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Intelligenze senza limiti

tigermomsHo sempre pensato che i voti bassi non facessero che scoraggiare la voglia di apprendimento, ma questo articolo – “Brillanti o tenaci”, in Le Scienze marzo 2008 – mette molto in guardia dal pericolo opposto in cui la società globale rischia di cadere. La nostra società adora il talento, lo spettacolarizza in Talent show, coinvolgendo sempre più bambini/e eccezionali. Si pensa sempre più facilmente che avere un’intelligenza superiore sia una strada sicura per riuscire nella vita. Sempre più bambini e bambine si reputano geniali. Oltre trent’anni di ricerche indicano invece che chi punta troppo su intelligenza e talento è vulnerabile ai fallimenti, timoroso delle sfide e restio a migliorare i propri punti deboli. È il caso molti bambini e bambine che superano senza sforzo i primi anni di scuola primaria, convinti erroneamente che ottimi voti dimostrino che sono già intelligenti. Sviluppano così un’idea dell’intelligenza come capacità innata. Lo sforzo di imparare, la fatica del concetto, appare loro molto meno importante della certezza di essere intelligenti. Sfide, errori e persino la necessità di impegnarsi diventano così una minaccia per il loro Io, anziché un’occasione di miglioramento: un atteggiamento mentale che rende demotivati e insicuri di fronte alle difficoltà. Questo studio di Carol S. Dweck dimostra che trasmettere un’idea dell’intelligenza come qualcosa di flessibile e migliorabile, insegnare cioè una “mentalità incrementale” centrata più sullo sforzo che sull’intelligenza o il talento, aiuta maggiormente sia nella scuola sia nella vita.teentalentshow2

Una tendenza veramente antitetica sta nella formula pedagogica cinese di Amy Chua, Il ruggito di mamma tigre, in italiano edito da Sperling & Kupfer editori nel 2011. Sono apparse molte recensioni e commenti per lo più di scandalo, mentre si tratta di un appassionato racconto in cui l’autrice cinese, professoressa di legge a Yale, ha messo in discussione i suoi ferrei metodi ma anche difeso alcuni principi del metodo tradizionale cinese. Questi prevedono di non far mai credere ai figli di essere arrivati, ma anzi di spronarli a dare sempre il meglio, con qualche frustrazione per i bambini e le bambine. E con qualche vantaggio in termini di produttività economica più tardi. Niente TV, pochi divertimenti, tanto studio, anche studio della musica. Pretendere il meglio e usare punizioni. La “mamma tigre” crede che il modo migliore per proteggere i figli non sia rassicurarli continuamente, assecondarne le predisposizioni, evitare loro le difficoltà per non intaccarne l’autostima, bensì promuovere i valori dell’abnegazione, della necessità di puntare sempre all’obiettivo più alto, per arrivare a una sicurezza personale.

teentalentshowSe un tempo il metodo era uno, ovvero l’uso della disciplina, oggi, nell’epoca della passioni tristi dove l’autorità genitoriale è in crisi, il marketing adultizza i bambini e infantilizza gli adulti, anche il genitore meglio intenzionato finisce per cedere al compromesso. Siamo in un mondo dove gli adulti sono individui perfetti e insegnano sempre meno alla consapevolezza dei  propri limiti. Consapevolezza che non ha nulla a che vedere con le performance scolastiche. Per quanto riguarda invece lo sviluppo dell’intelligenza, nonostante i giochi da tavola tendano a scomparire un recente studio scientifico – “I giochi numerici da tavolo promuovono lo sviluppo numerico dei bambini provenienti da famiglie a basso reddito”, in Difficoltà in matematica, febbraio 2014 – ha messo in evidenza come i bambini e le bambine che utilizzano i giochi da tavolo in età prescolare possono aumentare le prestazioni di stima numerica e altri importanti prerequisiti per le capacità logico-matematiche. Quindi forse si tratta di uscire dall’alternativa tra punire e rinforzare sempre e comunque e intraprendere la strada del gioco – homo ludens – che, giocando,  insegna limiti e regole. Per quanto riguarda poi le valutazioni, se si abolissero voti e giudizi, ogni alunn* potrebbe avere due caselle per capacità (punti di forza e punti di debolezza), perché tutt* dovrebbero aver diritto di sapere quali sono le cose su cui ancora lavorare e le cose che san già fare bene.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 novembre 2014 da in gioco, globalizzazione con tag , .

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