Perché limitare il tempo-schermo

L’esposizione prolungata agli schermi di bambini/e in età di sviluppo è pericolosa. Mentre gli opinionisti si dividono tra fautori e detrattori delle nuove tecnologie digitali, tutti gli studi scientifici hanno dimostrato che una sovraesposizione agli schermi nell’età dello sviluppo compromette la memoria, l’attenzione, la concentrazione, l’autocontrollo e il linguaggio; gli schermi favoriscono comportamenti sedentari, disturbi alimentari e aumentano le probabilità di insuccessi scolastici.(1) Insomma stiamo assistendo alla stessa divisione tra scienza e dibattito pubblico vista a proposito del fumo e del riscaldamento globale.Continua a leggere “Perché limitare il tempo-schermo”

Natale o Babbo Natale?

Il Natale è sempre più una festa consumistica. Il senso del Natale sfugge sempre più, sia esso un senso laico o religioso. Nella modernità il Natale è sempre stata la festa dell’intimità, della famiglia, e forse anche per questo, è stato selezionato nel tempo come la festa per eccellenza. Per capire come mai oggi i bambini e le bambine scrivano lettere a Babbo Natale per esigere regali, mentre la magia del dono sembra svanire, occorre forse guardare indietro nel tempo, e non solo alla Coca Cola che, in parte giustamente, si vanta di averlo inventato.Continua a leggere “Natale o Babbo Natale?”

Autismo virtuale e demenza digitale

Il tempo-schermo in età prescolare favorisce l’insorgere di problemi di linguaggio, di attenzione, oltre che di alimentazione e sonno; non ultimo, favorisce l’insorgere di quello che in Francia è stato definito “autismo virtuale”, perché presenta sintomi simili agli spettri di autismo benché non sia definibile autismo: infatti se si interrompe il tempo-schermo questi sintomi scompaiono. Marcelli ha parlato di evidenze cliniche che caratterizzano l’esposizione precoce e eccessiva agli schermi in tutte le sue forme (EPEE).

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Tempo-schermo, cervello disponibile

C’è chi ha sostenuto che il nuovo divario digitale – o digital divide – tra ricchi e poveri è dato dalla non esposizione agli schermi. Mentre i bambini più ricchi beneficiano di un’educazione basata sull’interazione umana, lontano dalle nuove tecnologie, i bambini poveri si ritrovano davanti agli schermi a casa ma in alcuni casi anche a scuola. Mentre i genitori di famiglie ricche sono sempre più preoccupati per gli effetti degli schermi sui loro figli e stanno cercando di allontanarli, si teme un nuovo divario digitale: bambini/e delle classi medie e basse potrebbero crescere a contatto con gli schermi mentre quelli dell’élite ritornano ai giocattoli di legno e al lusso delle relazioni umane. E’ sempre più evidente che la deconnessione sia un tempo prezioso, anzi di lusso, riservato ai ricchi e un ambizioso diritto da rivendicare da parte dei sindacati. Osservando gli Stati Uniti possiamo riflettere anche alla luce dell’esperienza di 20 anni di schermi a scuola di Channel One News. A chi servono gli schermi a scuola?Continua a leggere “Tempo-schermo, cervello disponibile”

Divario digitale del tempo-schermo

Abbiamo forse finito di istallare le lavagna interattive in tutte le scuole italiane? Il New York Times ci avvisa che oggi il vero divario digitale (digital divide) tra ricchi e poveri sta tra chi cresce con scarso tempo-schermo a scuola e chi cresce con troppo tempo-schermo; consiste cioè – secondo il NYTimes – nel bandire le tecnologie digitali dalle scuole. Questo è almeno ciò che fanno le famiglie ricche negli USA.Continua a leggere “Divario digitale del tempo-schermo”

Che cos’è il Natale?

di H. Arendt

Dopo i celebri Che cos’è la filosofia dell’esistenza, Che cos’è la libertà? Che cos’è l’autorità?, ecco uno scritto sul Natale del 1958, trattenuto dalla censura postale israeliana, pubblicato in USA quest’anno, in italiano presentato da 400colpi qui in anteprima; è stupefacente come la filosofa ebrea riesca a spiegare il senso profondo della festa cristiana; eccone un estratto:Continua a leggere “Che cos’è il Natale?”

scuole 10 giorni senza schermi

In questa intervista la maestra e scrittrice Sophie Rigal-Goulard ci racconta come la vera esperienza delle scuole che per 10 giorni permettono a tutt le famiglie dei loro allievi di vivere senza schermi sia diventato un racconto, appena tradotto in italiano. Lei ha vissuto la sfida dei dieci giorni, e ne ha scritto un libro come ha saputo di questa sfida? Continua a leggere “scuole 10 giorni senza schermi”

Il bambino sovrano

Da dove proviene l’idea del bambino re della famiglia? L’idea che ogni figlio o figlia sia principe o principessa? Marcelli descrive come la crisi dell’autorità dei genitori stia lasciando lo spazio a una nuova concezione dell’infanzia dove il bambino è il nuovo capo della famiglia.

“I medici, i pediatri e in particolare gli psichiatri dell’infanzia e dell’adolescenza sono sempre più sollecitati da genitori che, stando alle loro parole, ‘non ce la fanno più’. La relativa novità consiste nel fatto che queste richieste riguardano ragazzi sempre più giovani: non è più un caso eccezionale che dei genitori chiedano un consulto per bambini di due o tre anni: corrono dappertutto, si arrampicano sui mobili, hanno crisi di rabbia per qualsiasi cosa, quando si dice loro di no, ma persino, a volte, quando si dice loro di sì! Rifiutano di mangiare a tavola, pretendono questo o quell’alimento, fanno continuamente i capricci, decidono il programma televisivo e impongono la videocassetta che hanno già visto cento volte; quando escono, nei negozi è un crescendo di richieste imperiose e il minimo rifiuto provoca una collera clamorosa, che obbliga a battere in ritirata con un senso di colpa e vergogna […]”. Continua a leggere “Il bambino sovrano”

Più messaggi, ma meno comunicazione

Aumentano i mezzi di comunicazione, ma la comunicazione peggiora. Whatsapp ha peggiorato la comunicazione, anche se in pochi lo ammettono. Si comunica sempre più tramite schermi con sms scritti e si telefona sempre meno. Il buon costume vuole che in questo modo non si disturbino le persone. In realtà crescono i fraintendimenti. Con più messaggi c’è meno comunicazione, ma perché? E’ presto spiegato.Continua a leggere “Più messaggi, ma meno comunicazione”

Il denaro sovverte il mondo

Duecento anni fa nasceva Karl Marx, un genio che cambiò il modo di pensare di tanta gente. Un genio della critica forse non sempre compreso. Chi l’adora e chi lo odia, in pochi ne hanno letto l’unica opera che scrisse e pubblicò e che cambiò la storia: Il Capitale. Proponiamo alcune pagine, appunti di lavoro, note come manoscritti parigini o manoscritti del 44. Il problema di tutti i problemi è lui, è ancora oggi il capitale, i capitalisti non sono che maschere.

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4 passi avanti con gli schermi

Pubblichiamo la traduzione italiana della campagna “4 passi avanti con gli schermi”, ideata da Sabine Duflo, divulgata dalle rete delle associazioni francesi di sensibilizzazione agli schermi e pubblicata dal sito del ministero della famiglia francese. Sono 4 consigli pratici da attuare in tutte le famiglie affinché i genitori si sentano più responsabili e facciamo qualcosa anziché lamentarsi e colpevolizzare i propri figli.

Continua a leggere “4 passi avanti con gli schermi”

L’ingiustizia del voto a scuola

A scuola ogni anno si ripete il triste rituale dei voti, un rito che per poco tempo permette al corpo docente di esercitare l’autorità spesso perduta in tutti gli altri giorni di scuola. Per i bambini e le bambine più piccole – chi è in prima o seconda elementare, ma troppo spesso anche dopo – il rituale ottiene quello che spesso i riti di passaggio si prefiggono: il trauma.Continua a leggere “L’ingiustizia del voto a scuola”

L’ambiguità

° di Irene Ruggero

Questo libro non è rivolto solo ai cosiddetti esperti della psiche, ma ad un pubblico più vasto, che Argentieri cerca di raggiungere con un linguaggio colloquiale e piano, che nulla toglie alla profondità delle sue riflessioni. Ambiguità

Argentieri si rivolge allo strumento psicoanalitico per esplorare i variegati territori dell’ambiguità, caratterizzata dalla convivenza nel mondo interno di aspetti fortemente contraddittori del pensiero, senza che questo generi alcuna manifestazione di conflitto o di disagio. Continua a leggere “L’ambiguità”

Mercato del lavoro visto dalle bambine

Nella’intervista a RBE, l’economista Luca Flabbi (professore di economia alla University of North Carolina-Chapel Hill, già visiting professor a Barcellona, Torino, Tokyo; ora Research Fellow presso l’Institute for the Study of Labor di Bonn; consulente presso la Banca Mondiale e la Banca per lo Sviluppo Inter-Americano) ripercorre alcuni temi delle sue ricerche di Economia del lavoro degli ultimi lustri riguardo le discriminazioni di genere nel mercato del lavoro, le relazioni tra sistema di istruzione e remunerazioni, l’impatto del mercato del lavoro sulla diseguaglianza di lungo periodo.Ne emerge un quadro ricco di contrasti, rischi e opportunità. Nei paesi ad alto e medio reddito spesso la scolarizzazione femminile è uguale o leggermente migliore di quella maschile, ma nel mercato del lavoro il gap ha smesso di diminuire. Perché?Continua a leggere “Mercato del lavoro visto dalle bambine”

Ambiguità, per una critica della postverità

Otto anni prima che il British Dictionary dichiarasse “post-truth” parola dell’anno, nel libro L’Ambiguità (Einaudi, 2008), Simona Argentieri denuncia come tratto dominante della nostra epoca proprio l’ambiguità, a livello individuale e collettivo, nelle relazioni amorose, sociali e politiche. L’ambiguità è vista come “una tendenza a vasto raggio nelle nostre società”, “un aspetto dominante della nostra epoca”, un “sintomo di un disturbo cognitivo e di una carenza morale”. Argentieri non si rassegnava ad accettare che la verità non possa più contare nulla per il vivere insieme. Il rischio sarebbe quello di rassegnarsi a credere che tutti i comportamenti siano ambigui cioè che la verità non esista più.posttruth

Quello di Simona Argentieri è un libro su una deriva fuori dalla verità; dalla politica agli aspetti più intimi, siamo di fronte a una metamorfosi che rende tutti meno responsabili.

L’autrice fornisce moltissimi esempi, tratti dal suo lavoro di indagine con i pazienti. Dall’incoerenza tra il dire e il fare per arrivare alla politica o meglio al costume (ethos) dei politici postmoderni che “non solo non provano il minimo imbarazzo per essere una contraddizione vivente, ma pretendono di essere riconosciuti come punti di riferimento in una campagna politica e ideologica”.

Non siamo di fronte a un sottile meccanismo difensivo psicologico ma alla conseguenza di una precisa scelta, conscia e consapevole, di salvaguardare il proprio interesse privato senza riferimento a una etica condivisa.

Siamo in una zona grigia – espressione di Primo Levi per indicare la zona collusiva tra le vittime e i carnefici nei Lager – che oggi riguarda molteplici sfumature nella vita sociale e privata. Per sopportare senza fatica e sofferenza situazioni fastidiose, per evitare il conflitto tra l’Io e il Super-Io, si evita la fatica di assumersi responsabilità e quindi in definitiva anche la possibile colpa. Anzi si chiede alla psicoterapia di non farci sentire in colpa.Argentieri

Il libero di Simona Argentieri è poco politically correct ma di un acume preciso: per esempio dedica parte della sua analisi all’impietosa connivenza dei chirurghi con l’illusione che sia possibile la riattribuzione sessuale. Proprio perché le identità di genere sono in ogni società fluttuanti e non rigide, è possibile ribaltare il discorso e dichiarare illusoria la riatttribuzione sessuale tramite la chirurgia, che ha invece la presunzione di correggere uno sbaglio della natura (quello di far nascere femmine in corpi di maschi), mentre in realtà si limita a distruggere il sesso di partenza lasciando le persone disilluse con problemi fisici e psicologici. Per Argentieri è in questo caso, come negli altri, è oggi fondamentale distinguere i diritti dai desideri.

In ambito familiare, oggi l’educazione dei bambini avviene sotto il segno della mancanza di confini e di limiti. Gli adulti di oggi hanno rinunciato all’autorità, all’autorevolezza, alle funzioni normative, punitive e protettive, che erano proprie forse impropriamente del padre paterno. Sempre di più i genitori rinunciano alla responsabilità e si crea così una “crisi delle funzioni adulte al servizio del conflitto sano e vitale”. Padrematerno

Il mito di Narciso, che oggi sembra spiegare maggiormente le psicologie postmoderne, tratta in realtà aspetti più regressivi della personalità, legati alla difficoltà di uscire da se stessi. Argentieri difende il complesso di Edipo perché qui le due grandi divisioni tra adulti e minori e tra maschi e femmine hanno ancora senso, soprattutto in un mondo dove ambiguamente i bambini condividono bagno e letto matrimoniale con gli adulti fino (e oltre) la pubertà.

La presa di distanza dall’attuale società non è esplicita ma implicita, anche se alla denuncia della deriva non seguono bagliori rassicuranti. Argentieri sostiene che la nostra società non vada incontro a bisogni autentici ma a difese nevrotiche; inoltre sostiene che il grande equivoco della nostra epoca sia il sesso quale attività, “perno integratore dell’identità e strumento della felicità terrena”. Sarebbe interessante capire meglio se esiste un legame tra la crisi del principio di autorità e questo equivoco nel ruolo della sessualità. Forse ripartire da una sessualità ancorata all’affettività potrebbe significare riprendere un nucleo politico del femminismo novecentesco in cui il personale è politico.

Anche su questo campo si consuma però una ambiguità di cui Argentieri ancora non si dilunga abbastanza: la separazione tra sessualità e genitorialità. Dalla completa sovrapposizione tra sesso e matrimonio della coppia novecentesca, nel nuovo millennio si sta scivolando verso una ambigua totale separazione: sesso e genitorialità sono separabili e persino mutualmente escludentesi. Ambiguità

Il libro costituisce una delle critiche più interessanti alle derive individualistiche del mondo contemporaneo: se nel Novecento i desideri per trasformarsi in diritti dovevano passare il filtro dell’elaborazione collettiva, oggi il Marketing ci vuole fare credere che ogni desiderio sia di per sé un diritto, basta poterlo comprare. La scorciatoia non è praticabile, solo la fatica e i valori condivisi possono aiutare le singole persone.


ASCOLTA LE INTERVISTE

A SIMONA ARGENTIERI DI 400 COLPI

Quando sarai grande (tornerai a casa sol*)

Perchè i bambini fino a 14 anni devono tornare a casa da scuola con degli adulti? Chiara Saraceno oggi su Repubblica ci dà ragionevoli idee sul perché non sia opportuno. Vorrei però chiedermi come sia possibile che oggi sia potuto venire in mente il contrario (vietare la libera scelta alle famiglie). Forse educare all’autonomia non è più tra le priorità?Continua a leggere “Quando sarai grande (tornerai a casa sol*)”

Sorvegliare e punire

Circolano ancora le idee di mettere telecamere nei nidi e poliziotti nelle scuole superiori. Ma quali possono essere le alternative? Sorvegliare e punire sono modalità ancora diffuse e propagandate da media e politici. Modalità che escludono investimenti educativi nel futuro Continua a leggere “Sorvegliare e punire”

Le puntate – autunno 2017

Riparte la trasmissione radio 400COLPI, da sabato 7 ottobre

SABATO ALLE 10:30

in replica

MARTEDÌ ALLE 19:00

Un programma per famiglie, dove le domande contano più delle risposte, un programma per educare in questo mondo difficile… un programma di approfondimento culturale sulle generazioni in conflitto.

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Siamo innocenti?

smartphone_Cultura_Inquieta9E l’uomo del nostro secolo non poteva trovare altro modo più chiaro di esprimere il proprio scontento rispetto al mondo, il proprio disgusto di fronte alle cose come sono, del rifiuto di assumersi la responsabilità di tutto questo di fronte ai figli. Quasi che ogni giorno i genitori dicessero:

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Schermi a scuola? ecco come!

Mentre in Italia le scuole vengono sommersi da Lim e schermi di ogni genere, solo in pochi se ne chiedono l’utilità. Serviranno a rivoluzionare una didattica stanca? Ad essere aggiornati con le tecnologie? A portare la pubblicità nella scuole? Sui pericoli del tempo-schermo non solo le associaizoni pediatriche e l’OMS ne raccomanda un uso ultra moderato, ma molte associazioni di difesa dei consumatori. Questa è l’intervista a Jacque Brodeur, insegnante di educazioen fisica e ora leader mondiale del movimento “10 giorni senza schermi”, trasmessa da RBE. Ci spiega come sviluppare senso critico per l’uso degli schermi a scuola. Continua a leggere “Schermi a scuola? ecco come!”

Paternonline

Più ci si sbraccia sul proprio blog al fine di dimostrarsi unici al mondo più si diventa generici” (Douglas Coupland)

A questo rischio si sottrae però il lavoro di riflessioni sulle pratiche pedagogiche e paterne del formatore Christian Sarno. Da anni con il suo blog bivio pedagogico si interroga sulle scelte educative, sulle responsabilità dell’essere padri oggi, su come sia cambiata la paternità e su cosa resta del padre in un mondo dove (fortunatamente) i ruoli materni e paterni vengono messi sempre più in discussione.Continua a leggere “Paternonline”

In internet, ma non soli

Ecco alcuni consigli per nonni e nonne su come essere d’aiuto ai nipoti per la navigazione in internet. Tratto da un saggio di Silvia Vegetti Finzi. Condividere delle regole, affiancare, che non significa stare di fianco, ma essere d’aiuto ad orizzontarsi. Ecco come nonni e nonne possono essere fonte di saggenza per orientarsi in un mondo difficile senza saperne troppo delle ultimissime tecnologie.

Continua a leggere “In internet, ma non soli”

Disobbedire alla stupidità

“Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell’autodissoluzione, perché dietro di sé nell’essere umano lascia almeno un senso di malessere. Ma contro la stupidità non abbiamo difese.” [Dietrich Bonhoeffer] Continua a leggere “Disobbedire alla stupidità”

Elogio dell’educazione lenta

Zavalloni presentava così il libro Elogio dell’educazione lenta di Joan Domènech Francesch: “Un testo che nasce dalla sua pratica di maestro, dalla sua esperienza didattica. Joan definisce i 15 principi per una educazione lenta e poi snocciola 50 idee per ‘decelerare’ il tempo. Esempi concreti, suggerimenti offerti alle scuole e alle famiglie. Joan rilancia più volte il suggerimento di Maurice Holt ‘è ora di cominciare il movimento della scuola lenta’.”Continua a leggere “Elogio dell’educazione lenta”

Tempo-schermo, ne va della salute

Tempo-schermo (screen time), parola in Italia quasi mai usata, è il tempo di esposizione agli schermi (TV, videogiochi, DVD, socialnetwork, etc…). Di tempo-schermo per bambini e bambine nell’età dello sviluppo, ne parlano invece l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Associazione Americana di Pediatri (AAP) che ritengono pericolosa (sulla base di studi e non di opinioni)  la quantità di tempo di esposizione agli schermi sia in età prescolare sia in età scolare. Ma perché le organizzazioni sanitarie parlano di tempo-schermo mentre i sociologi del web e la maggior parte dei genitori continuano a ignorare il problema o a differenziare gli schermi attivi da quelli passivi e quelli intelligenti da quelli stupidi?Continua a leggere “Tempo-schermo, ne va della salute”

Schermi e tablet, per un approccio prudente

Sabine Duflo, psicologa e pisicoterapeuta, è promotrice di campagne contro l’uso eccessivo di TV e nuove tecnologie; in questa intervista presenta la nuova campagna “4 passi avantiappoggiata dal ministero della famiglia francese. Spiega in modo semplice ma con basi scientifiche le ragioni per cui troppi minuti al giorno di esposizione agli schermi in età prescolare costituisce un impoverimento delle capacità di sviluppo psicomotorio. Una questione che gli adulti, ormai sempre più appiccicati agli schermi, stanno rimuovendo.Continua a leggere “Schermi e tablet, per un approccio prudente”

La bambina con le ginocchia sbucciate

Il tema delle risorse segrete dell’infanzia trae spunto dal sottotitolo del libro di Silvia Vegetti Finzi: “Una bambina senza stella”. Riprendendo i temi di questo suo libro, l’autrice ripercorre alcuni episodi della sua infanzia accompagnandoli da riflessioni adulte. Per capire il cambio epocale che stiamo vivendo (cambio dell’immaginario e del subcoscio), le abbiamo chiesto quali fossero gli elementi dai tempi della seconda guerra mondiale ad oggi che più l’hanno stupita di questo cambiamento nella relazione genitori-figli.

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Tempo per leggere

Oggi i gusti artistici (letterari, cinematrofici, musicali) vengono sempre più ridotti a semplice click (mi piace/non mi piace): il gusto artistico da giudizio qualitativo e critico si riduce a mero numero. Così si vincono i San Remo e così ci educano i vari Talent Shows: tanti mi piace o sei out. Come è possibile aiutare le nuove generazioni a formarsi un gusto artistico?

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Ricordi di una bambina senza stella

Silvia Vegetti Finzi racconta le difficoltà di crescere in un mondo difficile e conflittuale come poteva essere quello del fascismo durante la II guerra: un mondo in cui era osteggiata dagli adulti, un mondo in cui come bambina era discriminata, un mondo di povertà e, persino, di abbandono familiare. Queste difficoltà non hanno tuttavia impedito alla bambina di crescere e di realizzarsi. Abbiamo chiesto all’autrice di spiegare subito il titolo: che cosa significa Una bambina senza stella?Continua a leggere “Ricordi di una bambina senza stella”

Storie di un’altra scuola possibile

L’estate che verrà – storie di un’altra scuola possibile, film-documentario di Claudia Cipriani.*

È un viaggio per le scuole italiane in tre tappe: tre ordini di scuola in tre diversi contesti. Tre età, tre paesaggi, tre stagioni. I riflessi delle luci sui navigli milanesi che si contemplano con lo sguardo ammaliato e inquieto dei bambini. Le solitarie nebbie padane in cui ci si rifugia e ci si cerca da adolescenti. L’assolato uliveto salernitano in cui si ride e discute a diciott’anni. È un film di insegnanti e di studenti di tre scuole in cui si ha voglia di costruire comunità educative altre. Altre rispetto a quelle volute dalle riformette della scuola che sono concepite lontane dai corridoi e dalle aule, prestando soprattutto attenzione a far tornare i conti e a guadagnarsi qualche consenso rispolverando vecchi simboli dell’autorità. Com’è possibile che tutte le riforme ignorino che i bambini imparano facendo e toccando, osservando e manipolando, si chiede incredula un’insegnante. Com’è possibile? annocheverr1

Le scuole del film non sono e non vogliono essere eccezionali: ce ne sono molte, ancor più di quante probabilmente ci si immagini, ma faticano a far sistema, stentano a imporsi come modelli per discutere il futuro della scuola pubblica in Italia. Come si costruisce un rapporto di fiducia? Come si coinvolge? Come si trasmettono i saperi? Come si valuta? Le domande che ci si pone tutti i giorni nelle scuole. Il film di Claudia Cipriani racconta di competenze diffuse e di lavori sotterranei.

annocheverr3È un film politico perché offre materiali per pensare la scuola oggi a partire da, come si dice, buone pratiche. E lo fa riprendendo con una telecamera che non si nasconde ma diventa parte della scena raccontata, lo fa cogliendo con affetto frammenti di esperienze di bambini e ragazzi che nelle scuole passano crescendo (o crescono passando) e di chi, in quelle scuole, ci resta con passione tutta la propria vita.annocheverra2

* di Andrea Lanza


Visita il sito, guarda il film,

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Immagini pedofile e paure incontrollate

Perché la famossima fotografia della bambina vietnamita che fugge nuda dai bombardamenti al napaln mezzo secolo fa era considerata una tragica immagine della brutalità della guerra e oggi è censurata da facebook come immagine pedofila? Cosa è cambiato nella percezione dell’infanzia in questo mezzo secolo per farci vedere diversamente la stessa fotografia?Continua a leggere “Immagini pedofile e paure incontrollate”

Dentro la propria cellula

veronicaAnd each in the cell of himself is almost convinced of his freedom (Auden)

Roberta Secchi ha condotto laboratori di scrittura incrociata con tre gruppi di persone – donne detenute, uomini detenuti, donne e uomini liberi – e ci racconta questa sua esperienza di formazione per adulti, che pur prendele mosse da laboratori di scrittura con bambini e bambine di diverse culture. Continua a leggere “Dentro la propria cellula”

Fuori dalla propria cella

Tre cose che avete imparato in carcere: con una certa temerarietà e accettando di essere banale, questo è stato uno dei primi temi di scrittura che ho dato al reparto maschile. Piccole reazioni di stupore negli occhi e nei visi: forse si aspettavano un inizio più fantasioso. Come dar loro torto? Continua a leggere “Fuori dalla propria cella”

Giocando si impara

Lasciateli giocare perché lasciare libero l’istinto del gioco renderà i nostri figli piú felici, sicuri di sé e piú pronti alle sfide poste dalla vita. Il gioco infantile è un metodo di apprendimento per l’essere umano così come per altri mammiferi. Giocando si cresce e si acquisisce fiducia. Giocando si apprende tutto quello che serve per essere adulti e autonomi. Continua a leggere “Giocando si impara”

Le maschere dell’infanzia

Cosa è l’infanzia? Cosa non è? Ogni cultura e ogni periodo storico se ne è fatta una idea che ha finito poi con il diventare una norma di riferimento. Che ruolo ha l’infanzia nell’ideologia globale? Cosa evoca questa immagine di perfezione e purezza e che idea abbiamo oggi? Da dove proviene? Perché questa confusione tra gioco e divertimento e perché questa ansia di dover sempre far divertire i nostri bambini e bambine?

Continua a leggere “Le maschere dell’infanzia”

Appunti anarchici su una neonata

Un quarantacinquenne anarchico milanese si ritrova per scelta padre. L’evento lo costringe a ripensare e a guardare indietro nella propria vita per cercare di scorgere il futuro di sua figlia. L’attesa della nascita diventa così un percorso nel tempo per capire come è diventato (o come è nato?) anarchico, chiedendosi cosa saprà comunicare a sua figlia del passato in cui ha creduto. Continua a leggere “Appunti anarchici su una neonata”

A calcio di felicità

Il 20 gennaio 1983 moriva nell’oblio e nella povertà Garrincha. La sua storia è quella della felicità del calcio come sport popolare, del sogno di ogni bambino. Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothee Sölle: “Come spiegherebbe a un bambino che cosa è la felicità?” E lei rispose: “Non glielo spiegherei, gli darei un pallone per farlo giocare”.Continua a leggere “A calcio di felicità”

Psicologi a scuola (per aiutare gli insegnanti)

° di Marco Vinicio Masoni

I ragazzi nati e formati in questi ultimi trenta anni chiedono qualcosa di inaudito rispetto al passato. Sapete che oggi scorre nei discorsi comuni una parola, che, diffusissima, sembra non abbia avuto storia, sembra che ci sia sempre stata, ma la parola è giovane: “Motivazione”. Solo trenta anni fa era termine utilizzato raramente. Se ne sentiva parlare pochissimo nelle scuole. I ragazzi di oggi vogliono essere motivati. La gerarchia non è più o è sempre meno visibile, il ruolo non ci protegge più, non basta dire in classe “sono l’insegnante quindi mi dovete ascoltare” (espressione efficace decenni fa), perché gli studenti sembra rispondano (lo fanno anche col silenzio), “fatti ascoltare, fai in modo che sia interessante ascoltarti…” Questa, è la motivazione. Far che la ragazza e il ragazzo davanti a te in classe ti dicano: professore, ci insegni. E’ un mondo nuovo per la scuola, una grande sfida. La relazione motivante è oggi il nuovo grande compito.Continua a leggere “Psicologi a scuola (per aiutare gli insegnanti)”

Nelle scuole felici si ascolta

Sclavi e Giornelli ci invitano a pensare all’ascolto attivo come a una dimensione importante che si distingue dall’ascolto normale perché presuppone una relazione e la volontà di stare in relazione, di riconoscere che la persona che abbiamo di fronte ha le sue ragioni ed è intelligente. giornelliVisoE’ importante pensare che il conflitto sia inevitabile perché Continua a leggere “Nelle scuole felici si ascolta”

Nella scuola felice si può…

Ma esistono le scuole felici? Si possono provare a costruire? Quali sono gli ingredienti? Una scuola elementare senza zaino, senza voti, senza libri e senza fotocopie dove ciascun bambino e ciascuna bambina può scegliere ogni giorno cosa imparare è una bella idea per il futuro? Come si possono provare a costruire? Quali sono gli ingredienti? Una scuola senza zaini, senza libri di testo, senza fotocopie e senza voti può essere una proposta positiva?Continua a leggere “Nella scuola felice si può…”

La stupidità nemico pericoloso

Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell’autodissoluzione, perché dietro di sé nell’essere umano lascia almeno un senso di malessere. Ma contro la stupidità non abbiamo difese. stupid4Qui non si può ottenere nulla, né con proteste, né con la forza; le motivazioni non servono a niente. Ai fatti che sono in contraddizione con i pregiudizi personali semplicemente non si deve credere – in questi casi lo stupido diventa addirittura scettico – e quando sia impossibile sfuggire ad essi, possono essere messi semplicemente da parte come casi irrilevanti. Nel far questo lo stupido, a differenza del malvagio, si sente completamente soddisfatto di sé; anzi, diventa addirittura pericoloso, perché con facilità passa rabbiosamente all’attacco. stupid3Perciò è necessario essere più guardinghi nei confronti dello stupido che del malvagio. Non tenteremo mai più di persuadere lo stupido: è una cosa senza senso e pericolosa.

Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere. stupid2Dietrich Bonhoeffer pensava all’indifferenza degli stupidi, la maggioranza nazista del suo paese.

Ma oggi la stupidità è elevata a valore? La campagna pubblicitaria della Diesel dove gli stupidi in realtà sono i protagonisti creativi: “Smart has the plans, stupid has the stories”: il saputello pianifica, lo stupido ha le storie giuste. Ma quali storie? Quelle erotiche? “Smart may have the brain, stupid has the balls”, al cervello si preferiscono genitali maschili e tette! “Smart listens to the head, stupid listens to the heart”: il saputello ascolta la testa, lo stupido il cuore. Ma soprattutto quello che occorre bandire con la pedagogia della stupidità è la critica: “Smart critiques, stupid creates”: Diesel valorizza chi non critica e promuove la stupidità e questi sono semi di una pedagogia molto pericolosa.

 

 

Vivere bene in un mondo effimero – intervista a S. Latouche

Come mai l’economia ha un ruolo così importante nella nostra società? Come e quando sono cambiati i valori e i disvalori? In che modo sta cambiando la percezione del tempo oggi e quali sono i pericoli dell’accelerazione? In questa intervista, Serge Latouche vede nell’assenza di limiti uno dei problemi principali della nostra società. Assenza di limiti e dismisura alla base di una società consumistica usa e getta dove tutto è sempre più veloce.Continua a leggere “Vivere bene in un mondo effimero – intervista a S. Latouche”

La follia delle telecamere in nidi e materne

Inquietante la decisione della Camera dei Deputati che approva una Legge che impone ai Nidi e alle Scuole Materne le telecamere di sorveglianza per registrare gli eventuali abusi degli insegnanti sui bambini.Continua a leggere “La follia delle telecamere in nidi e materne”

La gerarchia invisibile

Gli adulti postmoderni sono posti di fronte a un dato nuovo: Marco Masoni la definisce l’invisibilità della gerarchia. Le nuove generazioni non si fanno più comandare, e così adulti (che siano genitori, insegnanti, etc…) non sanno come farsi obbedire e rispettare! L’autorità adulta è in crisi in famiglia, a scuola, ovunque. Continua a leggere “La gerarchia invisibile”