “Per me l’anima è uno scrigno segreto che tiene al sicuro i segreti e i pensieri”. Una didattica così viva e incentrata sul continuo dialogo ha come sbocco finale naturale il teatro. (…)

Ma cosa mettono in scena questi ragazzi? Una favola o un racconto? No, recitano le loro riflessioni, rivolgono agli adulti “un invito a entrare con attenzione e cautela nel mondo fragile e prezioso in cui nascono le domande più pro- fonde ed essenziali. Le domande che ci portano verso l’origine. L’origine del pensiero, l’origine della vita e della sua insondabile conclusione”. Così si conclude l’anno e si conclude, col sigillo prezioso della riflessione di una bambina (“La vita è tutta una caccia al tesoro. Tu devi cercare e poi alla fine trovi te stesso, alla fine della tua vita”), questa coinvolgente, ammirevole cronaca di un anno scolastico. (…)


Leggi l’intera recensione su L’Indice della scuola, marzo 2015, p.27; ringrazio Vincenzo Viola e L’Indice della scuola per il permesso a pubblicare questa recensione online su questo blog.

Franco Lorenzoni, I bambini pensano grande, cronaca di Una avventura Pedagogica, Palermo: Sellerio, 2015.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LORENZONI SU RBE, LUNEDI’ 13 e LUNEDI’ 20 APRILE ORE 15:30 O SCARICA IL PODCAST.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 aprile 2015 da in scuola con tag , , , , , .

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