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Una scena politica – a 10 anni

“Maestra, maestra in bagno c’è una scena politica!”, con queste parole Marta, una bambina di dieci anni, ha ritenuto doveroso segnalare quello che stava succedendo. Un litigio durante l’intervallo tra un bambino e una bambina di una quinta elementare, che saggiamente la maestra aveva lasciato ricomporre alla classe (per promuovere l’autoregolazione dei conflitti), stava adesso in bagno prendendo delle pieghe che erano descrivibili come “una scena politica”. Mentre la maestra va in bagno a verificare lo stato del conflitto “degenerato in politica”, fingo di non avere capito cosa la bimba volesse dire. La mia domanda porta il chiarimento richiesto: “ma sì dai, è come fanno i politici, che urlano, urlano e non si capisce mai niente. E poi… poi si insultano e dicono solo parolacce.” Politica come assenza di conflitto, come assenza di dialogo nel dissenso. Politica come termine corsa: solo insulti.rissaparlamentare

In realtà il senso di quel segnale d’allarme era stato immediatamente chiaro per tutta la classe, compresa l’insegnante e me. E’ un sottointeso di una intera generazione? Da dove viene tanta capacità di lettura critica dei talkshow e del parlamento? Anche per me i talkshow politici siano di destra (per es. Vespa) o di sinistra (per es. Santoro) hanno un valore insopportabilmente antieducativo per le modalità con cui si svolgono, ben colte e sintetizzate dalla bambina. Un cattivo esempio  morale. Inoltre il termine “scena” denota la consapevolezza che siamo di fronte a uno spettacolo? o che siamo nella società dello spettacolo? Il carattere diseducativo dei talkshow “politici” non sta non tanto nel litigio (nella contrapposizione di per sé molto educativa), ma nell’uscire dal momento sano del conflitto. Nella degenerazione del conflitto, parlato e argomentato; nella guerra di parole, dove ci si interrompe, non si cerca di comprendere l’altro ma di zittirlo; nell’insulto fine a se stesso.

rissatvsgarbiMolti genitori si potrebbero scandalizzare e mettere in discussione il valore educativo dell’autoregolazione dei conflitti di questa bravissima maestra che aveva lasciato fino a quel momento che il conflitto esploso in classe tra due bambini, con la conseguente divisione, contrapposizione e poi mediazione dei compagni e compagne aveva quasi placato tutti gli animi  in un lungo quarto d’ora dell’intervallo. Qualcosa di “politico” l’aveva però riacceso. Il politico è il momento in cui ai bambini non sembra più possibile autoregolare i loro conflitti.

Sentire parlare male dei politici dai bambini a me non fa scattare nessun pensiero del tipo: “ma no… la politica non è solo quella che vedete in televisione… ” Questi sono i politici scelti dal popolo italiano oggi: i migliori rappresentanti di una cultura machista, gerontocratica, ignorante e senza principi etici. Questa degradazione morale ed educativa quotidiana in cui versa il nostro paese è ben situata nel punto giusto da Marta e dalle sue compagne: là dove nessuna parola è più possibile. Là dove il conflitto si capovolge in violenza: il contrasto e la divergenza si tramutano in danneggiamento intenzionale; là dove si passa dal voler risolvere il problema con pianti e urla al volere sopprimere il problema sopprimendo l’altro.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 febbraio 2014 da in educare ai media, educare al conflitto, globalizzazione, infanzia con tag , .

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